L’album della settimana — Duets Forever di Cristina D’Avena

Memo­ra­bi­lia a col­po sicu­ro quel­la del nuo­vo album di Cri­sti­na D’avena, usci­ta ieri con Due­ts Fore­ver, la secon­da com­pi­la­tion di bra­ni che han­no fat­to la sto­ria del­le sigle di Cri­sti­na, riar­ran­gia­ti con col­la­bo­ra­zio­ni spe­cia­li, che segue a Due­ts. Tut­ti can­ta­no Cri­sti­na, del­lo scor­so anno.

La Can­zo­ne dei Puf­fi, arran­gia­ta per­fet­ta­men­te per apri­re l’album, ha quei suo­ni che san­no di ben­ve­nu­to, Pat­ty Pra­vo è tan­to ina­spet­ta­ta quan­to pia­ce­vo­le, ma mai quan­to Fabio De Lui­gi nei pan­ni di Gar­ga­mel­la, ospi­te d’eccezione di que­sto album.

Segue I ragaz­zi del­la Sen­na (Tuli­pa­no Nero), che apre con una par­te orche­stra­le, stu­pi­sce per le par­ti can­ta­te di Fabri­zio Moro, deci­sa­men­te sentite.

Il ter­zo bra­no è Geor­gie, con Dol­ce­ne­ra, prin­ci­pes­sa del pop e ulti­ma­men­te immer­sa nel mon­do del­le cover di bra­ni trap. Sia­mo anco­ra in una fase di riscal­da­men­to, che sem­bra ter­mi­na­re ver­so il quar­to brano.

Si trat­ta di Memo­le dol­ce Memo­le in col­la­bo­ra­zio­ne con Eli­sa, redu­ce da un nuo­vo album che vede tra i suoi auto­ri Cal­cut­ta (gran­de assen­te di que­sto album). Il modo in cui Eli­sa can­ta que­sto bra­no la ren­de qua­si irriconoscibile.

Pol­lyan­na qui ricor­da vaga­men­te le sono­ri­tà di Samar­can­da, e si allon­ta­na lar­ga­men­te dal­le ori­gi­na­le. Mali­ka Aya­ne è sta­ta una scel­ta sag­gia per que­sto featuring.

Elo­die, inve­ce, è la com­pa­gna di viag­gio di Cri­sti­na nel rican­ta­re la sesta trac­cia, Vola mio mini pony, che si avva­le di pia­ce­vo­li sono­ri­tà 80’s.

Le stes­se sono­ri­tà con­ti­nua­no, poi, in Ti voglio bene Den­ver aper­ta dal­la voce di Lodo Guen­zi de Lo Sta­to Socia­le. Si rive­la uno dei pez­zi miglio­ri dell’album.

L’aria si fa solen­ne con D’Artagnan e i moschet­tie­ri del Re in col­la­bo­ra­zio­ne con Il Volo, che si rive­la un duet­to movi­men­ta­to, ma mai quan­to il suc­ces­si­vo. Alvin rock’n’roll, can­ta­ta con i The Kolors, che se la cava­no mol­to bene anche nel­la loro lin­gua madre.

Fede­ri­ca Car­ta can­ta pia­ce­vol­men­te Papà Gam­ba­lun­ga nel­la deci­ma trac­cia. Qui capia­mo che c’è una gene­ra­le com­pat­tez­za nei suo­ni, che spes­so ritor­na­no tra un album e l’altro. Ales­san­dra Amo­ro­so ha pre­so l’undicesima trac­cia, Il miste­ro del­la pie­tra azzur­ra,  e l’ha fat­ta sua più di quan­to abbia­no fat­to gli arti­sti pre­ce­den­te­men­te nomi­na­ti con i bra­ni a loro asse­gna­ti. Potreb­be esse­re sen­za pro­ble­mi una bonus track del suo album, inti­to­la­to 10. È curio­so il modo in cui il Robin Hood, in col­la­bo­ra­zio­ne con Max Pez­za­li potreb­be diret­ta­men­te veni­re da un album di Pez­za­li stes­so, rima­ne facil­men­te in testa. Le Vibra­zio­ni sono defi­ni­ti­va­men­te tor­na­te e lo ricor­da­no con Bat­man, che si rifà a suo­ni 80’s degni di She Bop di Cyn­di Lauper.

Car­men Con­so­li, come Ales­san­dra Amo­ro­so, ha fat­to total­men­te suo il bra­no che le è sta­to asse­gna­to, Sai­lor Moon e il cri­stal­lo del cuo­re, che di per sé ha sem­pre ricor­da­to La Isla Boni­ta di Madonna.

L’album, dalla quarta traccia in poi, è un continuo crescendo, e lo dimostra Rossana, cantata con Nek, con suoni decisamente più ‘80s.

Sia­mo in chiu­su­ra con la per­la di que­sto album, Dorae­mon, in col­la­bo­ra­zio­ne con Sha­de, anche lui redu­ce di un album, Tru­man. Dorae­mon è l’ennesima pro­va del­le doti di Sha­de e potreb­be diven­ta­re un singolo.
Insom­ma, l’album con­tie­ne sedi­ci trac­ce di pura memo­ra­bi­lia in sal­sa 2.0. Man­ca solo una com­pi­la­tion di col­la­bo­ra­zio­ni con arti­sti indie.

 

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Nicola Lombardo
Can­tau­to­re per Bian­ca Dischi, stu­den­te di scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne per Uni­Mi, atti­vi­sta in ambi­to cul­tu­ra­le per Lodi Cit­tà Aper­ta, ren­cen­so­re per Vul­ca­no Sta­ta­le e spea­ker per Pop Corn su Radio Sta­ta­le. Nel tem­po libe­ro: non ha tem­po libero.

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