Stalattiti. Fuga dalla libertà: l’attualità dell’analisi sociologica di Erich Fromm

Valen­ti­na Nico­le Savino

Il filo­so­fo Erich Fromm, nel suo sag­gio Fuga dal­la liber­tà, for­ni­sce una chia­ve inter­pre­ta­ti­va anco­ra vali­da nell’analisi del­le nevro­si dell’uomo con­tem­po­ra­neo, distin­guen­do un liber­tà nega­ti­va, che egli chia­ma “liber­tà da”, e una posi­ti­va che descri­ve inve­ce come “liber­tà di”, inscrit­te nel pro­ces­so di indi­vi­dua­zio­ne del­la per­so­na. Egli ela­bo­ra una let­tu­ra sto­ri­ca del pro­ces­so psi­ca­na­li­ti­co: il Medioe­vo, il Pro­te­stan­te­si­mo e il mon­do con­tem­po­ra­neo sareb­be­ro inscri­vi­bi­li, infat­ti, in uno stes­so filo ros­so che segna una con­di­zio­ne di pro­gres­si­vo iso­la­men­to dell’uomo, apren­do la stra­da allo svi­lup­po di diver­si “mec­ca­ni­smi di fuga”.

Secon­do il socio­lo­go la con­di­zio­ne dell’uomo medie­va­le è quel­la di un uomo che, pur non essen­do libe­ro nel sen­so moder­no del ter­mi­ne, non è né solo né iso­la­to: il fis­si­smo socia­le e l’appartenenza a una ben pre­ci­sa tra­di­zio­ne fami­lia­re agi­reb­be­ro come una cap­pa di vetro in gra­do di met­ter­lo al ripa­ro dell’angoscia del sen­ti­men­to di non appar­te­nen­za, che carat­te­riz­ze­reb­be inve­ce l’uomo con­tem­po­ra­neo e che tro­ve­reb­be le sue radi­ci in epo­ca pro­te­stan­te. Nel XVI seco­lo infat­ti l’uomo si con­fi­gu­ra, nel­le dot­tri­ne di Lute­ro e Cal­vi­no, come sog­get­to sepa­ra­to da Dio che ne pre­de­ter­mi­na le sorti.

Al senso di impotenza e solitudine l’uomo moderno avrebbe reagito, secondo Fromm, con tre modalità.

Il pri­mo mec­ca­ni­smo di fuga indi­vi­dua­to è quel­lo dell’auto­ri­ta­ri­smo: l’individuo rinun­cia all’indipendenza del pro­prio esse­re per fon­der­si con qual­cu­no o qual­co­sa al di fuo­ri di se stes­so, cer­can­do nuo­vi “lega­mi secon­da­ri” in sosti­tu­zio­ne dei lega­mi pri­ma­ri per­du­ti. L’autoritarismo può con­fi­gu­rar­si a sua vol­ta come ten­den­za maso­chi­sti­ca in cui l’individuo, pro­van­do a ridur­re a nul­la il pro­prio “io” indi­vi­dua­le, assot­ti­glia e asso­pi­sce il suo sen­ti­men­to ango­scian­te di sepa­ra­zio­ne; oppu­re come ten­den­za sadi­sti­ca, che ren­de l’individuo dipen­den­te dall’oggetto del pro­prio dominio.

Il secon­do mec­ca­ni­smo di fuga pre­so in con­si­de­ra­zio­ne è quel­lo del­la distrut­ti­vi­tà, radi­ca­ta nell’incapacità di sop­por­ta­re la soli­tu­di­ne e l’isolamento: distrug­gen­do il mon­do ester­no l’individuo sfug­ge, difat­ti, al pote­re sover­chian­te dell’oggetto, adot­tan­do l’illusione di elu­de­re l’angoscia che que­sto gli provoca.

Infi­ne, la ter­za via che il socio­lo­go indi­ca è quel­la del con­for­mi­smo da auto­mi: l’individuo in que­sto caso ces­sa di esse­re se stes­so, adot­tan­do il tipo di per­so­na­li­tà che i model­li cul­tu­ra­li gli offro­no — ope­ra­zio­ne mime­ti­ca che sem­bra can­cel­la­re, alme­no negli inten­ti, il diva­rio tra se stes­si e il mon­do: signi­fi­ca­ti­vo è il para­go­ne trac­cia­to tra que­sto mec­ca­ni­smo e la colo­ra­zio­ne pro­tet­ti­va che assu­mo­no cer­ti ani­ma­li (come il cama­leon­te) in ambien­ti ostili.

Fromm estenderà poi il discorso, applicando queste categorie psicanalitiche all’analisi delle dittature e provando a delineare anche una lettura psicologica delle indagini sui grandi sconvolgimenti politici del nostro tempo.

Ciò che tut­ta­via rima­ne affa­sci­nan­te, a distan­za di mez­zo seco­lo dal­la pro­du­zio­ne scrit­ta di que­sto intel­let­tua­le, è l’attualità del­la sua ana­li­si nel nostro pre­sen­te, dove libri come La socie­tà del­lo Spet­ta­co­lo di Guy Debord o Moder­ni­tà Liqui­da di Zyg­munt Bau­man non han­no anco­ra dismes­so la pro­pria eco; e per ora non accen­na­no a far­lo, nel mare di bit digi­ta­li tra cui sia­mo, a secon­da del­le vol­te, immer­si o sommersi.

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione