Salvini pigliatutto

Il leader della Lega Matteo Salvini durante una visita al campo Rom di via Salviati a Roma, 24 febbraio 2016. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il fat­to poli­ti­co nuo­vo, piac­cia o no, è l’ascesa di Mat­teo Sal­vi­ni. Il lea­der leghi­sta si muo­ve, con allu­ci­nan­te destrez­za, nel vuo­to poli­ti­co dell’Italia del 2018; un’Italia sen­za idee e sen­za spe­ran­ze, segna­ta da odi e da ran­co­ri pro­fon­dis­si­mi. Gira per il pae­se da nord a sud, incon­tra i suoi elet­to­ri in una sfian­can­te cam­pa­gna elet­to­ra­le per­ma­nen­te, rilan­cia i suoi temi su Face­book, costrui­sce il con­sen­so. Dà la sen­sa­zio­ne, insom­ma, di esser­si immer­so ani­ma e cor­po nel nuo­vo ruo­lo di mini­stro degli Inter­ni, di lavo­ra­re sen­za sosta per risol­ve­re i pro­ble­mi sui qua­li ha fat­to leva per con­vin­ce­re gli elet­to­ri il 4 mar­zo. Le cir­co­stan­ze gio­ca­no a suo favo­re, e gli con­se­gna­no un com­pa­gno di gover­no in affan­no e un’opposizione ine­si­sten­te.

Salvini, dal canto suo, dimostra ogni giorno di sfruttare questa ghiotta occasione con precisa persistenza, attraversando senza sosta le piazze come una Madonna pellegrina, adorato dai suoi sostenitori e rincorso dalle polemiche.

Padro­ne incon­tra­sta­to del gover­no — nono­stan­te i Cin­que Stel­le abbia­no pre­so qua­si il dop­pio dei voti del­la Lega — det­ta il pro­gram­ma e la linea sui temi cal­di, oscu­ra il pre­mier Con­te e si affer­ma come il prin­ci­pa­le lea­der poli­ti­co del pano­ra­ma ita­lia­no, cala­mi­ta di odi e amo­ri, pole­mi­che e soste­gni. La vicen­da dell’Aquarius l’ha pro­iet­ta­to al cen­tro del­la sce­na inter­na­zio­na­le, apren­do un dibat­ti­to ser­ra­to che rischia di mina­re le fon­da­men­ta dell’Unione euro­pea. In ogni pae­se comu­ni­ta­rio ci si divi­de sul tema immi­gra­zio­ne: in Ger­ma­nia la can­cel­lie­ra Mer­kel, ad esem­pio, rischia un’inaspettata cri­si di gover­no di fron­te all’adesione del suo prin­ci­pa­le allea­to, il mini­stro dell’Interno e lea­der del­la Csu Hor­st See­ho­fe­ril, alle ini­zia­ti­ve sal­vi­nia­ne. L’intera Unio­ne è sul­le mon­ta­gne rus­se, dal­la Spa­gna all’Ungheria alla Fran­cia di Macron, che rea­gi­sce al nuo­vo cor­so ita­lia­no con inu­si­ta­ta vio­len­za: e il gio­stra­io di que­sto vigo­ro­so rime­sco­la­men­to, nean­che a dir­lo, è Salvini.

Il leader leghista ha monopolizzato il dibattito politico. Non c’è argomento, o critica, su cui non si pronunci. È ovunque, parla di tutto, lancia strali in ogni direzione.

Sal­vi­ni, oggi, è l’Italia. Come un asso pren­de tut­te le car­te sul tavo­lo, così il Mat­teo coglie ogni occa­sio­ne e sfrut­ta qual­sia­si assi­st gli giun­ga dall’esterno, che sia un attac­co, una noti­zia, una cri­ti­ca. In pochi minu­ti lo rilan­cia get­tan­do­lo in pasto ai suoi fan, che come bra­vi apo­sto­li annun­cia­no il ver­bo sul­le bache­che di ogni social net­work. È la comu­ni­ca­zio­ne, bellezza.

Ma Sal­vi­ni, e que­sto è il pun­to poli­ti­co, gio­ca sul cri­na­le. Non può per­met­ter­si di spa­ri­re dal­la sce­na. Pron­to a toglie­re l’appoggio al gover­no gial­lo-ver­de non appe­na riter­rà giun­to il momen­to di capi­ta­liz­za­re il lar­go con­sen­so di cui gode, ha biso­gno di affer­ma­re i suoi temi, di dire ai suoi elet­to­ri che il loro segre­ta­rio, anche se mini­stro, è sem­pre lo stes­so. E allo­ra par­la di immi­gra­ti e por­ti chiu­si (anche se la com­pe­ten­za è del mini­stro del­le Infra­strut­tu­re), par­la di rom, legit­ti­ma dife­sa, for­ze di sicu­rez­za. Alza ogni gior­no il livel­lo del­lo scon­tro, qua­si miras­se all’esplosione del dibat­ti­to. Nel caos che si gene­ra lui solo ne esce raf­for­za­to, per­ché in gra­do di lan­cia­re paro­le fer­me, chia­re, inap­pel­la­bi­li. Come a dire: Sal­vi­ni c’è e ha la solu­zio­ne, gli altri chiac­chie­ra­no. E que­sto vale soprat­tut­to sul­l’im­mi­gra­zio­ne: è lui e nes­sun altro, per usa­re una for­mu­la tan­to infla­zio­na­ta quan­to vuo­ta, ad “alza­re la voce in Euro­pa”. I son­dag­gi, intan­to, lo premiano.

E allo­ra, la doman­da che sor­ge spon­ta­nea di fron­te a que­sto qua­dro, lim­pi­da e net­tis­si­ma e pre­oc­cu­pan­te, è la seguen­te: o Sal­vi­ni è il miglio­re uomo poli­ti­co — nel sen­so di “pro­dot­to poli­ti­co” — che sia appar­so in Ita­lia negli ulti­mi quarant’anni, in gra­do di cono­sce­re nel pro­fon­do le pul­sio­ni e i sen­ti­men­ti degli ita­lia­ni e di sfrut­tar­li per impor­re un’agenda poli­ti­ca inno­va­ti­va, o è “solo” un gran bric­co­ne sen­za scru­po­li, un fur­bac­chio­ne, pron­to a fare del­lo sta­to di dirit­to e dei prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li di soli­da­rie­tà e di rispet­to car­ne da macel­lo. Il pro­ble­ma si pone dram­ma­ti­ca­men­te nel­la sua chia­rez­za, sen­za vie di mez­zo: la pola­riz­za­zio­ne nel pae­se è asso­lu­ta, e nes­su­no è dispo­sto ad ammet­te­re che l’interlocutore pos­sa ave­re ragione.

Con­di­vi­di:
Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

3 Trackback & Pingback

  1. L’irresistibile declino di Luigi Di Maio - Vulcano Statale
  2. Tutte le strade portano a Salvini - Vulcano Statale
  3. Elezioni Europee: non è la vittoria dei sovranisti - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.