L’abitare nei racconti di Paolo Cognetti

Milano 2011, 11 A7-32 Fotografia di Gabriele Basilico, 2011 Pure Pigment Print, 2015 ed. 4-10 formato cm 130×130

Pao­lo Cognet­ti, clas­se ‘78, è mila­ne­se di nasci­ta e di cuo­re, come scri­ve sul suo blog “Capi­ta­no mio capi­ta­no” in cui par­la del sen­so di appar­te­nen­za che pro­va per Mila­no, ana­liz­zan­do il per­ché sen­tia­mo nostra una cit­tà: «È tua per­ché a un cer­to pun­to l’hai esplo­ra­ta, hai tro­va­to rifu­gio in cer­te sue stra­de, te ne sei inna­mo­ra­to. È tua per­ché quan­do la guar­di i tuoi occhi vedo­no in quat­tro dimen­sio­ni, e la quar­ta è il tem­po: vedo­no la cit­tà di oggi sopra a quel­la di ieri, e le met­to­no in relazione.»

I rac­con­ti e i roman­zi di Pao­lo Cognet­ti sono per­mea­ti da una for­te rifles­sio­ne sui luo­ghi, sul­la con­no­ta­zio­ne affet­ti­va che a que­sti asse­gnia­mo in diver­si momen­ti del­la nostra vita. Il suo sguar­do ci gui­da ad una com­pren­sio­ne dell’importanza degli ambien­ti, dell’ascolto dei ter­ri­to­ri che ci cir­con­da­no, assa­po­ran­do un sen­so dell’abitare più con­sa­pe­vo­le. È incre­di­bi­le come leg­gen­do in ordi­ne la sua pro­du­zio­ne let­te­ra­ria si pos­sa riper­cor­re­re la sua sto­ria, notan­do come ven­ga alla luce un per­cor­so di cre­sci­ta, dura­to anni, alla ricer­ca di un equi­li­brio tra luo­ghi mol­to diver­si e di come alla fine que­sta lot­ta da funam­bo­lo sem­bri aver tro­va­to la sua incli­na­zio­ne vin­cen­te, come testi­mo­nia anche la sto­ria che rac­con­ta in Le otto mon­ta­gne (Pre­mio Stre­ga 2017). 

“Le cit­tà sono fat­te di stra­de che non van­no da nes­su­na par­te. Le stra­de di cit­tà sono sto­rie tra uomi­ni, e han­no il loro stes­so desti­no. Quan­do le sto­rie fini­sco­no, del­le stra­de non rima­ne più nien­te.” (Gui­da­re nel­le metro­po­li, Pao­lo Cognetti) 

Par­ten­do dal­la rac­col­ta di rac­con­ti Manua­le per ragaz­ze di suc­ces­so, Pao­lo Cognet­ti ci fa bere il net­ta­re di Mila­no sen­za tra­la­sciar­ne nem­me­no una goc­cia: dal­la cir­con­val­la­zio­ne come con­fi­ne tra cen­tro e peri­fe­ria alle cam­pa­nel­le di un tram di not­te, fino ad una Mila­no nata­li­zia splen­den­te come “uno scia­me di luc­cio­le in un vaso di vetro”, chiu­den­do su un altro con­cet­to di con­fi­ne cit­ta­di­no come l’aeroporto di Mal­pen­sa. Il filo con­dut­to­re del­la rac­col­ta sono i per­so­nag­gi fem­mi­ni­li accom­pa­gna­ti da uomi­ni piut­to­sto debo­li e diso­rien­ta­ti, che si aggi­ra­no all’interno di una cor­ni­ce comu­ne, Mila­no, che ha per ogni per­so­nag­gio un aspet­to dif­fe­ren­te ed è soprat­tut­to defor­ma­ta da espe­rien­ze di vita e lega­mi affettivi. 

Nel­la secon­da rac­col­ta Una cosa pic­co­la che sta per esplo­de­re, i due rac­con­ti con­clu­si­vi pre­sen­ta­no due fughe. Il pri­mo rac­con­ta di una clas­si­ca fuga esti­va dal­la cit­tà che con­sen­te al ragaz­zo pro­ta­go­ni­sta la sco­per­ta di un nuo­vo mon­do all’interno del­la natu­ra, e di una nuo­va soli­tu­di­ne asso­lu­ta e lon­ta­na da tut­to, una sen­sa­zio­ne com­ple­ta­men­te incon­sue­ta e spes­so dif­fi­ci­le da pro­va­re per qual­cu­no abi­tua­to a rit­mi fre­ne­ti­ci e ingom­bran­ti fol­le cit­ta­di­ne. La secon­da fuga avvie­ne in dire­zio­ne con­tra­ria, al cen­tro la madre del nar­ra­to­re, che da gio­va­ne fug­ge da una vita di cam­pa­gna, di lavo­ro nei cam­pi e pro­vin­cia­li­smo per rifu­giar­si in quel fer­vo­re cul­tu­ra­le da liceo cit­ta­di­no, in cui tro­ve­rà amo­re e rivoluzione. 

L’apice defi­ni­ti­vo di que­sta sot­ti­le trac­cia di rifles­sio­ni sull’abitare vie­ne resa più mar­ca­ta­men­te auto­bio­gra­fi­ca ed espli­ci­ta con Le otto mon­ta­gne in cui vedia­mo la vita del pro­ta­go­ni­sta costan­te­men­te divi­sa tra mon­ta­gna e cit­tà. L’autore in quest’opera si ritrae nel per­so­nag­gio di Pie­tro, per il qua­le la mon­ta­gna è un pae­sag­gio d’infanzia e vil­leg­gia­tu­ra, ma con il tem­po ne sco­pre le mol­te­pli­ci pos­si­bi­li­tà che van­no ben oltre una vacan­za esti­va. Così, come lui, Pao­lo Cognet­ti rac­con­ta in diver­se inter­vi­ste di divi­de­re il suo anno in due metà e di spen­de­re quel­la inver­na­le a Mila­no e quel­la esti­va in bai­ta, asse­con­dan­do entram­be le real­tà che lo appassionano.

Con­di­vi­di:
Arianna Preite
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.
Mi appas­sio­na­no le con­ver­sa­zio­ni sti­mo­lan­ti, ma non le chiac­chie­re di pri­ma mattina.