La montagna killer: Nanga Parbat

Mat­tia Alfano

Sta­to, Paki­stan. Altez­za, 8126 metri. Cate­na, Hima­la­ya. Il Nan­ga Par­bat è la nona vet­ta più alta del mon­do e si sta­glia impo­nen­te sul­le altre altu­re cir­co­stan­ti. Non a caso vie­ne chia­ma­ta “Dia­mir” che signi­fi­ca “Re del­le montagne”.

È il secon­do otto­mi­la (dopo l’Annapurna) per indi­ce di mor­ta­li­tà, ovve­ro il rap­por­to tra nume­ro del­le vit­ti­me e nume­ro degli sca­la­to­ri giun­ti in vet­ta, con un valo­re che si aggi­ra intor­no al 28%. Qua­si uno sca­la­to­re su tre. Per que­sto moti­vo vie­ne defi­ni­ta “the kil­ler moun­tain”, “la mon­ta­gna assassina”.

Ascol­tan­do varie inter­vi­ste di impor­tan­ti sca­la­to­ri, si vie­ne a cono­scen­za dell’importanza che vie­ne attri­bui­ta a que­sta mon­ta­gna. Que­sta vet­ta costi­tui­sce un pesan­tis­si­mo tra­guar­do, spe­cie se rag­giun­ta duran­te la sta­gio­ne inver­na­le. Duran­te l’inverno, infat­ti, for­ti ven­ti sfer­za­no di con­ti­nuo e le tem­pe­ra­tu­re pos­so­no arri­va­re ad abbas­sar­si sino a 50 gra­di sot­to zero.

In un’intervista fat­ta ad uno dei più gran­di alpi­ni­sti del­la sto­ria, qua­le Rei­n­hold Mes­sner, egli rac­con­ta che la leg­gen­da del Nan­ga Par­bat, come mon­ta­gna “man­gia uomi­ni”, sia nata negli anni ‘30 quan­do mol­ti tede­schi che ave­va­no pro­va­to a sca­lar­la era­no mor­ti nel ten­ta­ti­vo di con­qui­star­la. L’autore del­la pri­ma ascen­sio­ne è sta­to Her­mann Buhl e ha com­piu­to l’impresa nel 1953.  Ma il Nan­ga Par­bat è anche in par­te ita­lia­no. Simo­ne Moro, uno dei più gran­di alpi­ni­sti ita­lia­ni di fama mon­dia­le, rac­con­ta che aver sca­la­to que­sta impor­tan­te vet­ta è sta­to come un inna­mo­ra­men­to e un sogno ad occhi aper­ti. Egli, infat­ti, sostie­ne che la volon­tà di sca­la­re un’altura par­ta tut­ta da un inna­mo­ra­men­to nei con­fron­ti del­la mon­ta­gna stessa.

Molti alpinisti sostengono che, paradossalmente, scalare l’Everest, ovvero il tetto del mondo, non sia così impegnativo e spettacolare come scalare altre vette più difficili tra cui il Nanga Parbat.

L’alpi­ni­smo non è anco­ra entra­to a far par­te del­le disci­pli­ne olim­pi­che ma si sta sem­pre più sta­bi­liz­zan­do come sport a livel­lo mon­dia­le e il turi­smo che ne sca­tu­ri­sce è mol­to flo­ri­do. L’unica gran­de pec­ca è il costo. Una spe­di­zio­ne può infat­ti arri­va­re a costa­re fino a 60, 70 o anche 80 mila euro a per­so­na. Ovvia­men­te più si diven­ta cono­sciu­ti all’interno di que­sto ambi­to, più si ha la pos­si­bi­li­tà di otte­ne­re spon­sor che finan­zi­no par­te del­le spe­di­zio­ni o dell’attrezzatura.

Rei­n­hold Mes­sner riu­scì col fra­tel­lo Gun­ther a sca­la­re la vet­ta del Nan­ga Par­bat, in inver­no  nel 1970, crean­do appun­to, quel­la che sareb­be pas­sa­ta alla sto­ria di que­sta mon­ta­gna come, “la via Mes­sner”. Pro­prio duran­te quel­la sca­la­ta il fra­tel­lo Gun­ther per­se la vita. In una sua inter­vi­sta, Rei­n­hold ricor­da quel­la tra­ge­dia avve­nu­ta sul­la via del ritor­no come l’evento più impor­tan­te e signi­fi­ca­ti­vo del­la sua vita. Sem­pre nel­la stes­sa inter­vi­sta, egli ripor­ta la sua visio­ne anar­chi­ca di alpinismo.

«L’alpinismo — dice —  è un’avventura che va vis­su­ta con le pro­prie rego­le, seguen­do il pro­prio istin­to. Non vi sono rego­le nell’alpinismo. Lo svi­lup­po e l’avvento dell’alpinismo moder­no (basa­to su spe­di­zio­ni di deci­ne di per­so­ne) è un fat­to ma non per que­sto l’alpinismo in soli­ta­ria è più impor­tan­te di quel­lo svol­to in com­pa­gnia. L’unica dif­fe­ren­za è che le gran­di spe­di­zio­ni alpi­ne (sicu­re) sono uno sport a tut­ti gli effet­ti, l’alpinismo in soli­ta­ria, inve­ce,  è un’avventura».

Che cosa spin­ge, dun­que, que­ste per­so­ne ad affron­ta­re impre­se ad altez­ze simi­li? Alcu­ni direb­be­ro la fol­lia, altri il desi­de­rio di guar­da­re il mon­do dall’alto. Di cer­to, da fuo­ri, nes­su­no lo potrà mai sape­re. Ma se nel lin­guag­gio vol­ga­re la vita è una sca­la­ta, allo­ra rag­giun­ge­re que­ste vet­te è un po’ come realizzarsi.

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione