Lo Slum Ballet di Fredrik Lerneryd

Foto­gra­fie di Fre­drik Lerneryd

Kibe­ra è la più gran­de barac­co­po­li di tut­ta l’Africa. Cir­ca 2,5 milio­ni di per­so­ne, oltre la metà del­la popo­la­zio­ne di Nai­ro­bi, vivo­no nei 12 vil­lag­gi che la com­pon­go­no. Lo slum cir­con­da tut­to il ter­ri­to­rio urba­no del­la capi­ta­le kenio­ta e lo stes­so nome —  fore­sta” in nubia­no — richia­ma la sua natu­ra sel­vag­gia e ino­spi­ta­le. A Kibe­ra solo due barac­che su die­ci dispon­go­no di elet­tri­ci­tà. Non esi­sto­no strut­tu­re ospe­da­lie­re né ammi­ni­stra­zio­ne pub­bli­ca men­tre epi­de­mie (in par­ti­co­la­re l’HIV) e ille­ga­li­tà sono all’ordine del gior­no. In una simi­le real­tà, ogni mer­co­le­dì pome­rig­gio, ven­ti bam­bi­ne e ragaz­ze aspet­ta­no con impa­zien­za che Mike Wama­ya, il loro inse­gnan­te di dan­za clas­si­ca, tra­sfor­mi una pol­ve­ro­sa aula di cemen­to nel­la sala pro­ve del­la Spurgeon’s Academy. 

In uno sfavillio di tutù dai toni pastello e scarpette di raso, le ballerine si dispongono diligentemente in fila, allungano la mano sulla sbarra (immaginaria) ed iniziano la loro lezione. 

L’iniziativa nasce da One Fine DayAnno’s Afri­ca, due orga­niz­za­zio­ni uma­ni­ta­rie atti­ve in Kenya ed impe­gna­te in pro­get­ti edu­ca­ti­vi arti­sti­ci per i bam­bi­ni degli slums. Con atti­vi­tà che spa­zia­no dal­la musi­ca alla scrit­tu­ra crea­ti­va, dal cine­ma alla dan­za, que­ste asso­cia­zio­ni diven­ta­no un vero e pro­prio diver­si­vo, se non addi­rit­tu­ra fon­te di spe­ran­za, nel­la vita dei ragaz­zi che rie­sco­no a coinvolgere. 

Fre­drik Ler­ne­ryd, foto­gra­fo di ori­gi­ni sve­de­si con base a Nai­ro­bi, ha rac­con­ta­to que­sta sto­ria attra­ver­so gli scat­ti di Slum Bal­let, pro­get­to che lo ha impe­gna­to per oltre 18 mesi e che gli è val­so la vit­to­ria del pri­mo pre­mio ai Sony World Pho­to­gra­phy Awards nel­la cate­go­ria Con­tem­po­ra­ry Issues.

 

 

 

«Ho comin­cia­to a scat­ta­re per que­sto pro­get­to nel 2016, e duran­te ulti­mi due anni ho con­ti­nua­to a lavo­rar­ci ad inter­mit­ten­za, tra un lavo­ro e l’altro. Sta­vo cer­can­do nuo­ve sto­rie di cui potes­si occu­par­mi per un lun­go perio­do a Kibe­ra. Vole­vo mostra­re una pro­spet­ti­va dif­fe­ren­te del­lo slum rispet­to a quel­la che vie­ne già ampia­men­te dif­fu­sa. È sta­to con una lun­ga ricer­ca onli­ne che ho sco­per­to le lezio­ni di dan­za clas­si­ca tenu­te alla Spurgeon’s» ha spie­ga­to Fredrik. 

Il ruo­lo del­la dan­za clas­si­ca nel­la cul­tu­ra afri­ca­na è, quan­do non del tut­to sco­no­sciu­to, pres­so­ché ine­si­sten­te. È sta­to pro­prio un con­tra­sto del gene­re ad atti­ra­re il foto­gra­fo: «Il bal­let­to, a mio pare­re, riflet­te lo sti­le di vita di una clas­se abbien­te, quin­di mi ha sor­pre­so ritro­va­re una real­tà del gene­re in un posto come Kibe­ra. Mi ha comu­ni­ca­to la spe­ran­za di que­ste bam­bi­ne di tro­va­re nel­la dan­za sogni e oppor­tu­ni­tà che le allon­ta­ni­no dal­la vita del­la barac­co­po­li».

E, in effetti, le ragazze protagoniste delle fotografie appaiono incuranti del suo sguardo, intente ad ascoltare le indicazioni del loro insegnante o concentrate sui passi da eseguire. 

«Pen­so che all’inizio fos­se­ro un po’ sor­pre­se da que­sto ragaz­zo con la mac­chi­na foto­gra­fi­ca che con­ti­nua­va a tor­na­re ad assi­ste­re alle loro lezio­ni, ma dopo qual­che tem­po si sono come dimen­ti­ca­te del­la mia esi­sten­za».

Alcu­ne del­le bal­le­ri­ne ritrat­te, come spie­ga Ler­ne­ryd, gra­zie al loro talen­to sono per­si­no riu­sci­te ad otte­ne­re finan­zia­men­ti per tra­sfe­rir­si da Kibe­ra, fre­quen­ta­re una scuo­la e bal­la­re in acca­de­mie di dan­za pro­fes­sio­na­le come il Dan­ce Cen­tre Kenya. «Alcu­ne di loro han­no pre­so par­te a Lo schiac­cia­no­ci al Tea­tro Nazio­na­le lo scor­so dicem­bre ed altre sono per­si­no arri­va­te a stu­dia­re negli Sta­ti Uni­ti. Direi che sono anda­te abba­stan­za lon­ta­no!» com­men­ta con sin­ce­ro entusiasmo.

Fra le sue model­le pre­fe­ri­te ci sono Eli­se e Pame­la. «Pame­la è una del­le stu­den­tes­se che ho segui­to per più tem­po e anche una del­le ragaz­ze che è usci­ta da Kibe­ra ed ora si alle­na diver­si gior­ni alla set­ti­ma­na al Dan­ce cen­tre Kenya. È una ragaz­za sola­re e mol­to deter­mi­na­ta, sono sicu­ro che farà stra­da in qual­sia­si per­cor­so scel­ga di intra­pren­de­re nel­la sua vita. Elsie inve­ce è una del­le bal­le­ri­ne più gran­di. Anche lei stu­dia fuo­ri dal­lo slum ora ma quan­do ha un po’ di tem­po tor­na sem­pre alla Spurgeon’s per dan­za­re».

 

 

 

Dopo aver assi­sti­to ad una tren­ti­na di lezio­ni di bal­lo in tut­to, il suo lavo­ro non sem­bra comun­que esser­si con­clu­so. Sul sito web del foto­gra­fo, infat­ti, è anco­ra “on going” e alla richie­sta di chia­ri­men­ti Fre­drik rispon­de «È una sto­ria che mi sta mol­to a cuo­re e non sono sicu­ro di esser­ne del tut­to sod­di­sfat­to, in que­sto momen­to non ho mol­to tem­po per con­ti­nua­re a lavo­ra­re al pro­get­to, ma voglio vede­re come si evol­ve­rà. Non me la sen­to anco­ra di dire che è ter­mi­na­to».

Fino al 28 otto­bre, alcu­ni degli scat­ti di Slum Bal­let saran­no in espo­si­zio­ne alla Vil­la Rea­le di Mon­za nel­la mostra Sony World Pho­to­gra­phy Awards.

 

 

 

Con­di­vi­di:
Gaia Lamperti
Stu­den­tes­sa di let­te­re moder­ne. Ho il vizio di com­pra­re voli low-cost quan­do mi anno­io. Sono per il buon rock, i loca­li chias­so­si, i pome­rig­gi al mare, le men­ti fre­sche e gli ani­mi caldi.