Inside Magritte. Emotion exhibition

Da oggi fino al 10 feb­bra­io 2019 sarà pos­si­bi­le visi­ta­re l’e­spo­si­zio­ne Insi­de Magrit­te. Emo­tion Exhi­bi­tion pres­so la Fab­bri­ca del Vapo­re di Milano.

L’iniziativa, più che una mostra, è un’espe­rien­za immer­si­va e mul­ti­me­dia­le vol­ta a far con­ver­ge­re l’attenzione di un pub­bli­co mol­to ampio, in par­ti­co­la­re quel­lo gio­va­ne, sul­la pro­du­zio­ne pit­to­ri­ca dell’artista surrealista.

L’utilizzo del digi­ta­le, pro­po­sto in diver­se varian­ti, rispon­de a mol­te­pli­ci esi­gen­ze, a par­ti­re da quel­le di carat­te­re comu­ni­ca­ti­vo: “si è volu­to impie­ga­re il mez­zo più cono­sciu­to e uti­liz­za­to per rag­giun­ge­re un gran­de nume­ro di per­so­ne, per avvi­ci­na­re anche un pub­bli­co poco appas­sio­na­to d’arte a una cono­scen­za diver­ti­ta dell’artista, in con­trap­po­si­zio­ne a una frui­zio­ne fron­ta­le e silen­zio­sa che carat­te­riz­za i musei tra­di­zio­na­li e che è lega­ta, nell’immaginario col­let­ti­vo, a un’atmosfera mor­ti­fe­ra”, così affer­ma la cura­tri­ce del per­cor­so espo­si­ti­vo e sto­ri­ca dell’arte Julie Wasei­ge.

Lo spett-attore è infatti libero di muoversi attraverso le tele, che si trasfigurano per assumere differenti contorni, in armonia con l’origine surrealista dei quadri e concetti quali “visibile”, “nascosto” e “apparente”.

La tra­sfor­ma­zio­ne degli ogget­ti è, del resto, un pen­sie­ro caro allo stes­so René Magrit­te, che si impe­gnò a mostra­re il miste­ro del­la real­tà sen­za voler­ne dare un’interpretazione universale.

Il cuo­re dell’esposizione è la cosid­det­ta Sala Immer­si­va, nel­la qua­le vie­ne pro­iet­ta­to l’intero uni­ver­so del pit­to­re, non solo nel­la sua veste più ico­ni­ca, ma par­ten­do dai suoi pri­mi qua­dri astrat­ti fino ad arri­va­re al perio­do post-bel­li­co, in cui vole­va dif­fon­de­re imma­gi­ni gio­io­se, il cosid­det­to “bel­lo del­la vita”.

Dif­fi­cil­men­te sareb­be sta­to pos­si­bi­le riu­ni­re in un uni­co luo­go tut­te le cen­to­ses­san­ta ope­re sele­zio­na­te per ricrea­re, in bre­ve tem­po, l’intera evo­lu­zio­ne arti­sti­ca del pit­to­re. Gli spa­zi del­la Fab­bri­ca del Vapo­re, dai sof­fi­ti alti e dagli spa­zi ampi, ben si pre­sta­no a que­sto tipo di rap­pre­sen­ta­zio­ne che non vuo­le sosti­tui­re l’istituzione musea­le ma affian­car­vi­si, asse­con­dan­do il dif­fe­ren­te modo di frui­re dell’opera d’arte affer­ma­to­si già nel seco­lo scorso.

Duran­te la nar­ra­zio­ne visi­va si è accom­pa­gna­ti dal­la musi­ca di Erik Satie, che si con­trad­di­stin­gue per la neu­tra­li­tà del­le emo­zio­ni, che ben si spo­sa con l’autonomia che il pub­bli­co pos­sie­de duran­te l’esposizione e coe­ren­te con la poe­ti­ca del pit­to­re surrealista.

Lo stes­so Magrit­te ave­va ade­ri­to, all’ini­zio degli anni Cin­quan­ta, ad un pro­get­to simi­le, com­pa­ti­bil­men­te con i mez­zi dell’epoca: oltre set­tan­ta metri di per­cor­so cir­co­la­re furo­no affre­sca­ti con le sue ope­re prin­ci­pa­li per abbel­li­re la sala di un casi­nò bel­ga. Se è vero infat­ti che le moder­ne tec­no­lo­gie non pos­so­no mostra­re i rea­li trat­ti dipin­ti dall’artista è anche vero che pos­so­no però met­ter­li in rilie­vo, per­met­ten­do di entra­re let­te­ral­men­te nei suoi qua­dri, gra­zie a una sala adi­bi­ta alla real­tà virtuale.

“Le ideo­lo­gie di Magrit­te” pro­se­gue la cura­tri­ce del­la mostra “ven­go­no ripre­se e soste­nu­te: le imma­gi­ni, infat­ti, non sono spie­ga­te da nes­sun sup­por­to testua­le. L’artista dif­fi­da­va del lin­guag­gio, dan­do all’immagine un’importanza tota­le. Essa era tut­to ciò che per lui con­ta­va, al di là del­la tec­ni­ca pit­to­ri­ca. Pen­sa­va, inol­tre, che una ripro­du­zio­ne aves­se lo stes­so valo­re dell’opera ori­gi­na­le: lui stes­so, alle mostre, si anno­ia­va e rite­ne­va suf­fi­cien­te frui­re di un’opera a par­ti­re da una cartolina”.

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Giulia Desogus
Inse­guo poke­mon leg­gen­da­ri fino a quan­do arri­vo al mare. E allo­ra fac­cio windsurf.