Moda eco-friendly e sostenibile: l’Italia al primo posto

È 27 set­tem­bre, sia­mo in pie­no fashion mood. Come ogni anno, a Mila­no, duran­te la set­ti­ma­na del­la moda ormai qua­si con­clu­sa­si, le pas­se­rel­le degli sti­li­sti bru­li­ca­no di inte­res­san­ti novi­tà. La più sor­pren­den­te, quel­la che ha fat­to più par­la­re di sé, ce la dà Green­pea­ce che assie­me al Con­sor­zio Ita­lia­no vuo­le lan­cia­re una cam­pa­gna eco-friend­ly che riguar­da la real­tà mani­fat­tu­rie­ra italiana.
Que­sto impe­gno “detox” nasce a segui­to dei Green Car­pet Fashion Awards, even­to duran­te il qua­le si è deci­so per un futu­ro del­la moda libe­ro da sostan­ze tos­si­che. Mol­te sono sta­te le indu­strie tes­si­li che han­no ade­ri­to alla pro­po­sta, tra le qua­li tro­via­mo Tosco­fi­la­ti, Can­dia­ni Denim, Tes­sil­fi­bre, LTA, tut­te capi­ta­na­te da Con­fin­du­stria Tosca­na Nord, che già due anni fa ave­va ade­ri­to alla cam­pa­gna. Nasce quin­di il Con­sor­zio Ita­lia­no Imple­men­ta­re Detox (CID), ovve­ro la pri­ma strut­tu­ra a livel­lo mon­dia­le ad impe­gnar­si in que­sto pro­get­to, che con­ta ben tren­ta­quat­tro azien­de mani­fat­tu­rie­re spar­se su tut­ta la penisola.

La proposta prevede che entro l’anno 2020 venga eliminata definitivamente ogni traccia di sostanza tossica dal ciclo di produzione tessile.

Quel­lo che il con­sor­zio si pro­spet­ta è di arri­va­re ad un ade­gua­to con­nu­bio tra il pro­dot­to e le esi­gen­ze di tute­la dell’uomo, il tut­to a impat­to zero sull’ambiente cir­co­stan­te; è infat­ti lo stes­so pre­si­den­te del CID a sot­to­li­nea­re la neces­si­tà di indi­riz­za­re il set­to­re del fashion ad una moda più con­scia e soste­ni­bi­le.

Come spie­ga Andrea Cavic­chi, pre­si­den­te del CID:

Gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne con Green­pea­ce, sia­mo riu­sci­ti a dimo­stra­re che una moda più puli­ta è pos­si­bi­le e che biso­gna con­ti­nua­re a lavo­ra­re in manie­ra seria ed effi­ca­ce in que­sta direzione.

Va ricor­da­to infat­ti che ogni anno, l’industria tes­si­le pro­du­ce emis­sio­ni di ani­dri­de car­bo­ni­ca per cir­ca 200 milio­ni di ton­nel­la­te. Cifre che fan­no gira­re la testa che supe­ra­no di gran lun­ga le emis­sio­ni di traf­fi­co aereo e marit­ti­mo mes­so assie­me. Inol­tre, spes­so anche il man­ca­to o l’erroneo rici­clag­gio degli indu­men­ti pro­vo­ca­no gros­si disa­gi ambien­ta­li, che por­ta­no poi ad una spe­sa assai note­vo­le per cer­ca­re di risol­ve­re il problema.
Oltre al grup­po sopra­ci­ta­to, altri mar­chi han­no deci­so di ade­ri­re a que­sta ini­zia­ti­va; ricor­dia­mo infat­ti H&M, che da alcu­ni anni ha avvia­to un pro­gram­ma di rici­clo di capi usa­ti por­tan­do­li in nego­zio, o la linea Con­scious Col­lec­tion rea­liz­za­ta solo con mate­ria­li di recupero.

Tra i grandi nomi della haute couture troviamo Stella McCartney che ha creato in collaborazione con Adidas il primo paio di scarpe Vegan! Idee semplici, ma in prospettiva di un futuro più ‘green’ e sostenibile.

Nel mon­do sono cir­ca 80 le impre­se che si impe­gna­no ad una moda che non uti­liz­zi sostan­ze tos­si­che e 60 di que­ste sono ita­lia­ne. Un bel moti­vo d’orgoglio per il nostro pae­se che sem­bra dav­ve­ro per­va­so di gran­di obbiet­ti­vi in que­sto senso.
Tut­ta­via, que­ste dit­te fan­no par­te solo del 15% dell’industria del­la moda e sen­si­bi­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca non è cosa da poco.
A tal pro­po­si­to si è espres­sa Chia­ra Cam­pio­ne di Green­pea­ce Italia:

C’è un 85% del set­to­re tes­si­le che non sta facen­do abba­stan­za per eli­mi­na­re le sostan­ze chi­mi­che peri­co­lo­se. Que­sto è inac­cet­ta­bi­le. È ora però che anche i deci­so­ri poli­ti­ci si impe­gni­no affin­ché Detox diven­ti uno stan­dard pro­dut­ti­vo a cui attenersi.

Da que­ste paro­le è chia­ro che un ruo­lo impor­tan­te lo veste la poli­ti­ca, che for­se dovreb­be agi­re con pol­so e fer­mez­za spro­nan­do sem­pre più ad adot­ta­re que­sto atteggiamento.
Mate­ria­li sicu­ri, tute­la del lavo­ro, rispet­to del­le nor­me igie­ni­che, sal­va­guar­dia del pia­ne­ta; la respon­sa­bi­li­tà non è solo nel­le mani dei mar­chi e del­le case di pro­du­zio­ne, ma anche in quel­le dei con­su­ma­to­ri, che con le loro scel­te deter­mi­na­no cer­te dina­mi­che del mer­ca­to. Per rea­liz­za­re un pia­ne­ta sano, feli­ce e alla “moda” è neces­sa­rio uno sfor­zo con­giun­to: i con­su­ma­to­ri dovreb­be­ro diven­ta­re più con­sa­pe­vo­li e respon­sa­bi­li ed esse­re dispo­sti a cam­bia­re radi­cal­men­te le pro­prie abi­tu­di­ni; le azien­de dovreb­be­ro pun­ta­re sul loro sen­so etico.

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Francesca Ferrari
Sono una let­te­ra­ta com­bat­ti­va come una tigre, rug­gi­sco ma fac­cio anche le fusa. Non impor­ta come cado, l’im­por­tan­te è rial­zar­mi e nel men­tre guar­do il mon­do e ne fac­cio articoli.
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Sono una letterata combattiva come una tigre, ruggisco ma faccio anche le fusa. Non importa come cado, l'importante è rialzarmi e nel mentre guardo il mondo e ne faccio articoli.

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