L’eterna diatriba: medicina e il numero chiuso

Tron­ca­re le meri­ta­te vacan­ze esti­ve post-matu­ri­tà, sosti­tui­te dal­lo stu­dio di fisi­ca, chi­mi­ca, mate­ma­ti­ca, bio­lo­gia, cul­tu­ra gene­ra­le e logi­ca, affian­ca­te tal­vol­ta da libri di aiu­to-stu­dio o da tutor in car­ne ed ossa: in poche righe si è descrit­ta la situa­zio­ne in cui nume­ro­si can­di­da­ti, desi­de­ro­si di entra­re nel­la facol­tà di Medi­ci­na e Chi­rur­gia, ver­sa­no duran­te l’estate. Que­sta fati­ca di Erco­le, in futu­ro potreb­be esse­re dra­sti­ca­men­te ridi­men­sio­na­ta, se non addi­rit­tu­ra eliminata.

La mat­ti­na del 16 otto­bre, le mag­gio­ri testa­te gior­na­li­sti­che han­no ripor­ta­to la noti­zia secon­do cui il Con­si­glio dei Mini­stri, nell’ambito del­la com­pi­la­zio­ne del decre­to fisca­le e del­la mano­vra eco­no­mi­ca avreb­be inten­zio­ne di allar­ga­re l’accesso alla facol­tà di Medi­ci­na e Chi­rur­gia a più stu­den­ti, oltre ad un mag­gior nume­ro di bor­se di studio.

Nono­stan­te sul sito del Gover­no Ita­lia­no, al pun­to 22 del­la mano­vra, si fos­se let­to “Abo­li­zio­ne del nume­ro chiu­so del­le facol­tà di Medi­ci­na”, Palaz­zo Chi­gi ha volu­to ret­ti­fi­ca­re, come ripor­ta­to da Il Fat­to Quo­ti­dia­no, che si trat­ti fon­da­men­tal­men­te di “un obiet­ti­vo poli­ti­co di medio perio­do che potrà pre­ve­de­re un per­cor­so gra­dua­le di aumen­to dei posti dispo­ni­bi­li, fino al supe­ra­men­to del nume­ro chiuso”.

Ergo, per una facol­tà di Medi­ci­na a por­te aper­te si dovrà atten­de­re, men­tre per que­gli stu­den­ti, che avran­no inten­zio­ne di ten­ta­re il test per il pros­si­mo anno acca­de­mi­co, è pos­si­bi­le che si tro­vi­no davan­ti ad una sele­zio­ne meno rigida.

Facoltà di Medicina e numero chiuso: una diatriba estremamente spinosa, tra chi vorrebbe che la facoltà fosse aperta a tutti, e chi reputa che dei paletti all’ingresso siano necessari.

Per l’anno acca­de­mi­co 2018–2019, i can­di­da­ti al test nazio­na­le per l’accesso sono sta­ti 67mila, con­tro i 9779 posti dispo­ni­bi­li. Ciò signi­fi­ca che solo il 15% dei can­di­da­ti ha avu­to acces­so alla facol­tà. Una per­cen­tua­le ogget­ti­va­men­te stri­min­zi­ta, non orto­dos­sa per poter par­la­re, in toto, di dirit­to allo studio.

Sem­pre trat­tan­do ter­mi­ni sta­ti­sti­ci, le per­cen­tua­li non sor­ri­do­no al bel­pae­se nem­me­no riguar­do il nume­ro com­ples­si­vo dei lau­rea­ti ita­lia­ni. Secon­do l’Eurostat, in Ita­lia sol­tan­to il 26.4% del­le per­so­ne tra i 25 e i 34 anni pos­sie­de una lau­rea, con­tro la media dell’Unione Euro­pea che vede il 38.8%; l’Italia è il penul­ti­mo pae­se nell’Unione per nume­ro di lau­rea­ti (miglio­re solo del­la Romania).

Nume­ri inac­cet­ta­bi­li che, come enun­cia­to dal Con­si­glio dei Mini­stri all’interno del­la mano­vra, nell’ambito dei futu­ri cami­ci bian­chi pre­ve­drà un ammor­bi­di­men­to del­la sele­zio­ne, nono­stan­te il pro­ble­ma sia radi­ca­to a tut­te le facol­tà, le qua­li neces­si­ta­no anche loro di un cam­bia­men­to. Tut­ta­via, è essen­zia­le che que­sta mano­vra ven­ga fat­ta nel lun­go perio­do, pre­ve­den­do appun­to una sem­pli­fi­ca­zio­ne pro­gres­si­va nell’accesso a Medi­ci­na, e non un’immediata abo­li­zio­ne del nume­ro chiu­so (come era sta­to inte­so dal pri­mis­si­mo comu­ni­ca­to del Con­si­glio dei Ministri).

Il compito che il Governo ha intenzione di portare a termine cozza, infatti, contro numerosi scogli economici.

Gui­do Mar­ti­na­to, por­ta­vo­ce di Udu (che da anni si bat­te per un libe­ro acces­so uni­ver­si­ta­rio), ha espres­so il suo scet­ti­ci­smo riguar­do ad una pos­si­bi­le ed imme­dia­ta eli­mi­na­zio­ne del nume­ro chiu­so, asse­ren­do  che “abo­lir­lo di pun­to in bian­co sareb­be una fol­lia. Se aumen­ti di alme­no sei vol­te gli stu­den­ti allo­ra devi anche assu­me­re pro­fes­so­ri, pagar­li, inve­sti­re sul­le infra­strut­tu­re e man­te­ne­re il livel­lo didat­ti­co a livel­lo alto”.
Biso­gne­reb­be soste­ne­re infat­ti una serie di spe­se gover­na­ti­ve parec­chio con­si­sten­ti, spe­cial­men­te pen­san­do al mare magno di atti­vi­tà didat­ti­che svol­te dai futu­ri cami­ci bian­chi duran­te l’arco dei 6 anni, come labo­ra­to­ri, tiro­ci­ni, atti­vi­tà per­so­na­liz­zan­ti, accom­pa­gna­te dall’utilizzo, per esem­pio, di mac­chi­na­ri medi­ci o labo­ra­to­ri fisi­ci; un tipo di didat­ti­ca che, in man­can­za dei fon­di neces­sa­ri, por­te­reb­be ad una for­ma­zio­ne lacu­no­sa dei futu­ri laureati.

Non solo, ma par­lan­do di assun­zio­ne per un neo-lau­rea­to in Medi­ci­na, non è tut­to rose e fio­ri. Pen­de sul­le teste dei neo-lau­rea­ti il cosid­det­to “pro­ble­ma dell’imbuto”, ossia una caren­za di medi­ci spe­cia­li­sti a fron­te di un nume­ro ele­va­to di medi­ci non spe­cia­li­sti, dove que­sti ulti­mi tal­vol­ta non rie­sco­no a tro­va­re lavoro.

Car­lo Paler­mo, segre­ta­rio nazio­na­le dell’Anaao Asso­med, a riguar­do del­la vicen­da ha volu­to accen­tua­re il pro­ble­ma del­la sele­zio­ne infer­na­le per le spe­cia­li­sti­che post-lau­rea: “In Ita­lia non man­ca­no i medi­ci, in quan­to lau­rea­ti in Medi­ci­na e Chi­rur­gia, ma i medi­ci spe­cia­li­sti, cioè for­ni­ti del tito­lo neces­sa­rio per l’ac­ces­so al mon­do del lavo­ro. Tan­to è vero che nel­l’im­bu­to for­ma­ti­vo sono rima­sti intrap­po­la­ti que­st’an­no 9.000 medi­ci, lau­rea­ti e abi­li­ta­ti, ma impos­si­bi­li­ta­ti a lavo­ra­re nel Ser­vi­zio Sani­ta­rio Nazio­na­le ed anche nel set­to­re privato”.

Sia­mo davan­ti ad un lim­bo, in cui ogni scel­ta del Mini­ste­ro riguar­do la vicen­da potreb­be ave­re risvol­ti dram­ma­ti­ci. Se è pur vero che la meri­to­cra­zia non si valu­ta con un test di 60 doman­de, a scel­ta mul­ti­pla, svol­to in 100 minu­ti, un acces­so incon­trol­la­to non sane­reb­be alle tasche del­lo Sta­to, pre­ve­den­do gras­se spe­se, e nem­me­no agli stu­den­ti, costret­ti a ritro­var­si in ambien­ti disper­si­vi e ad una didat­ti­ca pessima.
Se è vero che in medio stat vir­tus, una papa­bi­le solu­zio­ne potreb­be esse­re simi­le a quel­la idea­ta dal Poli­tec­ni­co di Tori­no nel 2016: quin­di, un’attenzione seve­ra ai cre­di­ti otte­nu­ti in un deter­mi­na­to perio­do di tem­po, e pugno di fer­ro ver­so colo­ro che, già dal pri­mo anno, non sono in gra­do di dimo­strar­si pro­dut­ti­vi in ambi­to accademico.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.