Da film a videogioco: Clock Tower

L’elemento fon­da­men­ta­le, che acco­mu­na una cor­po­sa per­cen­tua­le di video­gio­chi trat­ti da film, è quel­la rela­ti­va al gene­re cine­ma­tro­gra­fi­co da cui sono tratti.

Nume­ro­si video­gio­chi, infat­ti, sono trat­ti da saghe fan­ta­sy (Har­ry Pot­ter, Le Cro­na­che di Nar­nia…); da film d’azione (007, Mis­sion Impos­si­ble, Scar­fa­ce…) e da film Disney.

Tuttavia, molto spesso i videogiochi tratti da questi film si sono rivelati dei flop.

L’esagerata fedel­tà alla tra­ma, non­ché la dif­fi­ci­le immer­sio­ne che ottie­ne il video­gio­ca­to­re a cau­sa del pas­sag­gio film-video­gio­co, han­no fat­to sì che nume­ro­si tra que­sti tito­li non otte­nes­se­ro lo stes­so appi­glio otte­nu­to dai film che li ave­va­no ispirati.

Come sem­pre, però, esi­ste un’eccezione a que­sta “rego­la”. Nel 1995, in Giap­po­ne, vie­ne rila­scia­to un gio­co, ispi­ra­to ad un film, che ha riscos­so gran­de suc­ces­so. Si trat­ta di Clock Tower: the Fir­st Fear.

Pub­bli­ca­to ini­zial­men­te per Super Nin­ten­do, suc­ces­si­va­men­te anche per Play­sta­tion 1 e pc, Clock Tower: the Fir­st Fear è il pri­mo di quat­tro capi­to­li dell’omonima saga.
I gene­ri del­la saga sono l’horror e il “pun­ta e clic­ca”, dove il gio­ca­to­re deve inte­ra­gi­re a 360° con l’ambiente cir­co­stan­te, risol­ven­do enig­mi e cer­can­do di sopravvivere.
The Fir­st Fear fu rila­scia­to esclu­si­va­men­te in Giap­po­ne, ma fu sco­per­to in Occi­den­te soprat­tut­to gra­zie al web, dove riscos­se un otti­mo suc­ces­so. Non a caso, le sue rom sca­ri­ca­bi­li sono sta­te tra­dot­te in nume­ro­se lin­gue, fanart e altri pro­dot­ti sono sta­te crea­te par­te del fan­dom (tra cui un fumet­to leg­gi­bi­le su internet).

Il film che ha notevolmente influenzato il gioco è Phenomena di Dario Argento.

Non stia­mo, per­ciò, par­lan­do di un film d’azione oppu­re fan­ta­sy, ben­sì di un thril­ler fan­ta­scien­ti­fi­co, che com­pren­de pochi per­so­nag­gi, un’unica ambien­ta­zio­ne, e che non fa par­te di una saga.

Qua­li sono sta­te, quin­di, le mos­se che han­no conia­to il video­gio­co e che han­no evi­ta­to che fos­se un pro­dot­to pre­ve­di­bi­le e noioso?
Aver estra­po­la­to, dal film, que­gli ele­men­ti che Argen­to ha volu­to met­te­re in risal­to; i per­so­nag­gi prin­ci­pa­li del film e le rispet­ti­ve per­so­na­li­tà, le situa­zio­ni che met­to­no alla pro­va i ner­vi del­lo spet­ta­to­re e le emo­zio­ni che si cer­ca di far susci­ta­re in quest’ultimo.

Il pri­mo degli ele­men­ti sopra­ci­ta­ti è quel­lo di cui si pren­de imme­dia­ta­men­te conoscenza.
Entram­be le pro­ta­go­ni­ste, Jen­ni­fer Cor­vi­no nel film e Jen­ni­fer Simp­son nel gio­co, oltre ad esse­re omo­ni­me, sono iden­ti­che per quan­to riguar­da l’aspetto fisi­co. Iden­ti­tà simi­le anche per quan­to riguar­da le per­so­na­li­tà, cui spic­ca­no l’intrepidità, il saper usci­re da situa­zio­ni spia­ce­vo­li tra­mi­te l’ingegno e sen­za ricor­re­re alla vio­len­za (fat­ta ecce­zio­ne per i fina­li di entram­bi i prodotti).

Le due pro­ta­go­ni­ste: Jen­ni­fer Cor­vi­no e Jen­ni­fer Simpson

Anche gli anta­go­ni­sti del film, Frau Brüc­k­ner e il figlio defor­me Patua, si rispec­chia­no nei due anta­go­ni­sti del video­gio­co, Mary Bar­ro­ws e il figlio, anch’egli defor­me, Bobby.
Anco­ra una vol­ta l’aspetto fisi­co mol­to simi­le sal­ta imme­dia­ta­men­te all’occhio, così come le per­so­na­li­tà, carat­te­riz­za­te da sadi­smo e da un istin­to omi­ci­da immotivato.

Entram­be le pro­ta­go­ni­ste, ripren­den­do il secon­do ele­men­to estra­po­la­to dal film, si tro­ve­ran­no ovvia­men­te in situa­zio­ni spia­ce­vo­li. In par­ti­co­la­re, i fat­to­ri in gio­co sono: l’assenza di allea­ti, l’esplorazione di luo­ghi in cui vi è, appa­ren­te­men­te, assen­za di per­so­ne; ele­men­ti maca­bri capa­ci di ren­de­re inquie­tan­ti le situazioni.
Tut­to ciò a bene­fi­cio dell’ansia del­lo spettatore/videogiocatore, con­scio dell’arrivo immi­nen­te di qual­co­sa di spiacevole.

Mar­ca­tis­si­ma, inve­ce, la dif­fe­ren­za tra le due tra­me.
Ele­men­to che la Human Enter­tai­ment, la casa di pro­du­zio­ne dei pri­mi 3 capi­to­li del­la saga, non ha asso­lu­ta­men­te pre­so in con­si­de­ra­zio­ne nel­la rea­liz­za­zio­ne del pri­mo capi­to­lo e che, qua­lo­ra fos­se sta­to inse­ri­to, non avreb­be dato i risul­ta­ti otte­nu­ti inve­ce da un suo desistere.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.

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