The Ballad of Buster Scruggs: l’America raccontata dai fratelli Coen

The ballad of Buster Scruggs- l'America raccontata dai fratelli Coen -Vulcano Statale

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Misan­th­ro­pe? I don’t hate my fel­low man, even when he’s tire­so­me and sur­ly and tries to cheat at poker. I figu­re tha­t’s just a human mate­rial, and him that finds in it cau­se for anger and dismay is just a fool for expec­ting better.

Il 16 novem­bre è arri­va­ta su Net­flix, pro­dot­ta pro­prio dal­la piat­ta­for­ma strea­ming, l’ultima fati­ca dei fra­tel­li Coen, The Bal­lad of Buster Scruggs -La Bal­la­ta di Buster Scruggs, pre­sen­ta­to in ante­pri­ma alla 75esima Mostra del cine­ma di Vene­zia, e vin­ci­to­re del pre­mio per la miglior sce­neg­gia­tu­ra. 

Dal pun­to di vista tec­ni­co, come è sta­to abbon­dan­te­men­te sot­to­li­nea­to, è dif­fi­ci­le da defi­ni­re per­ché di com­ples­sa natu­ra. L’idea all’origine era quel­la di crea­re una serie tv, o meglio una mini-serie di sei epi­so­di. Il risul­ta­to fina­le è sta­to, inve­ce, una sor­ta di lun­go­me­trag­gio costi­tui­to da sei cor­to­me­trag­gi, e se esi­sta o meno un filo ros­so a lega­re gli epi­so­di, sarà lo spet­ta­to­re a deci­de­re. 

I fratelli Coen hanno voluto raccontarci una storia: un libro si apre, una splendida colonna sonora avanza, e si dispiega il racconto. Si ride, si canticchia, ci si sorprende, e ci si abitua a sorprendersi. 

Pro­prio Buster Scruggs è il pri­mo per­so­nag­gio che incon­tria­mo, inter­pre­ta­to da Tim Bla­ke Nel­son, un abi­le pisto­le­ro vesti­to di bian­co che tut­to ci sem­bra eccet­to che uno che pian­ta un buco in fron­te alla velo­ci­tà del­la luce.

È nel secon­do epi­so­dio che, inve­ce, incon­tria­mo un cow­boy rapi­na­to­re di ban­che, ma uno stra­no, se così si può dire, sicu­ra­men­te non uno di quel­li che ci aspet­te­rem­mo esse­re inter­pre­ta­to dal James Fran­co a cui sia­mo abituati.

Uno degli epi­so­di più toc­can­ti è for­se quel­lo inti­to­la­to Meal Tic­ket, che vede come pro­ta­go­ni­sti Liam Nee­son ed Har­ry Mel­ling —ebbe­ne sì, pro­prio il Dud­ley Dur­sley, cugi­no di Har­ry Potter—.

Il quar­to epi­so­dio, All Gold Canyon, dispie­ga in tut­ta la sua bel­lez­za la natu­ra e il pae­sag­gio ame­ri­ca­no distur­ba­to dall’umana pre­sen­za: quan­do l’uomo non c’è le far­fal­le svo­laz­za­no indi­stur­ba­te e si posa­no sui fio­ri, quan­do arri­va l’uomo le far­fal­le vola­no lontano.

Il penul­ti­mo rac­con­to affron­ta, inve­ce, le vicen­de di una don­na par­ti­ta insie­me al fra­tel­lo con una caro­va­na diret­ta in Ore­gon, dove i due avreb­be­ro dovu­to comin­cia­re una nuo­va vita: una serie di vicis­si­tu­di­ni met­te­rà a repen­ta­glio i loro pia­ni, lascian­do allo spet­ta­to­re nel fina­le quell’amaro in boc­ca che già ave­va spe­ri­men­ta­to alla fine degli epi­so­di pre­ce­den­ti, e di cui ormai ave­va già il sen­to­re. 

L’ultimo rac­con­to, che va a chiu­de­re il libro aper­to ormai qua­si due ore pri­ma, è inti­to­la­to The Mor­tal Remains, ed è una lun­ga e inte­res­san­te con­ver­sa­zio­ne sul­la natu­ra uma­na por­ta­ta avan­ti da una don­na, un irlan­de­se, un ingle­se, e un trap­per (e no, non stia­mo par­lan­do di un trap­per alla Young Signo­ri­no, ma di un esplo­ra­to­re del­la natu­ra sel­vag­gia, figu­ra tipi­ca soprat­tut­to del nord Ame­ri­ca del­la secon­da metà del XVIII seco­lo). Ed è con una por­ta che si chiu­de che ter­mi­na il viag­gio attra­ver­so l’America sot­to la gui­da dei fra­tel­li Coen. 

Che il filo rosso sia l’ineluttabilità della vita? Forse sì, forse no. I fratelli Coen hanno lasciato un prodotto aperto ad interpretazioni: ognuno di noi potrà avere il piacere di fare una sua analisi e decidere cosa trarne dalla visione.

Con The Bal­lad of Buster Scruggs, anco­ra una vol­ta, han­no sicu­ra­men­te crea­to qual­co­sa di uni­co e impa­ra­go­na­bi­le a pre­ce­den­ti lavo­ri. Han­no dato vita, se ci è per­mes­so dir­lo, ad un pro­dot­to cine­ma­to­gra­fi­co, anche se pro­dot­to per il cine­ma non è.

E anche se lo avrem­mo gusta­to con mol­to pia­ce­re sedu­ti su una como­da pol­tro­na di una sala cine­ma­to­gra­fi­ca, non pos­sia­mo nega­re di non aver trat­to pia­ce­re dal­la visio­ne che ne abbia­mo fat­to dal­la como­da pol­tro­na di casa. 

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Francesca Rubini
Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.