Il romanzo ai tempi del crowdfunding: intervista a Francesco Scatigna

Fran­ce­sco Sca­ti­gna è l’autore del roman­zo Tut­to que­sto non cam­bia nien­te che attual­men­te aspet­ta di esse­re pub­bli­ca­to in con­clu­sio­ne al cro­w­d­fun­ding per Boo­ka­book. La novi­tà di que­sto siste­ma è che il testo vie­ne ini­zial­men­te valu­ta­to a discre­zio­ne del­la casa edi­tri­ce che, se ritie­ne abbia qua­li­tà let­te­ra­ria, ne pub­bli­ca la tra­ma sul sito affin­ché pos­sa esse­re cono­sciu­to e pre-ordi­na­to. La pub­bli­ca­zio­ne vie­ne, infat­ti, avvia­ta dopo cen­to gior­ni se le ordi­na­zio­ni sono sta­te supe­rio­ri al nume­ro di duecentocinquanta.

Boo­ka­book è oggi un gran­de pro­get­to nato come star­tup di ragaz­zi ita­lia­ni e fran­ce­si nel 2014. 

La decisione della pubblicazione di un libro viene presa in cento giorni, aprendo un confronto tra i possibili lettori e la casa editrice che lancia così la sfida a giovani ed emergenti scrittori. 

Fran­ce­sco, trent’anni, è ‘‘uffi­cial­men­te’’ un con­su­len­te di affa­ri euro­pei che vive con la sua fami­glia a Bru­xel­les da quan­do ha con­clu­so gli stu­di tra l’Italia e l’Inghilterra.  La sua pas­sio­ne per la scrit­tu­ra è sta­ta col­ti­va­ta per mol­to tem­po ma Tut­to que­sto non cam­bia nien­te è uffi­cial­men­te il pri­mo lavo­ro (che spe­ria­mo sarà) pub­bli­co. Let­to­re di gran­di clas­si­ci, Fran­ce­sco si ispi­ra a scrit­to­ri come Haru­ki Mura­ka­mi, José Sara­ma­go, Robert Louis Ste­ven­son e Fëdor Dostoe­v­skij che affron­ta­no la real­tà con ‘‘ingre­dien­ti magi­ci’’; ma la sfi­da di impe­gnar­si nel­la scrit­tu­ra di un roman­zo è venu­ta dal­la sua fami­glia. Tre anni fa ha volu­to ini­zia­re un rac­con­to per sua moglie, che poi è diven­ta­to Tut­to que­sto non cam­bia nien­te.

In atte­sa del­la fine del cro­w­fun­ding abbia­mo inter­vi­sta­to Fran­ce­sco Scatigna.

I roman­zi pro­po­sti su Boo­ka­book sono vera­men­te tan­ti e l’alto nume­ro potreb­be signi­fi­ca­re che il mon­do dell’editoria sta cam­bian­do. L’attesa dei cen­to gior­ni è la rispo­sta del pub­bli­co con cui lo scrit­to­re dia­lo­ga pri­ma dell’uscita del libro e non dopo per pro­muo­ver­lo. Come per­ce­pi­sci que­sta nuo­va sfida?

È un mon­do com­ple­ta­men­te nuo­vo, e come tut­to ciò che è nuo­vo, fa anche un po’ pau­ra. Non solo per­ché ogni sfi­da con­tie­ne in sé la pos­si­bi­li­tà del­la scon­fit­ta, ma anche per­ché il ruo­lo dell’autore cam­bia. Le per­so­ne che scri­vo­no roman­zi spes­so lo fan­no per­ché non sono gran­di ora­to­ri, o non sono trop­po incli­ni a par­la­re di sé (per­lo­me­no que­sto vale per me). Il roman­zo, il rac­con­to – in ogni caso, la fin­zio­ne – aggiun­ge una bar­rie­ra tra lo scrit­to­re ed il pub­bli­co, ed è una bar­rie­ra mol­to con­for­te­vo­le: pos­so scri­ve­re quel che pen­so, espor­mi maga­ri – ma non sarò sul posto quan­do il let­to­re vedrà le mie paro­le. Ed ecco che il model­lo boo­ka­book but­ta tut­to per aria! Ma non è poi male: i let­to­ri dimi­nui­sco­no (spe­cial­men­te in Ita­lia, ma non solo), e quel­li che riman­go­no sono soprat­tut­to let­to­ri for­ti – let­to­ri che san­no il fat­to loro. Cono­sco­no la let­te­ra­tu­ra, e san­no cosa voglio­no. In un pano­ra­ma edi­to­ria­le che ulti­ma­men­te ha la ten­den­za a diven­ta­re auto­re­fe­ren­zia­le o, peg­gio, a diven­ta­re una mac­chi­na da mar­ke­ting per nomi famo­si (e rela­ti­vi gho­st­w­ri­ters), il model­lo boo­ka­book è un’alternativa più che ben­ve­nu­ta. Non pen­so che deb­ba sosti­tui­re il model­lo tra­di­zio­na­le, ma sono con­vin­to che sia­no per­fet­ta­men­te com­ple­men­ta­ri e che anzi uno sosten­ga l’altro!

Il pro­ta­go­ni­sta Roger vie­ne pre­sen­ta­to come razio­na­le e cini­co ver­so il mon­do. Quan­to Fran­ce­sco c’è in Roger?

Nel­la boz­za ini­zia­le del roman­zo, Roger era mol­to più anti­pa­ti­co e sac­cen­te. Non era il tipo di per­so­nag­gio per cui l’autore chie­de al let­to­re di pro­va­re sim­pa­tia. Ci ave­vo ver­sa­to la ver­sio­ne peg­gio­re di me – quel­lo che a vol­te temo di esse­re. Ma men­tre il rac­con­to diven­ta­va un roman­zo, Roger si è tra­sfor­ma­to in una per­so­na diver­sa. È una del­le mera­vi­glie del­la scrit­tu­ra, l’indipendenza dei per­so­nag­gi. A que­sto pun­to, in que­sta ver­sio­ne fina­le, Roger mi somi­glia come potreb­be somi­gliar­mi un fra­tel­lo: con­di­vi­dia­mo le stes­se idee, ma lui ha accen­ti diver­si, pen­sa cose diver­se – e soprattut­to, ha pro­ble­mi irri­sol­ti diver­si dai miei!

In real­tà, ho ver­sa­to la mia par­te “miglio­re”, o quel­la che riten­go tale, in Paul, il suo ami­co. Ten­go mol­to a que­sto per­so­nag­gio, per­ché la sua abne­ga­zio­ne rap­pre­sen­ta quel­lo che vor­rei esse­re. Eppu­re, Paul è più indi­pen­den­te da me che Roger. Ma il mio per­so­nag­gio pre­fe­ri­to (non me ne voglia­no gli altri) è Valen­ti­ne – e cre­do che alla fine, sen­za che io lo abbia pia­ni­fi­ca­to, sia lei quel­la più simi­le a me, nel bene e nel male. La sua per­so­na­li­tà ondeg­gia – mol­to uma­na­men­te, direi – tra dub­bi esi­sten­zia­li e pro­fon­da cono­scen­za di sé. Spe­ro dav­ve­ro di aver ben reso nel testo come imma­gi­no lei sia! In con­clu­sio­ne, pen­so di aver dis­se­mi­na­to me stes­so in que­sti tre per­so­nag­gi, in dosi diver­se e in momen­ti diver­si. Allo stes­so tem­po, nes­su­no dei tre è dav­ve­ro “me”. Il rap­por­to che ho con loro mi affa­sci­na e pen­so sia uno dei moti­vi per cui gli uomi­ni e le don­ne scri­vo­no fiction.

Il cro­w­d­fun­ding è una sfi­da. Più del 50% dell’obiettivo è già sta­to rag­giun­to in pochi gior­ni. Se tut­to doves­se anda­re per il meglio, come imma­gi­ni la coper­ti­na del tuo libro?

Pre­met­to che le mie com­pe­ten­za gra­fi­che sono meno di zero. Ma per me la chia­ve del­la nostra vita è la dif­fe­ren­za di sca­la tra noi e l’universo. Dimen­ti­chia­mo trop­po facil­men­te quan­to pic­co­li sia­mo, quan­to bre­ve sia non solo la nostra vita, ma la vita col­let­ti­va del gene­re Homo. E a mio avvi­so ci fareb­be del bene tener­lo a men­te. Sar­tre dice­va che sta a noi “costruir­ci” secon­do quel che pen­sia­mo un esse­re uma­no deb­ba esse­re. Non devo dir­lo cer­to io, ma pen­so aves­se cen­tra­to per­fet­ta­men­te il pun­to. Dob­bia­mo esse­re il nostro uni­ver­so, dice uno dei per­so­nag­gi del mio roman­zo. Ne sono con­vin­to. Tut­to que­sto per dire che mi pia­ce­reb­be ave­re un’immagine dell’universo, pun­teg­gia­to di minu­sco­le luci, in coper­ti­na. Chis­sà se un gra­fi­co mi dareb­be ragione…

 

Imma­gi­ne di coper­ti­na: Il castel­lo di Kaf­ka, instal­la­zio­ne Jor­ge Men­dez Bla­ke del 2007 che mostra limpat­to di un sin­go­lo libro su un muro di mattoni.

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Alice De Matteo
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Sto­ri­che pres­so l’U­ni­ver­si­tà Sta­ta­le. Scri­vo sem­pre con una taz­za di earl grey e sem­pre nel­la mia città.