Derive giuridiche, derive politiche, derive umanitarie

Aqua­rius, la nave di 70 metri del­la Ong SOS Medi­ter­ra­née, non può attrac­ca­re a Mal­ta, per­ché l’isola ha rifiu­ta­to di occu­par­si dell’accoglienza, né in Ita­lia per­ché Sal­vi­ni ha chiu­so i por­ti ita­lia­ni. Con 629 per­so­ne a bor­do, ora si tro­va a 35 miglia dall’Italia e 27 miglia da Mal­ta, cir­co­lan­do in atte­sa di ulte­rio­ri disposizioni.

La cen­tra­le ope­ra­ti­va di Roma impo­ne di resta­re sospesi.

Que­sta situa­zio­ne di tem­po­ra­nea impas­se è figlia di un approc­cio sem­pre più infles­si­bi­le rispet­to alla que­stio­ne dei migran­ti. Mat­teo Sal­vi­ni, nuo­vo mini­stro dell’interno, rap­pre­sen­ta sol­tan­to la più evi­den­te incar­na­zio­ne machi­sta di que­sto atteg­gia­men­to. Di fat­to però le accu­se rivol­te alle ONG, che han­no infuo­ca­to il dibat­ti­to pub­bli­co da cir­ca un anno e mez­zo, non si ricol­le­ga­no solo ad una matri­ce leghi­sta, ma han­no coper­to un po’ tut­to lo spet­tro poli­ti­co dei par­ti­ti, pas­san­do da Di Maio a Ren­zi. Sen­za con­ta­re il fat­to che que­sto cli­ma di ten­sio­ne, oppo­si­zio­ne, chiu­su­ra e xeno­fo­bia ser­peg­gia in real­tà fin dall’approvazione del decre­to Min­ni­ti-Orlan­do.

L’Italia ora si trova di nuovo, fondamentalmente sola, a dover far fronte a un episodio di emergenza umanitaria.

Dal pun­to di vista del­la giu­ri­sdi­zio­ne (con­ven­zio­ne di Ambur­go 1979) l’obbligo di soc­cor­so in mare deve avve­ni­re nel pri­mo por­to sicu­ro, sia per vici­nan­za geo­gra­fi­ca che dal pun­to di vista del rispet­to dei dirit­ti uma­ni. Il «por­to sicu­ro» per chi vie­ne trat­to in sal­vo in zona Sar mal­te­se, però, non coin­ci­de con il  ter­ri­to­rio mal­te­se stes­so, ma con quel­lo più vici­no, vale a dire quel­lo di Lam­pe­du­sa. Que­sto anche in accor­do con il fat­to che Mal­ta non ha mai rati­fi­ca­to com­ple­ta­men­te gli accor­di del­la con­ven­zio­ne di Amburgo.

Sia­mo quin­di, nuo­va­men­te, in una situa­zio­ne di con­fu­sio­ne deci­sio­na­le e imba­raz­zo operativo.

For­tu­na­ta­men­te, pro­prio in que­ste set­ti­ma­ne, ai tavo­li euro­pei, si sta discu­ten­do la rifor­ma del Dubli­no III, il rego­la­men­to in vigo­re dal gen­na­io 2014, che sta­bi­li­sce qua­le sia lo Sta­to mem­bro a dover­si fare cari­co del­la richie­sta di asi­lo di una per­so­na giun­ta sul ter­ri­to­rio euro­peo da un Pae­se ter­zo. L’ipotesi di un Dubli­no IV, inve­ce, non pre­ve­de­reb­be più la com­pe­ten­za dell’esame del­le doman­de di asi­lo allo sta­to al pri­mo ingres­so. Ma il rego­la­men­to è in fase di discus­sio­ne, rin­via­ta peral­tro a fine mese.

Le rea­zio­ni dell’opinione pub­bli­ca sono, come ine­vi­ta­bil­men­te acca­de quan­do emer­go­no temi cal­di, pola­riz­za­te: c’è chi empa­tiz­za for­te­men­te con le con­di­zio­ni dei migran­ti e chi si lan­cia in dichia­ra­zio­ni di disprez­zo e satu­ra­zio­ne rispet­to alla situa­zio­ne, posi­zio­ni cri­stal­liz­za­te in due hash­tag: #chiu­dia­moi­por­ti e #uma­ni­tàa­per­ta.

Intan­to, come uno spet­tro, si ripre­sen­ta anche il pro­ble­ma dell’accoglienza e dell’integrazione: per­ché, come tri­ste­men­te ci ricor­da la recen­te vicen­da dell’omi­ci­dio di Sou­mai­la Sac­ko, l’intento di inte­gra­re è pre­sto tri­tu­ra­to dal­la mac­chi­na di ille­ga­li­tà e sfrut­ta­men­to del­la mano­do­pe­ra a bas­so costo.

Ma si trat­ta di un pro­ble­ma ulte­rio­re, poste­rio­re.

Veniamo quindi ad un problema di natura etica: la solidarietà.

Nono­stan­te le deri­ve xeno­fo­be e “buo­na” par­te dell’opinione pub­bli­ca, l’Italia si è fino­ra dimo­stra­ta, insie­me alla Gre­cia, un pae­se gene­ro­so e soli­da­le — atteg­gia­men­to non con­di­vi­so inve­ce da nazio­ni qua­li Fran­cia e Spa­gna, che l’anno scor­so han­no chiu­so i por­ti, o l’Austria, che ha eret­to bar­rie­re sul ver­san­te ter­re­stre. A man­ca­re, quin­di, è soprat­tut­to una soli­da­rie­tà inter­sta­ta­le all’interno dell’UE. Tut­to si gio­che­rà nel­le trat­ta­ti­ve e nel­le discus­sio­ni del pros­si­mo mese.

Per­ché, a mon­te, la soli­da­rie­tà deve far­si pro­get­to con­cre­to e fon­der­si con diret­ti­ve lega­li spe­ci­fi­che; non basta­no le dichia­ra­zio­ni di sin­da­ci come De Magi­stris, Acco­rin­ti e Orlan­do, che sono una rispo­sta emer­gen­zia­le di natu­ra nobi­le, uma­na, eti­ca ma chia­ra­men­te non riso­lu­ti­va. Gli accor­di si devo­no gio­ca­re sul­la ban­die­ra del­la nave di pri­mo soc­cor­so, sul­la defi­ni­zio­ne di por­to sicu­ro e su quel­la del­la pre­ci­sa respon­sa­bi­li­tà del­le Sar, tutt’ora estre­ma­men­te fluide.

L’Europa deve deci­de­re come agi­re: con­ti­nua­re a igno­ra­re la cri­si del Medi­ter­ra­neo signi­fi­ca con­ti­nua­re a lascia­re l’Italia in pasto alle fur­be e ottu­se logi­che sal­vi­nia­ne, ora aval­la­te sen­za par­ti­co­la­re esi­ta­zio­ne anche dal M5S.

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Lucia De Angelis
Mi entu­sia­sma­no i temi socia­li, i filo­so­fi gre­ci, le per­so­ne intel­li­gen­ti e le cose difficili.