Caro giovane, resta al Sud

Si par­la tan­to di cer­vel­li in fuga da que­sto Pae­se ver­so l’estero. Un Pae­se, l’Italia, che offre sem­pre meno oppor­tu­ni­tà e pos­si­bi­li­tà di svi­lup­po e di car­rie­ra. Ma, restan­do in tema, c’è un’al­tra tipo­lo­gia di migra­zio­ne di cer­vel­li spes­so poco considerata.

Si tratta di quei circa 400mila ragazzi meridionali che ogni anno decidono di intraprendere la propria carriera universitaria lontano da casa e si spostano verso gli atenei del Nord Italia.

Puglia, Sici­lia, Cala­bria e Cam­pa­nia. Sono que­ste le regio­ni che si svuo­ta­no di più. In par­ti­co­la­re nell’anno 2017/2018 sono sta­ti oltre 52mila i puglie­si (su una popo­la­zio­ne stu­den­te­sca di poco infe­rio­re alle 130mila uni­tà) che sono anda­ti a stu­dia­re altro­ve. Nume­ri simi­li per i sici­lia­ni. In Cala­bria cir­ca 31mila sono i ragaz­zi fuo­ri sede che rap­pre­sen­ta­no la metà del­la popo­la­zio­ne uni­ver­si­ta­ria cala­bre­se. In Cam­pa­nia inve­ce abbia­mo 35mila fuo­ri sede su una popo­la­zio­ne di 210 mila stu­den­ti. Ma dove sono diret­ti que­sti studenti?

La regio­ne d’Italia più ambi­ta è il Lazio che tra l’altro è anche quel­la che mag­gior­men­te trat­tie­ne i pro­pri stu­den­ti. A segui­re Lom­bar­dia, Emi­lia Roma­gna, Tosca­na. Ed ora chie­dia­mo­ci il perché.

Perché le città del Sud Italia non investono nei giovani e nella loro formazione. Perché gli atenei del sud sono spesso mera teoria, non preparano al mondo del lavoro, non creano trampolini di lancio, non offrono opportunità.

Oppor­tu­ni­tà. Que­sta la prin­ci­pa­le ragio­ne per cui i ragaz­zi migra­no ver­so le regio­ni set­ten­trio­na­li. La con­vin­zio­ne di ave­re del­le oppor­tu­ni­tà miglio­ri di for­ma­zio­ne e pre­pa­ra­zio­ne uni­ver­si­ta­ria ma soprat­tut­to d’inserimento nel mon­do del lavo­ro e car­rie­ra pro­fes­sio­na­le. Ma tut­to que­sto è real­men­te accettabile?

No. E’ inve­ro­si­mi­le pen­sa­re che ci sia­no oppor­tu­ni­tà lavo­ra­ti­ve per tut­ti i gio­va­ni ita­lia­ni, in sede e non, all’interno di un ‘area geo­gra­fi­ca che è la metà, e anche meno, del nostro Pae­se. Ecco per­ché è impor­tan­te stop­pa­re que­sta fuga di cer­vel­li tut­ta ita­lia­na col­ti­van­do ini­zia­ti­ve effi­ca­ci di ripre­sa del Mez­zo­gior­no e di svi­lup­po di atti­vi­tà impren­di­to­ria­li e di nuo­ve aziende.

E’ necessario creare opportunità, permettere ai giovani di restare al Sud o quanto meno tornare.

E’ cio che sta pro­van­do a fare il pro­get­to “Resto al Sud”, un incen­ti­vo del gover­no, gesti­to da Invi­ta­lia, che sostie­ne la nasci­ta di nuo­ve atti­vi­tà impren­di­to­ria­li nel­le regio­ni del Mez­zo­gior­no (Abruz­zo, Basi­li­ca­ta, Cala­bria, Cam­pa­nia, Moli­se, Puglia, Sar­de­gna e Sici­lia). Con “Resto al Sud” è pos­si­bi­le dare vita ad atti­vi­tà di:
pro­du­zio­ne di beni nei set­to­ri indu­stria, arti­gia­na­to, tra­sfor­ma­zio­ne dei pro­dot­ti agri­co­li, pesca e acqua­col­tu­ra, for­ni­tu­ra di ser­vi­zi alle impre­se e alle per­so­ne e turi­smo. Sono inve­ce esclu­se dal finan­zia­men­to le atti­vi­tà agri­co­le e il commercio.

L’im­por­to mas­si­mo del finan­zia­men­to ero­ga­bi­le è di 50mila euro per cia­scun socio, fino ad un ammon­ta­re mas­si­mo com­ples­si­vo di 200mila euro. Il finan­zia­men­to “Resto al Sud” copre il 100% del­le spe­se ammis­si­bi­li e con­si­ste in un con­tri­bu­to a fon­do per­du­to pari al 35% dell’investimento complessivo
finan­zia­men­to ban­ca­rio pari al 65% dell’investimento com­ples­si­vo, garan­ti­to dal Fon­do di Garan­zia per le PMI. Gli inte­res­si del finan­zia­men­to sono inte­ra­men­te coper­ti da un con­tri­bu­to in con­to interessi.

Per par­te­ci­pa­re all’iniziativa basta cari­ca­re il pro­prio pro­get­to impren­di­to­ria­le e la rela­ti­va docu­men­ta­zio­ne sull’apposita piat­ta­for­ma dedi­ca­ta. Dopo­di­ché l’agenzia esa­mi­ne­rà i pro­get­ti in base all’or­di­ne cro­no­lo­gi­co di arri­vo e ne valu­te­rà la soste­ni­bi­li­tà tec­ni­co-eco­no­mi­ca, dan­do una pri­ma rispo­sta for­ma­le entro 60 gior­ni dal­la pre­sen­ta­zio­ne dell’istanza. A pre­mia­re tale ini­zia­ti­va vi sono impor­tan­ti novi­tà in leg­ge di bilan­cio 2019. Infat­ti a par­ti­re dal 1 gen­na­io 2019 potran­no fare doman­da ed acce­de­re agli incen­ti­vi “Resto al Sud anche i libe­ri pro­fes­sio­ni­sti” e gli under 46.

Abbia­mo dun­que un’e­sten­sio­ne del­la pla­tea dei bene­fi­cia­ri in pri­mis da un pun­to di vista ana­gra­fi­co, con­si­de­ran­do che le ini­zia­ti­ve era­no sta­te fin ad ora rivol­te a gio­va­ni di età com­pre­sa tra i 18 e i 35 anni. Que­sto andrà sicu­ra­men­te ad inci­de­re a rial­zo sul livel­lo di com­pe­ten­ze ed espe­rien­ze dei par­te­ci­pan­ti al pro­get­to e darà anche un’opportunità di ricol­lo­ca­men­to a per­so­ne espul­se dal mer­ca­to del lavo­ro a cau­sa di cri­si azien­da­li e di set­to­re. In secon­do luo­go vedia­mo coin­vol­ti nell’iniziativa i gio­va­ni pro­fes­sio­ni­sti al fine di age­vo­la­re la loro entra­ta nel mon­do del lavo­ro, sem­pre più ardua in par­ti­co­la­re nel set­to­re dell’edilizia.

Ad oggi sono cir­ca 5800 le doman­da pre­sen­ta­te di cui 2190 appro­va­te. Nel 2018 con “Resto al Sud” sono nate oltre 2.200 impre­se nel Mez­zo­gior­no e sono sta­ti crea­ti più di 8.200 posti di lavo­ro. Un tito­lo de Il Sole 24 Ore affer­ma: “L’Italia non può cre­sce­re dav­ve­ro se il Sud non acce­le­ra”. E’ neces­sa­rio inve­sti­re sui gio­va­ni e crea­re oppor­tu­ni­tà. E’ neces­sa­rio restare.

Fabia­na Guida

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