L’album della settimana — Icona di Baby K

L'album della settimana -Icona di Baby K

È usci­to que­sta set­ti­ma­na Ico­na, il ter­zo lavo­ro del­la can­tan­te di Sin­ga­po­re, Baby K, la con­tro­par­te esti­va di Michael Bublè, prin­ci­pes­sa del pop ita­lia­no, ma anche del rap, tan­to ita­lia­na quan­to inter­na­zio­na­le. Ico­na spiaz­za, va drit­to al pun­to e ci per­met­te di sco­pri­re di più sull’identità polie­dri­ca di Clau­dia Nahum, rap­per, can­tan­te, trapper.

Il terzo album è una prova del nove, una consacrazione, la prova che in Italia abbiamo sì ancora molto da imparare dall’estero, ma che qualcuno si sta applicando davvero bene. Le tracce sono dieci, quel che basta per non cadere nella ridondanza.

Le dan­ze si apro­no con il bra­no trap che dà il nome all’album, “Ico­na”, e che fa luce su come effet­ti­va­men­te i social distor­ca­no la real­tà e ci fac­cia­no casca­re nell’illusione di poter­ci sen­ti­re ico­ne, al pari di Mary­lin Monroe.

Dopo aver con­sta­ta­to attra­ver­so que­sto bra­no che se Baby K deci­des­se di dedi­car­si al 100% alla trap potreb­be dare del filo da tor­ce­re ai suoi col­le­ghi uomi­ni, si pas­sa a tutt’altro gene­re con la secon­da trac­cia, “Come no”, sin­go­lo pro­mo­zio­na­le dell’album, che con­qui­sta con la cas­sa del ritor­nel­lo, par­la di tira e mol­la, for­se un amo­re esti­vo che si pro­trae nel­la sta­gio­ne autunnale.

L’estate è ciò che fa da sfon­do alla ter­za trac­cia, la ormai cele­ber­ri­ma “Da zero a cen­to”, con cui quest’estate Clau­dia Nahum si è con­sa­cra­ta anco­ra una vol­ta al pop esti­vo. Le hit esti­ve si sa, o si ama­no o si odia­no, quel­le di Baby K sono imman­ca­bi­li come Mariah Carey a Nata­le, al pun­to che “Roma Ban­g­kok” e “Light It Up” (con Major Lazer) ven­go­no suo­na­te anche ora come se fos­se ieri, sen­za cade­re nel dimen­ti­ca­to­io pop in cui cado­no mol­ti suc­ces­si esti­vi ita­lia­ni e non.

Con la quar­ta trac­cia apria­mo al pri­mo fea­tu­ring dell’album, con il mila­ne­se J‑Ax: si chia­ma “Cer­te cose”, una fusio­ne di atmo­sfe­re trap e reg­gae­ton, il testo è leg­ge­ro ma non fa altro che deli­nea­re il flow di Baby K, capa­ce di par­la­re di qual­sia­si cosa con una cer­ta ele­gan­za e iro­nia. La pre­sen­za di J‑Ax è curio­sa su una base di que­sto tipo, anche se pote­va esse­re più amal­ga­ma­ta al resto del bra­no e non rien­tra­re in un’unica parte.

La quin­ta trac­cia, “Vibe” è la secon­da col­la­bo­ra­zio­ne, con Gemi­taiz e Vegas Jones, si trat­ta di un bra­no riem­pi-pista da ini­zio sera­ta, che pre­me l’acceleratore su un cer­to tipo di auto­tu­ne che in que­sto mix di gene­ri non sta così male. Baby K è quel tipo di arti­sta che pren­de altri rap­per e li por­ta a cor­re­re in riva alla spiag­gia, con le sue rego­le e i suoi beat.

Le ulti­me due trac­ce dimo­stra­no che a cor­re­re con lei ci si può solo tro­va­re bene: si tor­na in defi­ni­ti­va a muo­ver­si con “Voglio bal­la­re con te”, un bra­no che ci ripor­ta in spiag­gia, e ci fa dimen­ti­ca­re per tre minu­ti la fred­da sta­gio­ne in cui sia­mo qua­si del tut­to immer­si, vuo­le far­ci fer­ma­re il tem­po, accen­na a un momen­to malin­co­ni­co nel suo brid­ge per poi ripor­tar­ci alla voce di Andrés dei DVICIO.

L’atmosfera si scal­da sul testo sen­sua­le di “Aspet­ta­vo solo te”, un bra­no di Baby K che spez­za i pre­giu­di­zi del­le mas­se sul­la can­tan­te, usci­ta a metà del­lo scor­so dicem­bre. Non è il pri­mo bra­no in cui Clau­dia par­la di sedu­zio­ne all’interno di que­sto album, ed è giu­sto così, fac­cia pure. È defi­ni­ti­va l’unicità di Clau­dia Nahum nel pano­ra­ma musi­ca­le ita­lia­no attua­le, tra un’estetica che spes­so omag­gia l’oriente in cui la can­tan­te è nata, a dina­mi­che sti­li­sti­che di cui è pio­nie­ra sul suo­no ita­lia­no; è una del­le poche don­ne ad immer­ger­si nell’hip hop e a non aver pau­ra di mesco­lar­lo ad altri gene­ri, sen­za far­si poi pro­ble­mi nel distac­car­se­ne per pren­de­re una stra­da propria.

L’ottavo bra­no ha tut­te le car­te in tavo­la per esse­re un buon sin­go­lo, si chia­ma “Dam­mi un buon moti­vo” e sem­bra par­la­re di un ragaz­zo oppor­tu­ni­sta in cam­po sen­ti­men­ta­le. Nel ritor­nel­lo Clau­dia can­ta: “Io sono il pia­no A, e non un lato B […] Non chie­di come sto, chie­di solo se ci sto”,  asso­cia alla cari­ca sedut­ti­va del bra­no la razio­na­li­tà e un inse­gna­men­to impor­tan­te e mai scon­ta­to: mai far­si usare.

La penul­ti­ma trac­cia sa di tra­mon­to, di sei di sera in inver­no, qua­si di ape­ri­ti­vo tran­quil­lo in pro­vin­cia, tra cuo­ri gua­sti e pop­corn (cit.), è “Mi fac­cio i film”, pop, malin­co­ni­ca, rea­li­sta e dedi­ca­ta a chi si per­de in pen­sie­ri di trop­po in cam­po sen­ti­men­ta­le e non.

Se il bra­no pre­ce­den­te era sera­le, con que­sto deci­mo bra­no, in chiu­su­ra, scen­de la not­te. Non pote­va che chia­mar­si “Sogni d’oro e di pla­ti­no”, una nin­na­nan­na pop che ti lascia don­do­la­re e par­la di sogni, ma anche d’amore. 

Ad album concluso è inevitabile pensare a una cosa: Baby K ha tanto da dare e il suo successo è tutto meritato, è poliedrica e ha ragione d’esistere nel nostro panorama discografico.

È una veri­tà che chi con­si­de­ra cer­ta musi­ca come “di serie B” dovreb­be met­ter­si bene in testa. I rit­mi amal­ga­ma­no hip-hop, pop e reg­gae­ton, i testi sono saga­ci e non lascia­no spa­zio a paro­le cam­pa­te per aria, la voce è incan­te­vo­le sia quan­do rap­pa sia quan­do can­ta ritor­nel­li melo­dio­si. A livel­lo di cre­sci­ta arti­sti­ca, Baby K deli­nea una matu­ri­tà pro­gres­si­va, è sem­pre la Fem­mi­na Alfa di “Una Seria”, la hit­ma­ker di “Kiss Kiss Bang Bang”, ma con Ico­na dimo­stra di poter esse­re dav­ve­ro tut­to ciò che vuo­le. 

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Nicola Lombardo
Can­tau­to­re per Bian­ca Dischi, stu­den­te di scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne per Uni­Mi, atti­vi­sta in ambi­to cul­tu­ra­le per Lodi Cit­tà Aper­ta, ren­cen­so­re per Vul­ca­no Sta­ta­le e spea­ker per Pop Corn su Radio Sta­ta­le. Nel tem­po libe­ro: non ha tem­po libero.