Dank memes e dadaismo: cronache di un successo annunciato?

“Il cie­lo stel­la­to sopra di me, la par­mi­gia­na di mam­ma den­tro di me”, “il mio fale­gna­me con 30mila lire la face­va meglio”, “bene ma non benissimo”.
Ai let­to­ri, le fra­si sopra­ci­ta­te appa­io­no deci­sa­men­te fami­lia­ri, poi­ché ritro­va­bi­li su inter­net in nume­ro­sis­si­mi contesti.
Ciò che, inve­ce, dif­fe­ren­zia i let­to­ri, è la rea­zio­ne a que­ste fra­si. Ad alcu­ni un riso­li­no; ad altri indif­fe­ren­za, a ter­zi astio.
Foca­liz­zia­mo­ci sui ter­zi: la cate­go­ria riu­ni­sce uten­ti rea­zio­na­ri ed è mas­sa­cra­ta sui social con bat­tu­te e imma­gi­ni “spi­ri­to­se” che non sto­ne­reb­be­ro in un libro di bar­zel­let­te e fred­du­re da quat­tro sol­di, pen­sa­to per susci­ta­re emo­zio­ni dif­fe­ren­ti, più posi­ti­ve dal voler sca­ra­ven­ta­re al suo­lo il pro­prio devi­ce elettronico.
Spe­cial­men­te tra i mil­len­nials, negli ulti­mi anni si è vista la crea­zio­ne di una nuo­va tipo­lo­gia di umo­ri­smo in pro­vet­ta dell’internet: dank memes.

Letteralmente “meme umidi”, i dank memes sono immagini umoristiche votate a rappresentare elementi estremamente stravaganti, il cui senso logico è inesistente.

Que­sti meme si con­trap­pon­go­no ai cosid­det­ti nor­mie memes, con­te­nu­ti vira­li del­la rete, il cui mag­gior difet­to è la tota­le inca­pa­ci­tà di riu­sci­re ad auto­rin­no­var­si, sia sul lato con­te­nu­ti­sti­co che su quel­lo este­ti­co. Per esem­pio, l’assoluta immu­ta­bi­li­tà del for­mat uti­liz­za­to, come il top text/bottom text, nato nel 2009 cir­ca e uti­liz­za­to anco­ra oggi. Altri esem­pi cal­zan­ti sono quel­li ripor­ta­ti ad ini­zio arti­co­lo: obso­le­ti, ma con­ti­nua­men­te visibili.

Oltre all’ “auto­di­stru­zio­ne dei con­cor­ren­ti”, la popo­la­ri­tà dei dank memes è sta­ta pre­sen­zia­ta prin­ci­pal­men­te dal non­sen­se con­te­nu­to nel­le imma­gi­ni: è que­sto il pun­to cen­tra­le del­la discussione.

Non sono mancati, infatti, i confronti tra queste immagini virtuali, e le opere appartenenti al movimento artistico-culturale del dadaismo.

Svi­lup­pa­to­si tra il 1916 e il 1920, “Il dadai­smo rifiu­ta ogni atteg­gia­men­to razio­na­le, e per poter con­ti­nua­re a pro­dur­re ope­re d’arte si affi­da ad un mec­ca­ni­smo ben pre­ci­so: la casualità”.

Una cor­ren­te anti­so­cia­le, scan­di­ta dall’assenza di armo­nia e di rego­le sti­li­sti­che, dal­la depra­va­zio­ne di ogni sche­ma geo­me­tri­co e pro­spet­ti­ve che, pur aven­do pro­vo­ca­to all’e­po­ca gran­de scal­po­re, si rive­lò comun­que un suc­ces­so; si basti pen­sa­re a capo­la­vo­ri qua­li la fon­ta­na di Duchamp (mini­ma­li­sta), L.H.O.O.Q. sem­pre di Duchamp (dis­sa­cran­te), il Mimi’s dada cati­fe­sto (total­men­te casuale).
Nes­sun movi­men­to arti­sti­co pre­ce­den­te avreb­be mai potu­to idea­re qual­co­sa del gene­re: è que­sto il pun­to di for­za sia di dada che dei dank memes. Dopo tut­to, il “già visto” galop­pa fre­ne­ti­co nel­la nostra epo­ca, e gli spet­ta­to­ri sguaz­za­no nel­la prevedibilità.
dank memes pren­do­no la mono­to­nia a cal­ci, mischian­do cita­zio­ni di Lord Byron a ingre­dien­ti del­la tor­ta di mele, suc­ces­si­va­men­te annes­si ad un back­ground in cui si fon­do­no il logo dell’acqua Evian con la mascot­te del Mono­po­li, il tut­to pre­sen­zia­to dal­lo sky­li­ne di Chi­ca­go.

Accan­to­nan­do il lato este­ti­co e spo­stan­do­ci su quel­lo dimo­stra­ti­vo, non man­ca­no nem­me­no qui ana­lo­gie tra le due correnti.
Dada nega­va in modo asso­lu­to la socie­tà — con­si­de­ra­ta estre­ma­men­te ipo­cri­ta — come pure la vita tra­di­zio­na­le, l’omologazione dell’arte, e il pen­sie­ro uni­co e immo­bi­le dei cit­ta­di­ni; la neces­si­tà di distrug­ge­re per ricostruire.
I con­te­nu­ti dank, ana­liz­za­ti sot­to quest’ottica, com­ba­cia­no in modo sensazionale.
Le paro­le del­la scrit­tri­ce Megan Hoins, sul suo blog su Medium, inter­pre­ta­no eccel­len­te­men­te quest’analisi:

Que­sta gene­ra­zio­ne (quel­la dei mil­len­nials) è ali­men­ta­ta da un desi­de­rio simi­le a quel­lo dei dadai­sti: affron­ta­re la disil­lu­sio­ne del­la nostra gene­ra­zio­ne in rela­zio­ne a tut­ti gli even­ti attua­li a cui stia­mo assi­sten­do, in par­ti­co­la­re negli Sta­ti Uni­ti. Come ame­ri­ca­ni, ci è sta­to pro­mes­so di esse­re quel­lo che vole­va­mo esse­re, e ci han­no dato alti tas­si di disoc­cu­pa­zio­ne e nes­su­na garan­zia di un lavo­ro dopo il col­le­ge. Ci è sta­ta pro­mes­sa pace e pro­spe­ri­tà e ci è sta­to con­se­gna­to il ter­ro­ri­smo e una gra­ve reces­sio­ne economica.

Sul pia­no del risum move­re, i dank memes non fan­no leva su un umo­ri­smo ricer­ca­to. Ritor­na qui l’elemento non­sen­se, accom­pa­gna­to dal­la deri­sio­ne più ever­si­va pos­si­bi­le ver­so qual­sia­si tipo di con­te­nu­to, dal­la poli­ti­ca ad altri memes, fino ad even­ti sto­ri­ci. Basta dire che su face­book è addi­rit­tu­ra pre­sen­te una pagi­na che crea dank memes su San Tom­ma­so D’Aquino.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.

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