Brexit: negoziati nel limbo e governo May sempre più fratturato

LONDON, ENGLAND - DECEMBER 11: British Prime Minister Theresa May leaves Number 10 Downing Street on December 11, 2017 in London, England. Mrs May is to address MPs in Parliament this afternoon with an update on Brexit as negotiations with the European Union move on to the next phase. (Photo by Jack Taylor/Getty Images)

Loren­zo Rossi

Se c’è una per­so­na la cui situa­zio­ne, in que­ste set­ti­ma­ne, non è affat­to invi­dia­ta dal­la mag­gior par­te dei bri­tan­ni­ci è di sicu­ro The­re­sa May, lea­der del Tory Par­ty e Pri­mo Mini­stro ingle­se.
 Nono­stan­te la May sia usci­ta vin­ci­tri­ce dal­la mozio­ne di sfi­du­cia pre­sen­ta­ta ieri da 48 mem­bri del par­ti­to con­ser­va­to­re — con 200 voti a suo soste­gno e 117 a favo­re del­le sue dimis­sio­ni — la pre­mier ha ben poco da ras­se­re­nar­si. Ha infat­ti già pro­mes­so che non gui­de­rà il par­ti­to alle pros­si­me ele­zio­ni poli­ti­che del 2022.

Ma a cosa è dovu­to tut­to que­sto malu­mo­re nei con­fron­ti di The­re­sa May? La rispo­sta si tro­va prin­ci­pal­men­te in una sola paro­la, che rap­pre­sen­ta un’incognita per il Regno Uni­to da ormai due anni: Bre­xit.


L’approvazione dell’accordo che doveva prevedere un’uscita più “soft” dall’UE, con un’agevolazione nei rapporti commerciali e una probabile soluzione alla rischiosa questione dell’Irlanda del Nord (il cosiddetto Backstop) è stato rinviato dalla stessa premier a data da destinarsi, dal momento che non era fiduciosa di ottenere l’approvazione in Parlamento.

May ha deci­so, quin­di, di cer­ca­re di rine­go­zia­re l’accordo, per otte­ne­re mag­gio­ri garan­zie. Ciò ha cau­sa­to enor­mi disa­gi alla Came­ra dei Comu­ni, che si è sol­le­va­ta qua­si all’unisono con­tro la premier.

Già nel­le set­ti­ma­ne scor­se il gover­no era entra­to in pro­fon­da cri­si, con le dimis­sio­ni di nume­ro­si mini­stri e sot­to­se­gre­ta­ri, tra cui i mini­stri Davis e John­son, che han­no con­dan­na­to la linea trop­po “soft” del­la pre­mier, ten­den­do inve­ce ver­so una hard Bre­xit, un no deal — posi­zio­ne tra l’altro con­di­vi­sa dall’ala dura del par­ti­to conservatore.

Cosa dico­no, inve­ce, i cittadini?

Secondo un sondaggio recente della BMG Research il 52% della popolazione opterebbe per il remain, se il referendum venisse rifatto.

Bru­xel­les rima­ne, al con­tra­rio, su posi­zio­ni irre­mo­vi­bi­li, che vedo­no il Regno Uni­to lascia­re l’UE il 29 Mar­zo 2019. Una por­ta­vo­ce dell’UE ha dichia­ra­to che l’ac­cor­do di divor­zio sul tavo­lo sia «l’u­ni­co pos­si­bi­le, non rine­go­zia­bi­le. La nostra posi­zio­ne non cam­bia», riba­den­do che tut­ti gli sce­na­ri pos­si­bi­li sono sta­ti pre­si in con­si­de­ra­zio­ne.
 Su que­sto si sof­fer­ma pure Donald Tusk, pre­si­den­te del Con­si­glio Euro­peo, che scri­ve in un tweet: «Non rine­go­zie­re­mo l’ac­cor­do, inclu­so il back­stop (sull’Irlanda), ma sia­mo pron­ti a discu­te­re come faci­li­ta­re la rati­fi­ca da par­te del Regno Uni­to», aggiun­gen­do in segui­to che sono in cor­so i pre­pa­ra­ti­vi anche per un man­ca­to accordo.

A poco è ser­vi­ta quin­di la sen­ten­za del­la Cor­te di Giu­sti­zia dell’Unione Euro­pea, che ha annun­cia­to una svol­ta nell’applicazione dell’articolo 50:

Il Regno Uni­to è anco­ra libe­ro di revo­ca­re uni­la­te­ral­men­te la noti­fi­ca del­la sua inten­zio­ne di riti­rar­si dal­l’U­nio­ne Europea.

Pare, però, che non ci sia­no attual­men­te le con­di­zio­ni per una revo­ca uni­la­te­ra­le, secon­do alcu­ni por­ta­vo­ce dell’Unione.

La situa­zio­ne si sta com­pli­can­do a vista d’occhio. Un gover­no ingle­se debo­le che sem­bra col­las­sa­re su se stes­so, un’Unio­ne irre­mo­vi­bi­le dispo­sta ad aiu­ta­re la May fino ad un cer­to pun­to e nume­ro­se pro­te­ste anti-Bre­xit che si sono sus­se­gui­te nei mesi scor­si han­no por­ta­to alla valu­ta­zio­ne degli sce­na­ri più estre­mi, tra cui l’uscita con un no deal — una cata­stro­fe, secon­do cer­ti esper­ti ed eco­no­mi­sti — e un pro­ba­bi­le secon­do refe­ren­dum, che però avreb­be biso­gno del­la mag­gio­ran­za in Par­la­men­to per esse­re appro­va­to.
 Tusk ha annun­cia­to la con­vo­ca­zio­ne per oggi di un ver­ti­ce dei capi di Sta­to e di gover­no euro­pei dedi­ca­to alla Bre­xit, per dare una mano alla pre­mier ingle­se a supe­ra­re la sua attua­le posi­zio­ne debo­le in Par­la­men­to.
 Che si arri­vi al com­pi­men­to di qual­che pas­so ver­so la fine del­la vicenda?

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