Per Italia e Germania è ora di smetterla con l’opinionismo basato su stereotipi e pregiudizi

Foto Palazzo Chigi/Filippo Attili/LaPresse 18-06-2018 Berlino, GermaniaPolitica Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato la cancelliera tedesca Angela MerkelNella foto: Giuseppe Conte, Angela MerkelDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE - Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Cicli­ca­men­te, gli attri­ti poli­ti­ci tra Ita­lia e Ger­ma­nia sca­te­na­no un gene­re di opi­nio­ni­smo bece­ro basa­to solo su pre­giu­di­zi, nazio­na­li­smo masche­ra­to e riva­li­tà super­fi­cia­li. Che si voglia pro­ce­de­re con l’Unione Euro­pea o meno, è ora di smetterla.

Nell’estate del 2012 in Ita­lia il gover­no era sal­da­men­te in mano a Mario Mon­ti e il gover­no Let­ta, che si sareb­be inse­dia­to solo il 28 apri­le 2013, era anco­ra di là da venire.
Quell’estate, supe­ra­to lo stu­po­re per come era cadu­to il gover­no Ber­lu­sco­ni e ormai ridi­men­sio­na­ta la pau­ra per la pres­sio­ne dei mer­ca­ti finan­zia­ri, l’opinione pub­bli­ca ini­zia­va ad ela­bo­ra­re i nuo­vi rap­por­ti di for­za del­lo scac­chie­re europeo.

Il 6 ago­sto 2012, inter­vi­sta­to da Umber­to Ros­so per Repub­bli­ca, Mon­ti si dichia­ra­va pre­oc­cu­pa­to per “il cre­scen­te risen­ti­men­to del Par­la­men­to ita­lia­no con­tro l’Europa, con­tro l’euro e con­tro i tedeschi.”
Non meno pre­oc­cu­pa­ta era, però, la can­cel­lie­ra Ange­la Mer­kel che sul fron­te inter­no dove­va ten­ta­re di tene­re a bada una deci­sa vio­len­za ver­ba­le da par­te dei suoi con­na­zio­na­li ver­so l’Italia.

Ad esem­pio Otmar Issing, ex capo del­la Bun­de­sbank, ave­va dichia­ra­to ai tem­pi che “con que­sta poli­ti­ca del­la BCE la sta­bi­li­tà dei prez­zi è in peri­co­lo, così met­te in gio­co la sua cre­di­bi­li­tà.” Issing pole­miz­za­va con­tro il cele­bre “wha­te­ver it takes” pro­nun­cia­to dal pre­si­den­te del­la BCE Mario Dra­ghi che pre­an­nun­cia­va il per­cor­so che avreb­be por­ta­to al quan­ti­ta­ti­ve easing nel 2015.

Mar­kus Soe­der, attua­le pri­mo mini­stro del­la Bavie­ra, era anco­ra più netto:

Cac­cia­mo la Gre­cia dall’Euro entro l’anno, così dare­mo una lezio­ne alla Spa­gna e all’Italia, le spendaccione.

Ale­xan­der Dobrindt, che ai tem­pi era il segre­ta­rio gene­ra­le del­la CDU (l’Unione Cri­stia­no-Demo­cra­ti­ca di Ger­ma­nia, il par­ti­to di Ange­la Mer­kel) accu­sa­va Mon­ti (Mon­ti! ndr) di ave­re “una voglia rapa­ce” dei sol­di tedeschi.

Il clima era talmente teso che la vittoria in semifinale dell’Italia contro la Germania agli Europei del 2012 era stata vissuta come una rivalsa in campo sportivo per torti subiti sul piano politico.

L’allora pre­si­den­te del Coni, Gian­ni Petruc­ci, dis­se che lo spread — quel­la vol­ta — lo ave­va­no det­ta­to gli ita­lia­ni; e il gio­ca­to­re Clau­dio Mar­chi­sio dedi­cò la vit­to­ria ai con­cit­ta­di­ni afflit­ti dal­la crisi.
Ai tem­pi si auspi­ca­va una svol­ta in cui Hol­lan­de e Mon­ti, o il suo suc­ces­so­re, sareb­be­ro sta­ti in gra­do, con­giun­ta­men­te, di fare pres­sio­ni su Mer­kel spin­gen­do­la ad addol­ci­re le misu­re di auste­ri­ty che la Ger­ma­nia pro­spet­ta­va come uni­ca solu­zio­ne alla cri­si europea.
Il gover­no Mon­ti è poi giun­to al capo­li­nea e col tem­po la vee­men­za di opi­nio­ni­sti e pub­bli­co si è diret­ta su altri temi, sia in Ger­ma­nia sia in Ita­lia. Il rap­por­to è così rien­tra­to nei bina­ri di una iro­ni­ca rivalità.

Gli stereotipi, però, si sono ripresi il centro del dibattito politico a marzo di quest’anno. I toni idioti e i pregiudizi sono tornati a contrapporre “mafiosi” e “nazisti.”

Il pri­mo mar­zo, Jan Flei­sch­hauer scri­ve­va un edi­to­ria­le su Der Spie­gel inti­to­la­to Con i clo­wn arri­va­no anche i debi­ti. L’articolo si apri­va con una cri­ti­ca alla matu­ri­tà degli ita­lia­ni che avreb­be­ro elet­to due clo­wn (Ber­lu­sco­ni e Gril­lo ndr) per­ché chi vie­ne elet­to è indi­ce di matu­ri­tà di un popo­lo” e “gli adul­ti eleg­go­no adul­ti, i bam­bi­ni eleg­go­no mario­net­te.” Con­ti­nua­va con la disa­mi­na del­l’o­pe­ra­to Dra­ghi, descrit­to come l’uo­mo di Roma” che ha sal­va­to gli spre­co­ni per poi con­fron­ta­re Dra­ghi, “per cui il segno più e il segno meno sono inter­cam­bia­bi­li”, con Jens Weid­mann, pre­si­den­te del­la Deu­tsche­bank e papa­bi­le pros­si­mo pre­si­den­te del­la BCE, per il qua­le — inve­ce — “il meno è sem­pre sta­to un meno.” L’articolo si chiu­de­va con una rifles­sio­ne sul popo­lo tede­sco: “i tede­schi sono un popo­lo pazien­te, biso­gna dir­lo. […] Sop­por­ta­no per­si­no di esse­re bol­la­ti come nazi­sti da per­so­ne moti­va­te solo dal desi­de­rio di dispor­re dei sol­di tedeschi.”
Insom­ma, un arti­co­lo vena­to di nazio­na­li­smo, sen­za nessun’analisi cri­ti­ca del­le ragio­ni che han­no por­ta­to Ber­lu­sco­ni e Gril­lo ad esse­re i capi poli­ti­ci di due dei più gran­di par­ti­ti ita­lia­ni e con­clu­so con la tri­ta imma­gi­ne degli “ita­lia­ni spreconi.”
Que­sto arti­co­lo, che in Ita­lia è pas­sa­to in sor­di­na, pre­an­nun­cia­va sola­men­te quel­lo che sareb­be acca­du­to mesi più tar­di. Der Spie­gel, infat­ti, il due giu­gno di quest’anno, ha dedi­ca­to la coper­ti­na alla situa­zio­ne poli­ti­ca ita­lia­na tito­lan­do Ciao Amo­re! L’Italia si auto­di­strug­ge — e tra­sci­na l’Europa con sé. Anche il set­ti­ma­na­le del­la Frank­fur­ter All­ge­mei­ne, Woche, e il Han­del­sblatt sono usci­ti con coper­ti­ne mol­to aggres­si­ve. Nel­la pri­ma si vede un Ape, con­tras­se­gna­ta dai sim­bo­li di Lega e Movi­men­to Cin­que Stel­le, che si lan­cia a tut­ta velo­ci­tà ver­so un bur­ro­ne. L’autista dell’Ape, ormai libra­to­si in aria, rivol­ge al let­to­re un libe­ra­to­rio gesto dell’ombrello. Nel­la secon­da si vede un’Italia che affon­da e si tito­la laco­ni­ca­men­te “Ciao, bella!”

Su que­ste coper­ti­ne si è pron­ta­men­te lan­cia­to Sal­vi­ni, che in un tweet ha scrit­to: “Gior­na­li e poli­ti­ci tede­schi insul­ta­no: ita­lia­ni men­di­can­ti, fan­nul­lo­ni, eva­so­ri fisca­li, scroc­co­ni e ingra­ti. E noi dovrem­mo sce­glie­re un mini­stro dell’Economia che vada bene a loro? No, grazie!#primagliitaliani.”
Negli stes­si gior­ni Di Maio ha pole­miz­za­to con una dichia­ra­zio­ne del com­mis­sa­rio euro­peo al bilan­cio, il tede­sco Gün­ther Oet­tin­ger, che pare­va aves­se det­to che i mer­ca­ti avreb­be­ro inse­gna­to agli ita­lia­ni a vota­re per la cosa giu­sta.” La dichia­ra­zio­ne era, in real­tà, mol­to meno aspra e la cita­zio­ne esat­ta è:

Quel­lo che temo e che pen­so acca­drà è che le pros­si­me set­ti­ma­ne fini­sca­no per mostra­re dra­sti­che con­se­guen­ze nei mer­ca­ti ita­lia­ni, sui tito­li e sull’economia, così vaste che dopo­tut­to potreb­be­ro spin­ge­re gli elet­to­ri a non vota­re per i popu­li­sti di destra e di sinistra.

Nel frat­tem­po però Di Maio ave­va già col­to l’occasione per far­si foto­gra­fa­re a Napo­li davan­ti ad una piz­za che Oet­tin­ger “se la sogna”.

Que­ste dichia­ra­zio­ni, quel­le di matri­ce ita­lia­na come quel­le di matri­ce tede­sca, segna­no un cli­ma tos­si­co che non fa altro che rin­fo­co­la­re nazio­na­li­smi che dovreb­be­ro appar­te­ne­re al pas­sa­to, sia che si cre­da nel pro­get­to dell’Unione Euro­pea sia che si inten­da l’internazionalismo in altro modo.
Il pro­ble­ma, però, è anco­ra più pro­fon­do. Se da un lato gli arti­co­li del­la stam­pa mode­ra­ta tede­sca non fan­no altro che offri­re il fian­co ad attac­chi di bas­so livel­lo da par­te di poli­ti­ci dema­go­gi­ci come Di Maio, Gril­lo e Sal­vi­ni; dall’altro le dichia­ra­zio­ni dei poli­ti­ci ita­lia­ni che si indi­gna­no per la “rigi­di­tà” tede­sca cor­ro­bo­ra­no le tesi dei cosid­det­ti “fal­chi” tede­schi, adom­bran­do ai loro occhi anche le richie­ste legit­ti­me che l’Italia deve fare all’Europa. La divi­sio­ne dei migran­ti in quo­te non diven­ta sba­glia­ta per­ché ora sono Lega e M5S a richie­der­la. Chie­de­re una ridu­zio­ne dei vin­co­li sta­bi­li­ti dall’auste­ri­ty per evi­ta­re di con­ti­nua­re la macel­le­ria socia­le avve­nu­ta in Ita­lia negli ulti­mi anni è un’istanza giu­sta anche se imma­gi­na­re Di Maio che chie­de alla BCE di can­cel­la­re 250 miliar­di di debi­to in un col­po ci fa sorridere.
Se in tut­ta l’Europa voglia­mo più giu­sti­zia socia­le non pos­sia­mo con­ti­nua­re a dibat­te­re a suon di piz­ze napo­le­ta­ne e di inge­nui­tà offen­si­ve come gli “scroc­co­ni di Roma”.

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Nicolò Tabarelli
Zelan­te buro­cra­te zari­sta, più per dispet­to che per convinzione.

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