Kavanaugh, la Corte Suprema e il caso che sta scuotendo gli USA

“Qual è il ricor­do più vivi­do di quel­la not­te, qual­co­sa che non potrà mai dimenticare?”

“Inde­le­bi­li nel mio ippo­cam­po sono le risa­te fra­go­ro­se fra loro due e come si diver­ti­va­no a mie spese”

“Era lei l’oggetto del­le risate?”

“Ero sot­to uno di loro men­tre ridevano”

Sono que­ste le paro­le dell’accusatrice dell’onorevole sena­to­re del­la Cor­te Supre­ma sta­tu­ni­ten­se Brett Kava­nau­gh, la psi­co­lo­ga Chri­sti­ne Bla­sey Ford, inter­ro­ga­ta in Sena­to il 27 set­tem­bre dal giu­di­ce Lea­hy. Nono­san­te sia ter­ro­riz­za­ta, “par­la­re è dove­re civi­co” dice davan­ti alla com­mis­sio­ne di Giu­sti­zia del Sena­to. Ford denun­cia il ten­ta­to stu­pro che si sareb­be con­su­ma­to 36 anni fa, nel 1982, ad una festa, quan­do lei e il giu­di­ce era­no anco­ra adolescenti.

La sua testi­mo­nian­za è ripor­ta­ta da ABC­News: ad una festa di licea­li, in casa, Ford sale le sca­le per anda­re in bagno, ma si sen­te tra­sci­na­re in una came­ra da let­to da Brett Kava­nau­gh e Mark Jud­ge, suo ami­co. C’era già del­la musi­ca, ma i due la alza­no per evi­ta­re che gli altri invi­ta­ti pos­sa­no sen­ti­re qual­co­sa. Brett, visi­bil­men­te ubria­co, la spin­ge sul let­to e si met­te sopra di lei. La toc­ca, stru­scia le sue lab­bra su di lei, cer­ca di toglier­le i vesti­ti, ma è trop­po ubria­co per riuscirci.

“Pen­sa­vo mi avreb­be stu­pra­ta. Cer­cai di urla­re, per far­mi sen­ti­re, ma Brett mi mise una mano sul­la boc­ca per far­mi smet­te­re di urla­re. È que­sto quel­lo che mi ha segna­ta di più e che ha avu­to l’impatto più dura­tu­ro nel­la mia vita. Se Mark Jud­ge non si fos­se lan­cia­to sul let­to e non fos­si­mo cadu­ti per ter­ra, io non sarei riu­sci­ta a scap­pa­re da quel­la situazione.”

Ford spie­ga di non aver mai nomi­na­to Kava­nau­gh al di fuo­ri del­la tera­pia, ma che tut­to è cam­bia­to quan­do, a luglio, ha sen­ti­to il nome del can­di­da­to alla Cor­te Supre­ma in televisione.

Dall’altra par­te, il giu­di­ce pro­po­sto dal pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti respin­ge tut­te le accu­se, rila­scian­do un’intervista mano nel­la mano con sua moglie, che sostie­ne: “Tut­to ciò è impos­si­bi­le. Mio mari­to è un uomo buo­no e, in più, non ha mai avu­to rap­por­ti ses­sua­li al liceo o comun­que pri­ma del col­le­ge.” Insie­me alla moglie, anche Trump con­ti­nua a soste­ne­re il suo pro­tet­to, nono­stan­te il caso sia già pas­sa­to all’FBI, che ha con­tat­ta­to la secon­da don­na che sostie­ne di esse­re mole­sta­ta, Debo­ra Rami­rez, avvo­ca­to ed ex com­pa­gna di col­le­ge, a Yale, di Kavanaugh.

Nel frat­tem­po, anche David Litt, lo spee­ch­w­ri­ter di Oba­ma, si è espres­so in meri­to. Il caso Kava­nau­gh, dice, è sta­to un gran­de erro­re dei Repubblicani.
Alla doman­da “Che cosa suc­ce­de­rà ades­so?” Litt rispon­de: “Non ho idea di cosa acca­drà. Pen­so che quel­lo che dovreb­be suc­ce­de­re è che l’FBI inve­sti­ghi sul caso, e cer­chi la veri­tà nel modo più com­ple­to e chia­ro, pren­den­do­si il tem­po che ser­ve. Ma i repub­bli­ca­ni sono mol­to deter­mi­na­ti nel pro­ce­de­re il più spe­di­ta­men­te possibile.”

In aggiun­ta, spun­ta una ter­za don­na su cui sta inve­sti­gan­do l’FBI, Julie Swet­nik, che lo accu­sa di mole­stie ses­sua­li. Secon­do la dichia­ra­zio­ne rila­scia­ta tra­mi­te il suo avvo­ca­to, anche lei avreb­be cono­sciu­to Kava­nau­gh alle supe­rio­ri, quan­do il futu­ro giu­di­ce del­la Cor­te Supre­ma gira­va ubria­co per le feste licea­li per rimor­chia­re ragaz­ze anco­ra ado­le­scen­ti e ubriache.

Dopo le accu­se mos­se e il gran pol­ve­ro­ne alza­to, Trump ha ordi­na­to di sospen­de­re il pro­ces­so di con­fer­ma di Kava­nau­gh a giu­di­ce del­la Cor­te Supre­ma, sospen­sio­ne che dure­rà una set­ti­ma­na, tem­po neces­sa­rio – alme­no per Mr. Pre­si­dent – affin­ché l’FBI con­du­ca le debi­te indagini.

Con­di­vi­di:
Elena Cirla
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne, clas­se 1994.
Aman­te del­l’au­tun­no, dei viag­gi e del vino rosso.