Magma 212: sopra la metro la Ca’ Granda trema

È in costru­zio­ne la M4 linea blu, una nuo­va linea metro­po­li­ta­na che col­le­ga la cit­tà di Mila­no da est a ove­st (nel­lo spe­ci­fi­co da Lina­te fino a San Cri­sto­fo­ro, pas­san­do per il cen­tro cit­tà). Il pro­get­to, avvia­to nel 2005 e con fine pre­vi­sta entro il 2022, riguar­da anche la nostra uni­ver­si­tà: infat­ti una del­le fer­ma­te è pro­prio Sfor­za Poli­cli­ni­co, e sor­ge­rà in via Fran­ce­sco Sfor­za, la via die­tro la sede del­la Sta­ta­le di Festa del Per­do­no. Que­sta scel­ta però ha fat­to discu­te­re: fare dei lavo­ri così inva­si­vi accan­to alle fon­da­men­ta di un edi­fi­cio fra­gi­le, qua­le la nostra Uni­ver­si­tà — la costru­zio­ne del­la Ca’ Gran­da ini­zia nel 1456 sot­to gli Sfor­za ed è uno degli edi­fi­ci rina­sci­men­ta­li più impor­tan­ti del­la Lom­bar­dia — è, infat­ti, mol­to rischio­so. Ecces­si­ve vibra­zio­ni pos­so­no dan­neg­gia­re i rilie­vi in ter­ra­cot­ta e gli sca­vi per la metro­po­li­ta­na distrug­ge­re reper­ti archeo­lo­gi­ci non anco­ra rile­va­ti; il can­tie­re met­te­reb­be in peri­co­lo anche la vici­na chie­sa di San Naza­ro in Brolo.

I lavo­ri ini­zia­no a mar­zo 2016 in tut­ta fret­ta, sen­za ese­gui­re esa­mi strut­tu­ra­li pre­li­mi­na­ri ade­gua­ti. Per que­sto la Sta­ta­le chie­de uno stop dei lavo­ri e un tavo­lo con­giun­to con il Comu­ne, per discu­te­re del­le cri­ti­ci­tà del pro­get­to, del­la mes­sa in sicu­rez­za del­l’e­di­fi­cio e per chie­de­re lo spo­sta­men­to del can­tie­re e del­la sta­zio­ne. La Sta­ta­le rie­sce a otte­ne­re solo lo spo­sta­men­to del can­tie­re dove si tro­va l’attuale came­ra mor­tua­ria dell’Ospedale Poli­cli­ni­co e la pro­mes­sa di un moni­to­rag­gio costan­te del­l’im­pat­to del­le vibra­zio­ni sull’edificio. 

I lavo­ri pro­ce­do­no: al momen­to la Ca’ Gran­da, in par­ti­co­la­re la zona del Por­ti­ca­to dell’infermieria, è “impac­chet­ta­ta” con impal­ca­tu­re che dovreb­be­ro ridur­re le vibra­zio­ni pro­dot­te dagli sca­vi, men­tre per alcu­ne par­ti anco­ra più deli­ca­te sono sta­te pre­di­spo­ste del­la man­to­va­ne in legno.

Al di là del­la scar­sa atten­zio­ne con cui sono sta­ti por­ta­ti avan­ti i lavo­ri, quel­lo che più stu­pi­sce è l’insensibilità con cui vie­ne trat­ta­to un edi­fi­cio sto­ri­co, sim­bo­lo del­la cit­tà di Mila­no e che ha attra­ver­sa­to sei seco­li di sto­ria, diven­tan­do model­lo vir­tuo­so per gli archi­tet­ti coe­vi e futu­ri. Que­sta insen­si­bi­li­tà è sin­to­ma­ti­ca di una ten­den­za tut­ta ita­lia­na a con­si­de­ra­re la cul­tu­ra e il patri­mo­nio arti­sti­co un acces­so­rio di cui si può fare a meno, un “uti­le sva­go”; ed è il sin­to­mo gene­ra­zio­na­le di una dise­du­ca­zio­ne alla bel­lez­za, che ci fa fre­quen­ta­re ogni gior­no una del­le più bel­le uni­ver­si­tà d’Italia sen­za accorgercene.

Ne par­lia­mo con la prof.ssa Fran­ce­sca Vaglien­ti, docen­te di Sto­ria Medie­va­le per Beni Cul­tu­ra­li e Archeo­lo­gia Medie­va­le e cura­tri­ce del pro­get­to Sta­ta­le 90.

 

 

Spea­kers: Shei­la Khan @shei_sk, Leti­zia Gian­fran­ce­schi @GfnLetizia; ospi­te: prof.ssa Fran­ce­sca Vaglien­ti @vaglientif; in regia: Fede­ri­co Ardui­ni @FedesArdu.

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