I 5 film più “vulcanici” del 2018

Il 2018 sta per con­clu­der­si e la reda­zio­ne di Vul­ca­no Sta­ta­le ha pre­pa­ra­to una clas­si­fi­ca dei 5 film più vul­ca­ni­ci dell’anno!

Arti­co­lo di Kate­ri­na Mavroeidi

Per tut­ti quel­li che anco­ra non si sono dedi­ca­ti a lun­ghe mara­to­ne di serie tv, per­chè resta­no fede­li al mon­do del cine­ma, ecco una sele­zio­ne del­le miglio­ri pro­du­zio­ni cine­ma­to­gra­fi­che del­l’an­no che ci sta abbandonando.

[dropcap type=“square or circle”] 1 [/dropcap] Roma di Alfonso Cuarón 

 

L’ab­bia­mo visto appa­ri­re tra i sug­ge­ri­men­ti di Net­flix pochi gior­ni fa, ma lo sta­va­mo aspet­tan­do da que­st’e­sta­te, da quan­do ave­va vin­to il Leo­ne d’O­ro a Vene­zia. Solo ora sap­pia­mo dire con cer­tez­za che è uno dei miglio­ri film del­l’an­no. Accom­pa­gna­to da uno sguar­do per­so­na­le e sen­si­bi­le, con que­sto film Cua­ròn met­te a fuo­co la dop­pia vita di una dome­sti­ca che vive nel quar­tie­re Roma, nel Mes­si­co degli anni ’70 e lavo­ra pres­so la casa di una fami­glia bene­stan­te. La dome­sti­ca è sem­pre pre­sen­te e sem­pre neces­sa­ria, tan­to che i bam­bi­ni la con­si­de­ra­no a pie­no tito­lo un mem­bro del­la fami­glia. Al tem­po stes­so è sem­pre data per scon­ta­ta dai geni­to­ri, che non esi­ta­no nem­me­no a far­le sol­le­va­re le loro vali­gie men­tre è in gra­vi­dan­za. Si può par­la­re di un “insi­der” all’in­ter­no del­le fami­glie di media clas­se nel Mes­si­co degli anni ’70, gli avve­ni­men­ti con­ten­go­no trac­ce auto­bio­gra­fi­che del regi­sta (che è anche pro­dut­to­re e scrit­to­re del film), que­sto ele­men­to con­sen­te al regi­sta di iro­niz­za­re su situa­zio­ni ed espe­rien­ze. Que­sto è uno dei moti­vi per cui osser­via­mo un’af­fa­sci­nan­te ma tri­ste one­stà nel­la descri­zio­ne del­le vicen­de, oltre ad un liri­smo sve­la­to­si da un film inte­ra­men­te in bian­co e nero.

[dropcap type=“square or circle”] 2 [/dropcap] Blindspotting di Carlos Lopez Estrada 

 

Pre­sen­ta­to al Sun­dan­ce Film Festi­val, Blind­spot­ting è un film ori­gi­na­le e attua­le, al qua­le dif­fi­cil­men­te pos­sia­mo resi­ste­re. In un’ambien­ta­zio­ne tan­to peri­co­lo­sa quan­to one­sta, con uso di paro­le vio­len­te e di sostan­ze fata­li, rac­con­ta del­l’a­mi­ci­zia tra Col­lin e Miles, due ragaz­zi cre­sciu­ti a Oakland, il cui rap­por­to vie­ne desta­bi­liz­za­to a cau­sa di un even­to che met­te Col­lin in bili­co. Que­st’ul­ti­mo sta cer­can­do di pas­sa­re inden­ne i suoi ulti­mi gior­ni di liber­tà vigi­la­ta, per poter rico­min­cia­re da capo. Miles, un “trou­ble maker” che ha un talen­to spe­cia­le nel­lo sco­va­re pro­ble­mi, sta sem­pre accan­to a Col­lin, nono­stan­te non sem­pre gli sia d’a­iu­to. Quan­do Col­lin diven­ta testi­mo­ne del­l’o­mi­ci­dio di un uomo di colo­re a ope­ra di un poli­ziot­to tut­to cam­bia. Ami­ci­zia, vio­len­za poli­zie­sca e vita urba­na diven­ta­no in segui­to i temi cen­tra­li del film, sen­za però get­tar­lo nel cesti­no dei tan­ti film d’a­zio­ne all’a­me­ri­ca­na. Si trat­ta inve­ce di un’o­pe­ra arti­sti­ca­men­te uni­ver­sa­le, che toc­ca sia i con­fi­ni del thril­ler che quel­li del dra­ma umanistico.

[dropcap type=“square or circle”] 3 [/dropcap] The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen

Non è una sor­pre­sa che un film scrit­to, diret­to e pro­dot­to dai fra­tel­li Coen sia com­pre­so nel­la sele­zio­ne. Con The Bal­lad of Buster Scruggs il duo di suc­ces­so con­fer­ma repu­ta­zio­ne e  talen­to, rega­lan­do­ci anco­ra una vol­ta del­le risa­te pro­dot­te da un umo­ri­smo incon­fon­di­bi­le. Il film è un’an­to­lo­gia che com­pren­de sei vignet­te diver­se. Un vec­chio libro si apre e allu­de alla comi­ci­tà di un car­to­ne ani­ma­to, sei sto­rie ci rac­con­ta­no il Far West ame­ri­ca­no del pas­sa­to, quel­lo pie­no di cli­chés che vie­ne arric­chi­to da toc­chi roman­ti­ci e gothic. La rac­col­ta com­pren­de sto­rie che disim­bal­la­no il Wild West, sve­lan­do la man­can­za del con­trol­lo gover­na­ti­vo alla fron­tie­ra e la fio­ri­tu­ra del­l’au­to­go­ver­no. Si par­te con Buster Scruggs, pisto­le­ro e can­tan­te, che fa ride­re e spa­ven­ta al tem­po stes­so, come fan­no tut­ti i film dei fra­tel­li Coen. A segui­re un cow­boy che fal­li­sce la rapi­na di una ban­ca in mez­zo al deser­to, segue poi un’im­pre­sa­rio che giro­va­ga per pre­sen­ta­re i suoi spet­ta­co­li sha­ke­spea­ria­ni. Col­pi di pisto­la e fuci­la­te si scam­bia­no a volon­tà e non man­ca l’e­le­men­to liqui­do, det­ta­to da san­gue e alcool.

[dropcap type=“square or circle”] 4 [/dropcap] Widows di Steve Mcqueen

Ispi­ra­ta alla serie tv degli anni ’80 Wido­ws (Le Vedo­ve), Ste­ve Mcqueen e Gil­lian Flynn col­la­bo­ra­no sul­lo sce­na­rio del­la nuo­va pro­du­zio­ne. Il regi­sta dopo 12 anni schia­vo ci sor­pren­de con un Cam­per movie ossia “film del col­po gros­so”, nel qua­le soli­ta­men­te un grup­po di per­so­ne orga­niz­za ed ese­gue un gran­de fur­to pia­ni­fi­ca­to alla per­fe­zio­ne. In que­sto caso, un grup­po di don­ne che han­no per­so i loro mari­ti cri­mi­na­li, a cau­sa dei lavo­ri spor­chi del gran­de boss, uni­sco­no le loro men­ti per la ven­det­ta. Essen­do ormai rima­ste vul­ne­ra­bi­li e indi­fe­se devo­no lot­ta­re da sole con­tro i debi­ti, i pro­ble­mi fami­lia­ri e quel­li con i figli, per­ciò, que­sta è l’u­ni­ca stra­da per loro dispo­ni­bi­le. Pie­ne di rab­bia e sete di giu­sti­zia ten­ta­no cose del­le qua­li nes­su­no le cre­de capa­ci. E que­sto è il loro van­tag­gio. Per rimar­ca­re que­sta for­za tut­ta al fem­mi­ni­le il regi­sta sce­glie un ric­co cast, del qua­le fan­no par­te Vio­la Davis, Miche­le Rodri­guez, Eli­za­beth Debic­ki e Cyn­thia Erivo.

[dropcap type=“square or circle”] 5 [/dropcap] Isle of Dogs di Wes Anderson

Dopo il suo Fan­ta­stic Mr Fox, che non per tut­ti era così fan­ta­sti­co, Wes Ander­son ci rac­con­ta un’al­tra sto­ria ani­ma­le­sca nel­la sua dimen­sio­ne più deli­zio­sa e comi­ca. Una tene­ra fia­ba con cat­ti­vi e buo­ni che richia­ma al clas­si­co uni­ver­so fia­be­sco, ovvia­men­te rac­con­ta­ta dal­la voce incon­fon­di­bi­le di Ander­son. Il regi­sta ci por­ta in una disto­pia giap­po­ne­se, ambien­ta­ta in un futu­ro nel qua­le si è dif­fu­sa un’epi­de­mia d’in­fluen­za cani­na e, dopo il decre­to del cru­de­le sin­da­co, tut­ti i cani sono obbli­ga­ti a lascia­re l’i­dea­le mega­lo­po­li Mega­sa­ki e anda­re ad abi­ta­re a Trash Island. Un ragaz­zo abban­do­na la per­fet­ta cit­tà in cui vive e arri­va sul­l’i­so­la in cer­ca del suo cane. La natu­ra più fri­vo­la dei cani però, non fa abban­do­na­re al regi­sta le sue rego­le. Infat­ti, il mon­do archi­tet­to­ni­co di Wes Ander­son, dota­to di linee ver­ti­ca­li e oriz­zon­ta­li, scat­ti cen­tra­li e pro­fi­li sim­me­tri­ci, è anco­ra pre­sen­te e si adat­ta per­fet­ta­men­te ad un’am­bien­ta­zio­ne giap­po­ne­se sen­za però limi­tar­si alla tra­di­zio­ne del­lo sta­to orien­ta­le. Fa dia­lo­ga­re sti­li e cul­tu­re tra loro per pro­dur­re il risul­ta­to fina­le. L’ ani­ma­zio­ne a stop motion enfa­tiz­za le sim­me­trie, offren­do­ci una pro­du­zio­ne uni­ca e caratteristica.

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione