L’album della settimana – Honey di Robyn

Sono pas­sa­ti otto anni da Body Talk, l’ultimo lavo­ro di Robyn. Otto anni in cui le col­la­bo­ra­zio­ni e i remix non sono man­ca­ti; in cui la fan­ba­se di Robyn, can­tan­te sve­de­se con­sa­cra­ta al pop nel 1995, si è con­so­li­da­ta incre­di­bil­men­te, al pun­to di per­met­ter­le di otte­ne­re buo­ne posi­zio­ni nel­le Top 10 di iTu­nes di real­tà come quel­la sta­tu­ni­ten­se, ingle­se, australiana.

Il nuo­vo album, Honey, esce il 26 otto­bre, anti­ci­pa­to dall’omonimo sin­go­lo e da Mis­sing U, bra­no che apre l’album di nove trac­ce. Que­sto bra­no è sta­to pre­sen­ta­to duran­te un’intervista a BBC Radio 1 in ago­sto, è volu­ta­men­te mira­to a rom­pe­re il silen­zio, ripren­den­do i suo­ni di Body Talk e par­lan­do di spa­zi vuo­ti, di mancanze.

C’è una malinconia di fondo che solo Robyn sa trasmettere, grazie alla sua abilità non indifferente di unire malinconia, sintetizzatori e brani uptempo.

La secon­da trac­cia è in col­la­bo­ra­zio­ne con Zha­la, can­tan­te sve­de­se che si occu­pa prin­ci­pal­men­te di pop spe­ri­men­ta­le. Se il bra­no pre­ce­den­te lascia­va spe­ra­re in un secon­do Body Talk, que­sto bra­no ci dice che sia­mo fuo­ri stra­da, eppu­re lascia intra­ve­de­re una cer­ta bal­la­bi­li­tà, la malin­co­nia rima­ne, man­ca­no i sin­te­tiz­za­to­ri “alla Robyn”. La ter­za trac­cia ha del­le vibes che ricor­da­no gli ulti­mi Arca­de Fire ma anche un ulti­mo Bru­no Mars: qui la bar­ca di Honey è già sal­pa­ta, per­ché Robyn dimo­stra defi­ni­ti­va­men­te di saper­si rei­ven­ta­re rima­nen­do fede­le a sé stes­sa. Baby For­gi­ve Me è un bra­no da ascen­so­re, da bou­ti­que di lus­so in Via Mon­te­na­po­leo­ne. Il testo par­la di per­do­no, ci si aspet­te­reb­be­ro toni dram­ma­ti­ci che non ci sono, è tut­to immer­so in un’atmosfera chill. Segue Send to Robin Imme­dia­te­ly, che rimar­ca quan­to sia chia­ra una con­cet­tua­li­tà di suo­no all’interno dell’album, deci­sa­men­te da non ascol­ta­re in ordi­ne casua­le. Il testo è un’esortazione a par­la­re, a espri­me­re ciò che si ha da dire. Arri­via­mo dun­que alla title track, Honey, il secon­do sin­go­lo pro­mo­zio­na­le, che sem­bra pren­de­re ulte­rio­re sen­so all’interno del­la cor­ni­ce dell’album. È uno dei bra­ni che si lascia mag­gior­men­te cantare.

La settima traccia è Between the Lines, che potrebbe tranquillamente essere un outtake di Hard Candy di Madonna, per la selezione di suoni.

In effet­ti, se que­sto stes­so bra­no fos­se par­te di Body Talk avreb­be cer­ta­men­te altri suo­ni, ma sareb­be una per­la di ine­sti­ma­bi­le valo­re pop. Occa­sio­ne man­ca­ta. Il penul­ti­mo bra­no dell’album è Beach 2k20, in una chia­ra dire­zio­ne hou­se anni ’90 che vie­ne sfio­ra­ta, poi devia­ta in una via di mez­zo che tra­sfor­ma il bra­no in pia­ce­vo­le sot­to­fon­do da ape­ri­ti­vo del­la pri­ma ora. A chiu­de­re l’album è Ever Again, che svia dal­le inten­zio­ni del­le trac­ce pre­ce­den­ti. Non si può defi­ni­re una chiu­su­ra con il bot­to, ma i bas­si di que­sto bra­no, sep­pu­re non sia­no synth, sono dav­ve­ro note­vo­li. Ever Again è il tipi­co bra­no che dal vivo ren­de deci­sa­men­te di più, la chiu­su­ra di con­cer­to che ti fa anda­re a casa rilas­sa­to e appa­ga­to. Honey è un album che non delu­de le aspet­ta­ti­ve di cui si fa por­ta­vo­ce ma le drib­bla, per poi anda­re drit­ta al pun­to. Per que­sto, quel­lo di Robyn è un ritor­no necessario.

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Nicola Lombardo
Can­tau­to­re per Bian­ca Dischi, stu­den­te di scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne per Uni­Mi, atti­vi­sta in ambi­to cul­tu­ra­le per Lodi Cit­tà Aper­ta, ren­cen­so­re per Vul­ca­no Sta­ta­le e spea­ker per Pop Corn su Radio Sta­ta­le. Nel tem­po libe­ro: non ha tem­po libero.

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