New Music Friday N.3 ‑L’Orso che diventa SPLENDORE

New Music Friday N.3 -L'Orso che diventa SPLENDORE -Vulcano Statale

New music Friday è la nostra rubrica musicale.

Il venerdì è il giorno in cui escono i nuovi singoli e album dei nostri cantanti preferiti, e il sabato e il giorno in cui ne parliamo.

 

Illu­stra­zio­ne di Ludo­vi­ca Marani

Si diven­ta sag­gi gior­no per gior­no, e ho infat­ti appe­na impa­ra­to una cosa: a let­to non si stu­dia. A let­to si dor­me, ci si inna­mo­ra, si guar­da Net­flix. Lascia­mo, però, le pagi­ne di antro­po­lo­gia cul­tu­ra­le —ormai mi per­se­gui­ta— ai tavo­li, alle biblio­te­che in cui la gen­te non sa apri­re le por­te (un salu­to a chiun­que stu­di con me in Bro­n­x­lab), ai mez­zi di tra­spor­to. Ok, con quest’ultima fra­se fal­li­sce ogni mio ten­ta­ti­vo di esse­re sas­sy e irri­ve­ren­te. La veri­tà è che in que­sti gior­ni fin­go di stu­dia­re, ma poi guar­do Gos­sip Girl su Net­flix, dav­ve­ro una signo­ra serie. Alme­no fino a che non rea­liz­zi che quan­do Jen­ny Hum­ph­rey scap­pa di casa per dare vita alla sua linea di moda ha quin­di­ci anni, men­tre tu a quin­di­ci anni scri­ve­vi su Face­book sta­ti come: “sta­se­ra ora­to­rio.. dEvAsTaNtE”.

Pas­sia­mo ai fatti.


La nuo­va girl­band, le unperfect

C’era una vol­ta Xeno­ma­nia, c’era e c’è anco­ra. Si trat­ta di una squa­dra di pro­dut­to­ri musi­ca­li bri­tan­ni­ci: Xeno­ma­nia è l’esatto oppo­sto di “xeno­fo­bia” (pau­ra del diver­so). Il grup­po ha pro­dot­to fino ad ora arti­ste come Girls Aloud, Spi­ce Girls, Pet Shop Boys, tro­van­do il pro­prio cli­max nel­la cele­ber­ri­ma “Belie­ve” di Cher. Ecco, pare che si stia­no occu­pan­do di una nuo­va girl­band di cui non si sa anco­ra mol­to, se non che si fan­no chia­ma­re unper­fect (minu­sco­lo, pro­prio così), e che è appe­na usci­to il loro nuo­vo sin­go­lo: “Gots To Give The Girl”. Le voci sono ete­ree, dol­ci, il bra­no è un sot­to­fon­do da shop­ping in un qual­sia­si nego­zio di Cor­so Vit­to­rio Ema­nue­le o Via Tori­no. Non ave­vo mai sen­ti­to una girl­band con un simi­le mood, magi­ca­men­te chill e ipno­ti­che. Va bene così.


Il ritor­no dei Back­street Boys

Pron­ti per un tour ame­ri­ca­no ed euro­peo, i Back­street Boys tor­na­no. Vi dirò: la memo­ra­bi­lia, se non ha nul­la da aggiun­ge­re ma vuo­le esse­re solo un modo per bat­te­re cas­sa, mi ha stu­fa­to. Arti­sti, pren­de­te le vostre car­rie­re e tra­sfor­ma­te­le, date loro nuo­va vita. Pare che i Back­street boys abbia­no tro­va­to un buon com­pro­mes­so per far­si voler bene: un bra­no, “Don’t go brea­king my heart”, por­ta addi­rit­tu­ra la pen­na di Sha­wn Men­dez e Ryan Ted­der degli One Repu­blic. Il pro­dot­to è tut­to som­ma­to uni­for­me, ma ammet­to di ave­re gros­si pre­giu­di­zi che vor­reb­be­ro che, a ogni trac­cia, quel­la suc­ces­si­va fos­se “I want it that way”.


Fedez e Para­no­ia Airlines

Una vol­ta, ai pri­mi tem­pi di Sky, arri­va­va in Ita­lia un cana­le, E! Enter­tain­ment, con il pro­gram­ma Al pas­so con i Kar­da­shian. Non sape­vo chi fos­se­ro i Kar­da­shian e non l’ho mai guar­da­to pri­ma di un paio di anni fa. Eppu­re sì, Chia­ra Fer­ra­gni (ono­re del­la mia pro­vin­cia, Cre­mo­na) e Fedez, sono i nostri Kim e Kanye. Va bene così, non si può non voler­gli bene a un cer­to pun­to. Una o due set­ti­ma­ne fa non ero così con­vin­to del sin­go­lo con Zara Lars­son, a distan­za di tem­po mi ren­do con­to che fun­zio­na. Para­no­ia Air­li­nes è l’album di un arti­sta che non lo fa per i sol­di: fa ciò che vuo­le, lo fa per l’arte, lo fa per rac­con­tar­si o per crea­re, donar­ci una sto­ria del­la sua vita che non è solo quel­la di Insta­gram. Ci sono col­la­bo­ra­zio­ni (LP, Zara Lars­son, Dark Polo Gang, Emis Kil­la, Tedua, Trip­pie Redd, Anna­li­sa), c’è auto­tu­ne ed è leci­to, sdo­ga­nia­mo­lo. Ci sono bei bra­ni bal­la­bi­li, qua­si riem­pi-pista. Bra­vo ragazzo.


L’orso che diven­ta SPLENDORE, il ritor­no tut­to rosa di Mat­tia Barro

La mia ado­le­scen­za ha avu­to due anti­po­di musi­ca­li: il pop da fon­do-clas­si­fi­ca ingle­se total­men­te igno­ra­to dai miei coe­ta­nei, e l’indie ita­lia­no, un can­tau­to­ra­to che all’epoca vive­va una sua dimen­sio­ne pre-social net­work, che respi­ra­va un’aria diver­sa, né miglio­re né peg­gio­re di quel­la attua­le. Tra diver­si arti­sti che ascol­ta­vo c’era una band che ha ruba­to il mio cuo­re, si chia­ma­va L’Orso e can­ta­va can­zo­ni d’amore e di spe­ran­za. È sta­ta la colon­na sono­ra del mio pri­mo (vero) amo­re ecc. Qual­che tem­po fa, il can­tan­te de L’Orso, Mat­tia Bar­ro, è tor­na­to, è usci­to dal letar­go, qual­cu­no dice. L’ha fat­to con una veste nuo­va, rive­sti­ta di Splen­do­re (il suo nome d’arte come soli­sta), fat­ta di remix, di musi­ca elet­tro­ni­ca e di queer­ness, con un’estetica lon­ta­na dal­la pre­ce­den­te che mai mi sarei aspet­ta­to e che mi ren­de feli­cis­si­mo. Il nuo­vo sin­go­lo, “Rosa Splen­do­re”, è una vera e pro­pria rina­sci­ta che vede l’uscita per Ivrea­tro­nic e la col­la­bo­ra­zio­ne di Popu­lous, un inno alla flui­di­tà, la pro­va che in Ita­lia pos­sia­mo dav­ve­ro fare la musi­ca che voglia­mo sen­za vin­co­li alcu­ni ed esse­re feli­ci. Gra­zie Splendore.

 

Con­di­vi­di:
Nicola Lombardo
Can­tau­to­re per Bian­ca Dischi, stu­den­te di scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne per Uni­Mi, atti­vi­sta in ambi­to cul­tu­ra­le per Lodi Cit­tà Aper­ta, ren­cen­so­re per Vul­ca­no Sta­ta­le e spea­ker per Pop Corn su Radio Sta­ta­le. Nel tem­po libe­ro: non ha tem­po libero.