La finanza può essere etica? Il caso di Banca Etica

Miche­le Zini

2007 — 20… La cri­si eco­no­mi­ca che ha avu­to ini­zio die­ci anni fa in Ame­ri­ca sta anco­ra tra­va­glian­do l’U­nio­ne Euro­pea, sen­za che se ne scor­ga con­cre­ta­men­te la fine. Il set­to­re finan­zia­rio, che dovreb­be esse­re la mol­la di par­ten­za del­la ripre­sa, con­ti­nua ad assor­bi­re i finan­zia­men­ti ero­ga­ti dal­la BCE, nono­stan­te sia sta­to pro­prio il suo svi­lup­po incon­trol­la­to a deter­mi­na­re il veri­fi­car­si del­le bol­le spe­cu­la­ti­ve e dei fal­li­men­ti incro­cia­ti che han­no dato avvio alla cri­si. L’e­co­no­mia rea­le si scon­tra così con un cre­di­to sta­gnan­te, che a fati­ca con­ce­de inve­sti­men­ti, men­tre lo sta­to socia­le e il mon­do del lavo­ro han­no visto ero­de­re le pro­prie risor­se e garan­zie in favo­re di una com­pe­ti­ti­vi­tà e di una tenu­ta sta­ta­le for­te­men­te con­di­zio­na­te dai mer­ca­ti, che valu­ta­no le atti­vi­tà in base al ritor­no e non alle real­tà sul­le qua­li si applicano.

Ban­ca Eti­ca nasce ormai ven­t’an­ni fa per rea­gi­re a que­sta estra­nia­zio­ne del­la finan­za, ini­zia­ta mol­to prima
del­la cri­si, ripor­tan­do l’at­ti­vi­tà ban­ca­ria ver­so quel­lo che è sta­to il suo alveo d’o­ri­gi­ne, e ren­den­do l’at­to del cre­di­to un momen­to di costru­zio­ne di comu­ni­tà e di con­di­vi­sio­ne di valo­ri socia­li.

Questo modello di banca, che ha fatto del bene comune tramite servizio all’economia reale il carattere fondamentale della sua identità, è stato messo alla prova durante gli anni della Grande Recessione.

Le cau­se sono il gene­ra­le ral­len­ta­men­to del­l’e­co­no­mia, da un lato, e l’an­da­men­to decre­scen­te, dal­l’al­tro, dei tas­si di mer­ca­to con­di­zio­na­ti dal­le ope­ra­zio­ni di Quan­ti­ta­ti­ve Easy­ing, che han­no deter­mi­na­to un inde­bo­li­men­to del­le fon­ti di red­di­to del­la Banca.

A fron­te del­lo sce­na­rio macro-eco­no­mi­co affron­ta­to, la sto­ria di Ban­ca Eti­ca fra il 2007 — 2015 può esse­re con­si­de­ra­to un dop­pio suc­ces­so. In pri­mo luo­go, attra­ver­so una gestio­ne pru­den­te dei cre­di­ti e del­le coper­tu­re finan­zia­rie, la Ban­ca ha dimo­stra­to di poter con­ti­nua­re ad ope­ra­re in un’ot­ti­ca a pre­mi­nen­te atti­vi­tà cre­di­ti­zia, giun­gen­do ad espan­der­si. Anche se la capa­ci­tà di Ban­ca Eti­ca di rea­liz­za­re uti­li da desti­na­re al rein­ve­sti­men­to è signi­fi­ca­ti­va­men­te limi­ta­ta dai costi ope­ra­ti­vi e dal­le ret­ti­fi­che su cre­di­ti, gli indi­ca­to­ri di red­di­ti­vi­tà (ROA e ROE) sono rima­sti posi­ti­vi, pur inde­bo­len­do­si par­ti­co­lar­men­te fra 2008 e 2010 (il mini­mo sto­ri­co essen­do rispet­ti­va­men­te 0,28% e 0,1% nel 2009), men­tre i valo­ri del Siste­ma indi­ca­no un’in­ver­sio­ne di segno fra 2011 e 2014 per il ROA (dato peg­gio­re nel 2011, ‑0,77%) e fra 2013 — 14 per il ROE (-0,59% nel 2013), anni in cui Ban­ca Etica
mostra inve­ce segni di ripre­sa (rispet­ti­va­men­te per ROA e ROE, 1,12% nel 2012 e 4,2% nel 2014).
Il con­fron­to con gli “ante­ce­den­ti sto­ri­ci” di Ban­ca Eti­ca fra gli inter­me­dia­ri a base coo­pe­ra­ti­va (BCC e Banche
Popo­la­ri) risul­ta meno scon­ta­to, in ter­mi­ni di ser­vi­zio alla clien­te­la: Ban­ca Eti­ca ha aumen­ta­to l’im­por­tan­za del­la rac­col­ta da clien­te­la nel perio­do in esa­me (da 58,4% nel 2007 a 75,2% nel 2015) e gli impie­ghi a clien­te­la costi­tui­sco­no metà degli inve­sti­men­ti nel 2015, ma BCC e Popo­la­ri han­no man­te­nu­to una ten­den­za simi­le (pur par­ten­do da un impe­gno più soste­nu­to), men­tre la con­ver­sio­ne del­la rac­col­ta diret­ta in impie­ghi ero­ga­ti è cre­sciu­ta per le Popo­la­ri (84,8% nel 2015) e dimi­nui­ta per le BCC (79,3%, par­ten­do da 86,2% nel
2007), asse­stan­do­si comun­que su un valo­re più alto di quel­lo di Ban­ca Eti­ca, e risul­tan­do entram­bi i gruppi
più for­te­men­te capi­ta­liz­za­ti a fine periodo.

Dal­l’al­tro lato, Ban­ca Eti­ca ha dimo­stra­to che è pos­si­bi­le con­ti­nua­re a inve­sti­re in eco­no­mia rea­le con cri­te­ri eti­ci rigo­ro­si e rispet­tan­do le esi­gen­ze di soste­ni­bi­li­tà ope­ra­ti­va, anzi per­si­no ingran­den­do l’at­ti­vi­tà. La Ban­ca ha con­tri­bui­to allo svi­lup­po del­l’e­co­no­mia civi­le finan­zian­do distret­ti di eco­no­mia soli­da­le in giro per l’I­ta­lia (si ricor­da­no quel­li di Mila­no e d Pado­va), ha pro­se­gui­to e poten­zia­to i pro­get­ti di micro­cre­di­to in favo­re di piccole/medie impre­se e indi­vi­dui, affian­can­do al tem­po stes­so pro­get­ti di edu­ca­zio­ne finan­zia­ria (ad esem­pio, il pro­get­to Fra­gi­li Oriz­zon­ti in pro­vin­cia di Tori­no), e ha con­tri­bui­to a pro­get­ti inter­na­zio­na­li di svi­lup­po loca­le in Bra­si­le (Con­ta­gem) e in Pale­sti­na (Pale­sti­nian Agri­cul­tu­ral Relief Com­mit­tees).

La prin­ci­pa­le que­stio­ne aper­ta per Ban­ca Eti­ca è la misu­ra­zio­ne del­l’im­pat­to socia­le pro­dot­to, sia diret­ta­men­te, dal­l’at­ti­vi­tà cre­di­ti­zia, che indi­ret­ta­men­te, dal­la con­dot­ta gene­ra­le del­la Ban­ca. Tale pro­ble­ma­ti­ca è fon­da­men­ta­le tan­to per Ban­ca Eti­ca quan­to per la real­tà del­la finan­za eti­ca in gene­ra­le, e sca­tu­ri­sce dal­la natu­ra stes­sa del movi­men­to, carat­te­riz­za­ta dal­la sua fina­li­tà: un buo­no stru­men­to di misu­ra­zio­ne non costi­tui­sce, infat­ti, sol­tan­to un’in­di­ca­zio­ne dei risul­ta­ti otte­nu­ti dal­la Ban­ca, ma anche un una fon­te di infor­ma­zio­ni per indi­riz­za­re la sua azione.

Nel 2015 Banca Etica ha cominciato a individuare un insieme di indicatori d’impatto adatti a partire dalle categorie dell’International Classification of Non-Profit Organization, sviluppate dal John Hopkins Intitute di Baltimora, e ad applicarli a partire dalla Piattaforma della Valutazione Socio-Ambientale.

Il model­lo in uso ha abban­do­na­to l’i­ni­zia­le strut­tu­ra fon­da­ta sull’ ICNPO, ma il pro­get­to di svi­lup­po è tut­to­ra in cor­so. Con­si­de­ran­do que­st’ul­ti­mo fat­to, e i risul­ta­ti illu­stra­ti in pre­ce­den­za, si può dire che Ban­ca Eti­ca appa­ia orien­ta­tain modo deci­so nel con­te­sto di rife­ri­men­to, e che sia com­ples­si­va­men­te attrez­za­ta per con­ti­nua­re ad affron­ta­re gli anni futu­ri all’in­se­gna del­la sua atti­vi­tà tipica.

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