Insolite ignote: Huda Sha’rawi, la donna che avviò il femminismo arabo

A fine Otto­cen­to, men­tre l’impero otto­ma­no decli­na­va inar­re­sta­bil­men­te e le poten­ze euro­pee si dispu­ta­va­no l’egemonia nel Medio Orien­te, un’effervescenza cul­tu­ra­le ed intel­let­tua­le attra­ver­sa­va le miglio­ri men­ti del­la socie­tà ara­bo-isla­mi­ca. Si trat­ta­va di quel feno­me­no che vie­ne ricor­da­to come nah­da, let­te­ral­men­te “rina­sci­ta”, una real­tà mol­to com­po­si­ta di nuo­ve idee, atteg­gia­men­ti men­ta­li e azio­ni poli­ti­che che rin­no­va­ro­no in modo deci­si­vo il pen­sie­ro ara­bo. La nah­da si mani­fe­stò su mol­te­pli­ci livel­li: con un gran­de svi­lup­po del gior­na­li­smo (in par­ti­co­la­re in Egit­to, auten­ti­co cen­tro del­la stam­pa ara­ba), una rifio­ri­tu­ra dell’editoria medio­rien­ta­le, la crea­zio­ne di nuo­ve asso­cia­zio­ni cul­tu­ra­li e la fon­da­zio­ne del­le pri­me uni­ver­si­tà moder­ne (al Cai­ro e a Istanbul).
È in que­sto ambien­te di gran­de rina­sci­ta e viva­ci­tà cul­tu­ra­le che si inse­ri­ro­no nuo­vi atto­ri socia­li, in pri­mo luo­go nel mon­do fem­mi­ni­le.

Appassionata portavoce del movimento in difesa dei diritti delle donne e attivista per la loro emancipazione nel mondo arabo fu Huda Sha’rawi, un’instancabile pioniera del femminismo egiziano che avviò personalmente con innumerevoli azioni, discorsi e scritti.

Figlia del pri­mo fau­to­re del costi­tu­zio­na­li­smo egi­zia­no, Moha­med Sul­tan Pascià, meglio cono­sciu­to come “Re dell’Alto Egit­to” per il gigan­te­sco lati­fon­do che pos­se­de­va in quel­la regio­ne, Huda nac­que nel 1879 ad Al-Minya.
Dopo aver per­so il padre all’età di cin­que anni, tra­scor­se l’infanzia rele­ga­ta in una casa di don­ne, essen­zial­men­te un harem sen­za padro­ne, tut­ta­via que­sto non le impe­dì — qua­le abbien­te e pri­vi­le­gia­ta don­na egi­zia­na — di rice­ve­re un’educazione délite.

All’età di tre­di­ci anni ven­ne obbli­ga­ta a spo­sa­re con­tro la sua volon­tà il cugi­no ultra­qua­ran­ten­ne Ali Sha’rawi. Data la gran­de dif­fe­ren­za d’età, per qual­che tem­po con­ti­nuò a vive­re con la madre, pro­se­guen­do gli stu­di con l’aiuto del fra­tel­lo, del­le altre don­ne dell’harem e di un’amica fran­ce­se. Riu­scì in que­sto modo ad acqui­si­re un’educazione mol­to varie­ga­ta che spa­zia­va dal­la let­tu­ra del Cora­no in ara­bo, a lezio­ni di pia­no­for­te; dai fon­da­men­ti del­la cul­tu­ra per­sia­na e tur­ca, alla scrit­tu­ra di poe­sie in francese.

Acuta e ben consapevole della propria ampia formazione, in diverse occasioni Huda stessa affermò sfacciatamente che la sua mente valeva «quelle di dieci uomini messi insieme».

Tor­na­ta dopo set­te anni pres­so il mari­to, mise al mon­do due figli nel 1903 e nel 1906.

I suoi pri­mi viag­gi in Euro­pa furo­no sicu­ra­men­te deci­si­vi per avvi­ci­nar­la gra­dual­men­te, in un pri­mo momen­to, alla lot­ta con­tro l’occupazione bri­tan­ni­ca. A far­le svi­lup­pa­re sen­ti­men­ti nazio­na­li­sti­ci con­tri­bui­ro­no anche il mari­to e il fra­tel­lo che la coin­vol­se­ro qua­le fon­da­tri­ce del par­ti­to nazio­na­li­sta Wafd.
Ben pre­sto però, Huda Sha’rawi si accor­se che per libe­ra­re vera­men­te l’Egitto non sareb­be sta­ta suf­fi­cien­te un’indipendenza poli­ti­ca, ma che era neces­sa­rio un radi­ca­le cam­bia­men­to sociale.

Fu così che, in rispo­sta alle spa­ra­to­rie ingle­si su uomi­ni e stu­den­ti duran­te le mani­fe­sta­zio­ni, nel 1919 si deci­se ad orga­niz­za­re la pri­ma dimo­stra­zio­ne paci­fi­ca di piaz­za di don­ne — pur sem­pre vela­te — per le stra­de del Cai­ro che vie­ne ricor­da­ta come “Mar­cia del­le Don­ne Vela­te”. Pro­te­sta­va­no con­tro il colo­nia­li­smo ingle­se e si oppo­ne­va­no all’esilio for­za­to dei lea­der nazio­na­li­sti egi­zia­ni, tra cui figu­ra­va suo marito.

La “Marcia delle Donne Velate” divenne la pietra miliare di una lunga successione di gesti politici clamorosi e segnò una grande svolta nella società egiziana: mai prima di quel momento tante donne si erano impegnate pubblicamente nell’attivismo politico.

Dopo un even­to di tale riso­nan­za, le signo­re dell’Alleanza Inter­na­zio­na­le per il Suf­fra­gio Fem­mi­ni­le la invi­ta­ro­no a par­te­ci­pa­re ad una con­fe­ren­za a Roma nel 1923.
Huda vi andò e di ritor­no al Cai­ro, scen­den­do dal tre­no, fece un gesto che la con­sa­crò alla sto­ria: si tol­se il velo in pub­bli­co, spon­ta­nea­men­te imi­ta­ta anche da altre don­ne presenti.
L’hi­jab, il copri­ca­po indos­sa­to da mol­te don­ne musul­ma­ne, infat­ti era un sim­bo­lo cari­co di con­flit­ti ideo­lo­gi­ci. Sia i suoi soste­ni­to­ri che gli oppo­si­to­ri ten­de­va­no ad asse­gnar­gli un signi­fi­ca­to asso­lu­to ed essen­zia­le, in posi­ti­vo o in nega­ti­vo. Sha’rawi, nel suo atto allo­ra radi­ca­le di sco­prir­si il capo, rimos­se una bar­rie­ra sim­bo­li­ca, quel­la che sepa­ra­va le don­ne ara­be dal­la vita pub­bli­ca.

Seguì a bre­ve la fon­da­zio­ne per sua ini­zia­ti­va dell’Unione Fem­mi­ni­sta Egi­zia­na (UFE), affi­lia­ta all’Alleanza Inter­na­zio­na­le, di cui occu­pò la presidenza.Fa indub­bia­men­te riflet­te­re il fat­to che, alla crea­zio­ne di que­sto orga­no, anco­ra non esi­ste­va un equi­va­len­te per la paro­la “fem­mi­ni­smo” in ara­bo; per que­sta ragio­ne Huda si tro­vò costret­ta ad usa­re il fran­ce­se fémi­ni­sme, tra­di­zio­nal­men­te la lin­gua del­le clas­si più colte.
L’UFE diven­ne il ful­cro del­le atti­vi­tà fem­mi­ni­ste in Orien­te, in par­ti­co­la­re pre­stan­do­si come sede di nume­ro­si inter­ven­ti poli­ti­ci, eco­no­mi­ci, socia­li e cul­tu­ra­li. Fra le sue bat­ta­glie si ricor­da­no l’azione soste­nu­ta per affi­da­re la tute­la dei figli alla madre nei casi di divor­zio, e l’aver proi­bi­to i matri­mo­ni com­bi­na­ti pri­ma dei sedi­ci anni.
Nell’attività dell’organizzazione ven­ne­ro coin­vol­ti anche mol­ti uomi­ni col­ti — la mag­gior par­te ami­ci di suo mari­to e suo fra­tel­lo — che gio­va­ro­no al movi­men­to favo­ren­do la crea­zio­ne di un Comi­ta­to Spe­cia­le di con­si­glie­ri. La stes­sa casa di Sha’rawi, ribat­tez­za­ta per l’occasione La Mai­son de l’Egyptienne, diven­ne un pun­to d’incontro per i per­so­nag­gi del­la sce­na cul­tu­ra­le e poli­ti­ca avvia­ta dall’UFE.
In segui­to Huda, da sem­pre appas­sio­na­ta scrit­tri­ce, deci­se di fon­da­re una rivi­sta egi­zia­na in lin­gua fran­ce­se, L’Egyptienne con una rela­ti­va ver­sio­ne in ara­bo, al-Misriyya, crean­do un vero e pro­prio stru­men­to di infor­ma­zio­ni atten­di­bi­li che col­le­gas­se Orien­te e Occidente.

Anche nel­la fase post­co­lo­nia­le (l’Egitto otten­ne la sua — for­ma­le — pri­ma indi­pen­den­za nel 1922) e poi per tut­ta la metà del XX sec., Huda pro­se­guì con la sua atti­vi­tà fem­mi­ni­sta di cui ven­go­no ricor­da­ti i discor­si pub­bli­ci e l’attiva par­te­ci­pa­zio­ne politica.
Fu lei a gui­da­re il pic­chet­to di don­ne egi­zia­ne all’apertura del Par­la­men­to nel gen­na­io del 1924 e ad invia­re una lista di richie­ste fem­mi­ni­ste e nai­zo­na­li­ste, tri­ste­men­te igno­ra­te dal governo.
Nel 1945, Sha’rawi rice­vet­te la mas­si­ma deco­ra­zio­ne dal­lo sta­to egi­zia­no, il Nishan al-Kamal, per i ser­vi­zi resi al paese.

La lot­ta osti­na­ta con­tro qual­sia­si tipo di occu­pa­zio­ne e sopru­so la spin­se a rap­pre­sen­ta­re anche gli altri pae­si ara­bi ed afri­ca­ni nel­le con­fe­ren­ze in tut­to il mon­do dell’Alleanza Inter­na­zio­na­le. Fra que­sti, negli anni Qua­ran­ta, si pre­stò in rap­pre­sen­tan­za e in dife­sa del popo­lo pale­sti­ne­se e appog­giò la crea­zio­ne del­la Lega dei Pae­si Arabi.
Huda fu vit­ti­ma di un infar­to a 68 anni, nel 1947.

Il femminismo di Huda Sha’rawi fu controverso e scatenò non poche polemiche.

Per esem­pio, non abban­do­nò l’I­slam ma agì all’in­ter­no di esso per­chè, tra le altre ten­sio­ni, dovet­te difen­de­re il suo movi­men­to dall’accusa che fos­se occi­den­ta­liz­za­to (e per­tan­to non auten­ti­co). Man­te­ne­re l’elemento reli­gio­so quin­di si tra­dus­se in una mag­gio­re pre­sa e legit­ti­ma­zio­ne agli occhi dell’opinione pub­bli­ca araba.
Chia­ra­men­te il suo atti­vi­smo va sto­ri­ciz­za­to nel con­te­sto di lot­ta anti-colo­nia­le e anti-impe­ria­li­sta in cui si tro­va­va l’Egitto nel­la pri­ma metà del XX seco­lo; vede­va infat­ti la lot­ta nazio­na­le per l’indipendenza del suo pae­se e quel­la per l’emancipazione del­le don­ne come stret­ta­men­te interdipendenti.
Sha’rawi resta comun­que un con­tri­bu­to chia­ve per lo Sta­to egi­zia­no moder­no e per tut­te le fem­mi­ni­ste ara­be con­tem­po­ra­nee. Anche se solo alcu­ne del­le sue lot­te furo­no effet­ti­va­men­te vin­te, get­tò sicu­ra­men­te le basi per i suc­ces­si­vi avan­za­men­ti da par­te del­le don­ne egi­zia­ne e rima­ne tut­to­ra la por­ta­ban­die­ra del loro movi­men­to di liberazione.

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Gaia Lamperti
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Ho il vizio di com­pra­re voli low-cost quan­do mi anno­io. Sono per il buon rock, i loca­li chias­so­si, i pome­rig­gi al mare, le men­ti fre­sche e gli ani­mi caldi.

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