Stalattiti: Mediterraneo di Fernand Braudel

«La sto­ria non è altro che una costan­te inter­ro­ga­zio­ne dei tem­pi pas­sa­ti in nome dei pro­ble­mi, del­le curio­si­tà e per­si­no del­le inquie­tu­di­ni e del­le ango­sce, del tem­po pre­sen­te che ci cir­con­da­no e ci asse­dia­no» Fer­nand Braudel

La sto­ria può esse­re pen­sa­ta come suc­ces­sio­ne dia­cro­ni­ca di even­ti sepa­ra­ti geo­gra­fi­ca­men­te; come un insie­me di fat­ti, alcu­ni più deter­mi­nan­ti di altri, acca­du­ti nel pas­sa­to. Oppu­re, il più del­le vol­te, vie­ne con­si­de­ra­ta come un pro­ces­so “a bloc­chi”, in cui lo svol­gi­men­to è chia­ro solo fin­ché si rima­ne all’interno del con­fi­ne, ma che si fa più con­fu­so quan­to più si cer­ca di met­te­re in rela­zio­ne, tra di loro, que­sti bloc­chi. In gene­ra­le pare esse­re qual­co­sa che riguar­da il pas­sa­to, non noi.

La sfi­da di Fer­nand Brau­del è pro­prio sfa­ta­re que­sti miti. Uno dei più impor­tan­ti sto­ri­ci con­tem­po­ra­nei, non­ché uno dei prin­ci­pa­li espo­nen­ti dell’École des Anna­les, ere­de dei pen­sa­to­ri e fon­da­to­ri Marc Bloch e Lucièn Fev­bre, egli sostie­ne e pro­po­ne come neces­sa­ria una rivi­si­ta­zio­ne pro­fon­da­men­te inno­va­ti­va del­la ricer­ca sto­rio­gra­fi­ca tra­di­zio­na­le.

I soste­ni­to­ri di que­sto nuo­vo meto­do — la cosid­det­ta Nou­vel­le Histoi­re — pen­sa­no alla sto­ria come un rac­con­to glo­ba­le, che sap­pia for­ni­re una visio­ne com­ple­ta del mon­do in modo tale da con­sen­ti­re a chiun­que vi si approc­ci di immer­ger­si in un con­te­sto ben pre­ci­so, così che sia vera­men­te pos­si­bi­le com­pren­der­lo. La sto­ria deve dun­que apri­re i suoi oriz­zon­ti alla socio­lo­gia, all’economia, alla poli­ti­ca, all’antropologia, sul­la base dell’idea che, come ogni indi­vi­duo è com­ples­so e mol­te­pli­ce, così è la sua sto­ria; non uni­vo­ca né iso­la­ta ma, ine­vi­ta­bil­men­te, sal­da­men­te e indis­so­lu­bil­men­te lega­ta a quel­la di tut­ti gli altri indi­vi­dui che popo­la­no e crea­no que­sto mondo.

Tra­scu­ra­re l’importanza del­la sto­ria è gra­ve e peri­co­lo­so, igno­ra­re la sua vera natu­ra lo è altret­tan­to, per que­sto è indi­spen­sa­bi­le che que­sto meto­do abbia successo.

Medi­ter­ra­neo è un libro poe­ti­co, dol­ce, sem­pli­ce e dilet­te­vo­le. Si pre­sen­ta come una rac­col­ta di sag­gi di Brau­del stes­so e di alcu­ni suoi col­le­ghi e vuo­le ave­re valo­re dida­sca­li­co, nono­stan­te il fat­to che per la sua scor­re­vo­lez­za e la sua deli­ca­tez­za potreb­be esse­re adat­to anche a un bam­bi­no: Medi­ter­ra­neo, infat­ti, è un libro che non pre­ten­de, con arro­gan­za, di rac­con­tar­ti la Sto­ria, ma sem­pli­ce­men­te ti rac­con­ta una sto­ria: la tua.

Rac­con­ta la sto­ria del­le civil­tà del Medi­ter­ra­neo dal­le ori­gi­ni fino al Nove­cen­to, pro­ce­den­do attra­ver­so nuclei tema­ti­ci essen­zia­li: dal­la ter­ra al mare, al com­mer­cio, a Roma, a Vene­zia, alle reli­gio­ni, alle migra­zio­ni, al turismo.

L’intensità del racconto affascina e abbraccia allo stesso tempo e insieme trasporta lontano, pur rimanendo incentrato su quella casa intima e affollata, su quel cuore pulsante, quella culla ondeggiante che è il mare Mediterraneo.

Sareb­be inu­ti­le insi­ste­re su come il Medi­ter­ra­neo appa­ia il risul­ta­to di con­ti­nui scam­bi, intrec­ci, movi­men­ti e migra­zio­ni, così come potreb­be sem­bra­re addi­rit­tu­ra ridi­co­lo riba­di­re quan­to sia impor­tan­te cono­sce­re la sua sto­ria, se però non fos­se neces­sa­rio farlo.

Ognu­no, da Medi­ter­ra­neo, trag­ga ciò che vuo­le.  La con­clu­sio­ne che io ho trat­to e per la qua­le con­si­glio a tut­ti di leg­ge­re que­sto libro può sem­bra­re qua­si bana­le, ele­men­ta­re, inge­nua, ma sen­to indi­spen­sa­bi­le tra­smet­ter­la: un libro di que­sto tipo è fon­da­men­ta­le per­chè cam­bia la visio­ne che noi abbia­mo del mon­do. Osser­va­re il mon­do da un’ampia pro­spet­ti­va, pen­sa­re al Medi­ter­ra­neo, ombe­li­co del mon­do, come qual­co­sa di uni­co e allo stes­so tem­po vibran­te, com­ples­so e dina­mi­co; guar­dar­lo dall’alto come qual­co­sa di non natu­ral­men­te divi­so né per con­fi­ni, né tan­to­me­no per “raz­ze” — quan­to è tri­ste, anco­ra oggi, dover usa­re que­sto ter­mi­ne vuo­to per­chè anco­ra radi­ca­to — né per etnie evi­ta con­flit­ti e scon­tri tra civil­tà. È bana­le, sì, ed è tal­men­te ele­men­ta­re che stu­pi­sce che non sia scon­ta­to per tutti.

Se pro­via­mo a stac­car­ci un atti­mo dal­la con­tin­gen­za e a guar­da­re le cose dall’alto, vedia­mo che il mon­do in cui vivia­mo, per come appa­re ai nostri occhi, è solo frut­to di una rie­la­bo­ra­zio­ne del tut­to per­so­na­le di tut­te le infor­ma­zio­ni che il nostro orga­ni­smo ha rac­col­to e memo­riz­za­to da quan­do sia­mo nati a que­sto istan­te, ovve­ro è una rie­la­bo­ra­zio­ne del tut­to per­so­na­le del­la nostra sto­ria: non nel sen­so che ci inven­tia­mo arbi­tra­ria­men­te come stan­no le cose, ma nel sen­so che sul­la base del  nostro vis­su­to som­ma­to alle pochis­si­me — rela­ti­va­men­te al Tut­to — testi­mo­nian­ze ogget­ti­ve che riu­scia­mo a repe­ri­re e a dimo­stra­re scien­ti­fi­ca­men­te come vere e cer­te, ci costruia­mo una visio­ne del mon­do che dipen­de, uni­ca­men­te ma non sem­pli­ce­men­te, da come que­ste testi­mo­nian­ze ven­go­no uni­te tra di loro.

È qui che avvie­ne il pas­sag­gio cru­cia­le, moti­vo per cui cre­do che la let­tu­ra di Brau­del sia indi­spen­sa­bi­le: il nostro modo di pen­sa­re il mon­do deter­mi­na il nostro modo di agi­re nel mon­do.

La cul­tu­ra for­se non ci ren­de immor­ta­li. I con­flit­ti esi­ste­ran­no sem­pre, pro­ba­bil­men­te, per­ché cre­do che fac­cia­no par­te, anche que­sti, del­la com­ples­si­tà dell’uomo.

Ciò che può svanire, invece, è l’idea che esistano delle divisioni “naturali” e che la storia di un singolo (individuo, gruppo, paese, continente) sia distinta dalla storia degli altri, e che la responsabilità della situazione del presente del singolo (individuo, gruppo, paese, continente) sia imputabile al singolo stesso e non al risultato semplice e naturale della relazione della complessa storia tra il singolo (individuo, gruppo, paese, continente) e tutti gli altri.

Un libro come que­sto ci aiu­ta a capi­re come orien­tar­ci e a tro­va­re un equi­li­brio nel­la com­ples­si­tà del mon­do, un mon­do visto dall’alto in cui noi, il nostro spa­zio e il nostro ego venia­mo ridi­men­sio­na­ti rispet­to a tut­to il resto.

La cul­tu­ra for­se non ci ren­de immor­ta­li, ma ci aiu­ta a soprav­vi­ve­re, anzi, a vive­re meglio e una visio­ne glo­ba­le e appro­fon­di­ta del mon­do come quel­la pro­po­sta da que­sto libro aiu­ta a difen­der­ci e avreb­be aiu­ta­to a difen­de­re quel­le — tra le innu­me­re­vo­li— 629 per­so­ne che per gior­ni e not­ti han­no visto il Medi­ter­ra­neo non come una casa, ma come una poten­zia­le tomba.

La cul­tu­ra è l’unica arma, l’unica dav­ve­ro alla por­ta­ta di tut­ti, che può sal­var­ci e che deve esse­re dife­sa e impu­gna­ta con for­za, oggi più che mai.

Angelica Mettifogo
In bili­co tra tut­to quel­lo che voglio fare e il tem­po che ho per far­lo. Intan­to stu­dio filosofia.
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In bilico tra tutto quello che voglio fare e il tempo che ho per farlo. Intanto studio filosofia.