Consigli di lettura del mese: Le poesie invernali di Robert Bly

L’immagine di un pae­sag­gio inver­na­le ci riman­da spes­so alla Rus­sia gela­ta, o al magi­co polo nord illu­mi­na­to dal­le luci dell’aurora borea­le. Spes­so anche le metro­po­li più cao­ti­che, se dipin­te di bian­co, assu­mo­no un fasci­no com­ple­ta­men­te nuo­vo. Col­le­ga­men­to meno imme­dia­to è inve­ce quel­lo con le diste­se nevo­se del nord degli Sta­ti Uni­ti, che può sor­ge­re spon­ta­neo solo a chi, in quei luo­ghi, ci è cre­sciu­to e por­ta nel cuo­re e nel­la memo­ria straor­di­na­rie imma­gi­ni da car­to­li­na. Uno di que­sti è Robert Bly, poe­ta del Min­ne­so­ta, che ci nar­ra i suoi ver­si da una cabi­na di scrit­tu­ra sul lago Moose.

Bly è lea­der del Mytho­poe­tic Men’s Move­ment e paci­fi­sta mol­to atti­vo. La sua poe­ti­ca è sta­ta influen­za­ta dal­la “Teo­ria degli Arche­ti­pi” di Carl Gustav Jung, gran par­te del­la qua­le esplo­ra la com­ples­sa situa­zio­ne in cui si tro­va­no gli uomi­ni di oggi, pri­gio­nie­ri del­la man­can­za di una gui­da ver­so la matu­ri­tà. Il suo libro più cono­sciu­to, che trat­ta pro­prio di que­sto tema, è “Iron John: A Book About Men” (1990).

Nono­stan­te il nucleo del­le sue ope­re sia spes­so l’esplorazione socio-psi­co­lo­gi­ca degli uomi­ni, non pos­sia­mo cer­to igno­ra­re le nume­ro­sis­si­me poe­sie che trat­ta­no del­la dimen­sio­ne inver­na­le e dei luo­ghi ai qua­li l’autore è più legato.

I genitori di Bly erano di origini norvegesi ma lui è nato e cresciuto negli Stati Uniti, in Minnesota, dove l’inverno dura ben nove mesi perciò è fondamentale abituarsi ai pugni di neve, se non addirittura farci amicizia.

Ed è piut­to­sto dif­fi­ci­le instau­ra­re un rap­por­to di que­sto tipo con un pae­sag­gio non solo osti­le, ma anche noio­so e oppri­men­te. Bly però ci è riu­sci­to, rega­lan­do­ci attra­ver­so la sua pen­na un reso­con­to estre­ma­men­te affascinante.

Il poe­ta par­la dell’inverno attra­ver­so pic­co­li segni che sve­la­no la sua pre­sen­za: neve, fred­do, costu­mi nata­li­zi. La poe­sia di rife­ri­men­to sareb­be Dri­ving My Paren­ts Home at Christ­mas (1962), par­te del­la rac­col­ta Silen­ce in the Snowy Fields, in cui il filo con­dut­to­re è la gui­da attra­ver­so pae­sag­gi nevo­si. « Only snow answers », cioè ‘solo la neve rispon­de’, è una fra­se del poe­ma che con­tie­ne tut­ta l’essenza del ter­ri­to­rio ritrat­to da Bly, in quan­to la neve esi­ste in quan­ti­tà tal­men­te vaste in quei luo­ghi, che pro­ba­bil­men­te è spes­so l’unica a rispondere.

La capa­ci­tà di evo­ca­re imma­gi­ni rac­chiu­sa in que­ste poe­sie è di una poten­za incre­di­bi­le, tan­to che Bly chia­ma­va que­ste “car­to­li­ne” rin­trac­cia­bi­li nel­le sue ope­re «lea­ping ima­ges», cioè “imma­gi­ni sal­tan­ti” (con rife­ri­men­to a una cor­ren­te cri­ti­ca che si era dif­fu­sa negli Sta­ti Uni­ti insie­me alla dida­sca­lia di Jung sul­la psi­co­lo­gia). Que­ste «lea­ping ima­ges» non sono però tut­te da leg­ge­re in chia­ve posi­ti­va. Nume­ro­se sono anche le ana­lo­gie con l’inverno nevo­so e lun­go, che allu­do­no alla vasti­tà e alla soli­tu­di­ne che l’uomo può pro­va­re. Win­ter Poem è una rap­pre­sen­ta­zio­ne di que­sto parallelismo.

Lascian­do fuo­ri qual­sia­si for­ma di ana­lo­gia o rife­ri­men­to jun­ghia­no, limi­tan­do­si sol­tan­to a guar­da­re que­ste car­to­li­ne e immer­gen­do­si nel­le pro­prie memo­rie inver­na­li, si può tro­va­re in ogni caso un’ottima ragio­ne per leg­ge­re Bly.

Qui pote­te ascol­ta­re Win­ter Poem attra­ver­so la let­tu­ra del­lo stes­so Robert Bly.

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Katerina Mavroeidi
Sono una gre­ca che stu­dia lin­gue stra­nie­re a Mila­no. Amo l’arte e il cibo del­la nonna.