Oscar 2019: la notte più importante di Hollywood

La notte più importante di Hollywood: Oscar 2019 -Vulcano Statale

Un’altra anna­ta è anda­ta: come ogni anno, le vit­to­rie degli Oscar fan­no discu­te­re e lascia­no qua­si tut­ti scon­ten­ti, ma all’Academy non si può dire mol­to. In real­tà, all’alba del­le 5:24 di mat­ti­na, le men­ti più fan­ta­sio­se imma­gi­na­no le pos­si­bi­li sto­ries di Chri­stian Bale su Insta­gram che si indi­gna per aver per­so con­tro Rami Malek, ma que­sto è mate­ria­le da fanfiction.

Lo show ini­zia alle 2 di mat­ti­na del 25 feb­bra­io (ma la tele­vi­sio­ne riman­da l’immagine di una Los Ange­les illu­mi­na­ta dal sole del tar­do pome­rig­gio, con addi­rit­tu­ra gli atto­ri che arri­va­no con gli occhia­li da sole, e a tal pro­po­si­to si meri­ta una men­zio­ne spe­cia­le Ben Har­dy, che ha man­da­to in deli­rio il pub­bli­co dei social network).

I Queen si esi­bi­sco­no con Adam Lam­bert sul­le note di We Will Rock You e di We Are The Cham­pions, davan­ti allo sguar­do amma­lia­to di Lady Gaga e di Rami Malek. La per­for­man­ce è sta­ta più sot­to­to­no rispet­to a quel­lo che col­let­ti­va­men­te ci si aspet­ta­va per il pri­mo show live sul­le tele­vi­sio­ni mon­dia­li dei Queen dopo il live aid, e lo stes­so Lam­bert si è pre­sen­ta­to con un look più “sobrio” di quel­lo che si pote­va pen­sa­re, ma tut­to som­ma­to va bene così.

L’immagine di Mercury è proiettata sul grande schermo alle loro spalle e, dopo la standing ovation del Dolby Theatre a Hollywood, si parte.

Tina Fey, Maya Rudol­ph e Amy Poe­hler apro­no la ceri­mo­nia, con il miglio­re non-mono­logo del­la sto­ria: “In case you’re con­fu­sed, there’s no host tonight”. L’edizione del 2019 degli Oscar, infat­ti, non ha avu­to un pre­sen­ta­to­re uni­co che faces­se da filo con­dut­to­re per la sera­ta, ma si è appog­gia­ta solo sui pre­sen­ta­to­ri del­le sin­go­le cate­go­rie e sul­la voce fuo­ri cam­po che annun­cia­va chi entra­va in sce­na, per man­da­re avan­ti lo show. In ogni caso, le tre lady del­la com­me­dia ame­ri­ca­na si sono lan­cia­te in non-così-vela­te frec­cia­ti­ne sia all’Academy sia al gover­no, par­ten­do dal­la scel­ta di annun­cia­re alcu­ni pre­mi duran­te gli stac­chi pub­bli­ci­ta­ri (poi improv­vi­sa­men­te revo­ca­ta, cosa su cui mol­ti non si sono fre­na­ti dal fare bat­tu­te) per arri­va­re a iro­niz­za­re anche sul famo­so muro di Trump. Le tre han­no annun­cia­to la miglio­re attri­ce non pro­ta­go­ni­sta, pre­mio che si è aggiu­di­ca­ta Regi­na King per la sua inter­pre­ta­zio­ne in Se la stra­da potes­se par­la­re.

Altra men­zio­ne spe­cia­le per la pre­sen­ta­zio­ne va a Melis­sa McCar­thy: anche lei vete­ra­na del come­dy sta­tu­ni­ten­se, si è pre­sen­ta­ta sul pal­co per intro­dur­re i miglio­ri costu­mi con Bryan Tyree Hen­ry, entram­bi vesti­ti di tut­to pun­to per omag­gia­re i can­di­da­ti. Dai coni­gliet­ti del­la Favo­ri­ta, pas­san­do per l’hairstyle di Mary Queen of Sco­ts, ai det­ta­gli sul vol­to di Black Panther.

Alcu­ne bre­vi bat­tu­te che han­no fat­to ride­re tut­to il tea­tro, quin­di la pre­mia­zio­ne pro­prio a Black Pan­ther, che ha così por­ta­to a casa il pri­mo dei tre Oscar del­la sera­ta. Ruth E. Car­ter ha accet­ta­to la sua sta­tuet­ta con una bel­lis­si­ma fra­se: “Mar­vel may have crea­ted the fir­st black supe­rhe­ro, but throu­gh costu­me desi­gn, we tur­ned him into an Afri­can king”.

È sta­to poi Tyler Per­ry ad annun­cia­re la miglio­re foto­gra­fia: e, anche qui, non è man­ca­ta la men­zio­ne alla scel­ta poco sag­gia che ave­va fat­to l’Academy di annun­cia­re il vin­ci­to­re duran­te lo stac­co pub­bli­ci­ta­rio. Il pre­mio è anda­to a Roma di Alfon­so Cua­rón, la pri­ma del­le tre sta­tuet­te che si è aggiu­di­ca­ta la pel­li­co­la — insie­me con miglio­re film stra­nie­ro e miglio­re regia. Sono sta­ti Die­go Luna e José Andrés a intro­dur­re il film, non man­can­do di men­zio­na­re immi­gra­ti e don­ne, “peo­ple in our lives who move huma­ni­ty for­ward”, uno dei discor­si più poli­ti­ci che ha fat­to esplo­de­re il Dol­by in un calo­ro­so applau­so. Bel­lis­si­mo inve­ce il momen­to in cui Guil­ler­mo del Toro ha annun­cia­to Alfon­so Cua­rón come miglior regi­sta, abbrac­cian­do poi l’amico e col­le­ga sul palco.

È sta­to poi il tur­no di Kee­gan-Michael Key di appa­ri­re nel tea­tro, calan­do­si dall’alto con l’ombrello di Mary Pop­pins per intro­dur­re la per­for­man­ce di  The pla­ce whe­re lost things go. Il popo­lo del web però era parec­chio con­tra­ria­to dal fat­to che non ci fos­se­ro né Emi­ly Blunt né Lin-Manuel Miran­da a can­ta­re, sosti­tui­ti inve­ce da Bet­te Midler.

Michael Kea­ton ha inve­ce pre­sen­ta­to il pre­mio per il miglior mon­tag­gio — e anche qui non sono man­ca­te del­le bat­tu­te mol­to mira­te al fat­to che l’Academy voles­se annun­cia­re il vin­ci­to­re del mon­tag­gio duran­te gli stac­chi pub­bli­ci­ta­ri. La sta­tuet­ta è sta­ta con­se­gna­ta a Bohe­mian Rhap­so­dy, cosa che non ha man­ca­to (anco­ra una vol­ta) di sol­le­va­re gran­di pole­mi­che online.

Il miglior atto­re non pro­ta­go­ni­sta è anda­to a Maher­sha­la Ali per Green Book — pre­mio più che meri­ta­to per una per­for­man­ce straor­di­na­ria, e che lo ha reso il secon­do atto­re di colo­re a vin­ce­re due Oscar, dopo Den­zel Washington.

Segue a lui la pre­mia­zio­ne per il miglio­re film ani­ma­to, che è vin­ta da Spi­der-Man, Un nuo­vo uni­ver­so: già pre­mia­to duran­te tut­ti gli altri awards, gli Oscar han­no solo con­fer­ma­to quel­lo che ormai era già chia­ro, e cioè che que­sto è dav­ve­ro il miglio­re film su Spi­der-Man mai fatto.

Altra men­zio­ne d’onore per la pre­sen­ta­zio­ne va a Awk­wa­fi­na e John Mula­ney, che han­no pre­sen­ta­to i cor­ti ani­ma­ti e i cor­ti docu­men­ta­rio: il pub­bli­co non smet­te­va di ride­re, e loro due sono sta­ti tra i più natu­ra­li sul palco.
Il docu­men­ta­ry short lo ha vin­to Period. End of sen­ten­ce, che in ita­lia­no è tra­dot­to Il ciclo del pro­gres­so: un doc sul­le don­ne dell’India, dove il tabù del­le mestrua­zio­ni è mol­to più for­te che nei pae­si occi­den­ta­li. A regia e pro­du­zio­ne fem­mi­ni­le, un docu­men­ta­rio fat­to dal­le don­ne per le don­ne, che ha por­ta­to la regi­sta Ray­ka Zethab­chi ad escla­ma­re, incre­du­la, “Non pos­so cre­de­re che un film sul­le mestrua­zio­ni abbia appe­na vin­to un Oscar!”. E inve­ce sì!!!

Alle 4 di mat­ti­na, final­men­te, la tan­to atte­sa per­for­man­ce di Lady Gaga e Brad­ley Coo­per, che si sono uni­ti per can­ta­re Shal­low e c’è da dire che Gaga ha fat­to una per­for­man­ce come sem­pre moz­za­fia­to, dan­do pie­no respi­ro alle sue capa­ci­tà vocali.

È sta­to poi il tur­no di Brie Lar­son e Samuel L. Jack­son di annun­cia­re le sce­neg­gia­tu­re: la cosa più impor­tan­te da nota­re è la par­te nerd di inter­net in visi­bi­lio. Dopo tut­to, sul pal­co c’erano Cap­tain Mar­vel e Nick Fury, mica i pri­mi due che pas­sa­no per stra­da. La miglio­re sce­neg­gia­tu­ra ori­gi­na­le è anda­ta a Green Book, men­tre la miglio­re sce­neg­gia­tu­ra adat­ta­ta è anda­ta a BlacKk­Klan­sman. Indi­men­ti­ca­bi­le l’urlo di Jack­son nel leg­ge­re il nome di Lee sul fogliet­to, come anche pas­se­rà alla sto­ria Spi­ke Lee che gli sal­ta addos­so per abbrac­ciar­lo. Spi­ke Lee che por­ta a casa anche una stan­ding ova­tion nel momen­to in cui sale sul pal­co e un’altra quan­do fini­sce il discor­so. Legends only.

L’original sco­re è sta­to vin­to da Black Pan­ther, men­tre l’ori­gi­nal song è sta­ta (come tut­ti d’altronde si aspet­ta­va­no) di A Star Is Born, con Shal­low. Lady Gaga così diven­ta una can­tan­te vin­ci­tri­ce di un Oscar, il pri­mo pas­so ver­so l’EGOT (Emmy, Gram­my, Oscar, Tony). Accet­ta con del­le bel­lis­si­me paro­le: “Non è vin­ce­re, quan­to non mol­la­re mai. Se ave­te un sogno, lot­ta­te per que­sto. C’è una disci­pli­na per le pas­sio­ni e non si trat­ta di quan­te vol­te sei sta­to rifiu­ta­to, è quan­te vol­te ti rial­zi, quan­to sei corag­gio­so e quan­to con­ti­nui ad anda­re avan­ti”.

In chiu­su­ra, i quat­tro pre­mi più ambi­ti. Il miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta è sta­to dato a Rami Malek per la sua inter­pre­ta­zio­ne di Fred­die Mer­cu­ry in Bohe­mian Rhap­so­dy. Un rico­no­sci­men­to più che meri­ta­to, visto il lavo­ro che Malek ha fat­to per calar­si nel­la par­te del gran­de arti­sta. Mol­to toc­can­te il discor­so di accet­ta­zio­ne, in cui Rami ha rin­gra­zia­to la fami­glia e chi ha cre­du­to in lui: “I may not have been the obvious choi­ce, but I guess it wor­ked out”. Il rin­gra­zia­men­to ai Queen è d’obbligo, come anche quel­lo alla crew e al cast, che Malek fa con la voce tre­man­te: “Abbia­mo fat­to un film su un uomo gay, su un immi­gra­to, che ha vis­su­to la sua vita essen­do sen­za rimor­si se stes­so; e il fat­to che io stia cele­bran­do lui e la sua sto­ria con lui è pro­va del fat­to che desi­de­ria­mo sto­rie del gene­re”. E con­clu­de con quel­lo più sen­ti­to a Lucy Boyn­ton: “You have cap­tu­red my heart”.

Il pre­mio per miglio­re attri­ce pro­ta­go­ni­sta, che dava Glenn Clo­se come favo­ri­ta (e lei stes­sa si è pre­sen­ta­ta alla ceri­mo­nia vesti­ta d’oro come la sta­tuet­ta), o addi­rit­tu­ra Lady Gaga, è anda­to — con suo enor­me shock — a Oli­via Col­man per la sua inter­pre­ta­zio­ne del­la regi­na Anna ne La Favo­ri­ta. E qui non c’è pro­prio nul­la da dire, per­ché lei è sta­ta feno­me­na­le sot­to tut­ti i pun­ti di vista. Una per­for­man­ce moz­za­fia­to, pura e genui­na, una capa­ci­tà espres­si­va di gran lun­ga supe­rio­re a tut­te le altre can­di­da­te — che pure han­no fat­to dei più che otti­mi lavori.

Infi­ne, il miglior regi­sta che, come già det­to, è sta­to asse­gna­to ad Alfon­so Cua­rón per quel capo­la­vo­ro cine­ma­to­gra­fi­co che è Roma, e, a con­clu­sio­ne, il miglior film che, qua­si a sor­pre­sa, è anda­to a Green Book, sol­le­van­do non poche pole­mi­che ma, c’è da dire, non omo­ge­nee. C’era chi tifa­va per BlacKk­Klan­sman, chi per La Favo­ri­ta, chi per Bohe­mian Rhap­so­dy, chi, addi­rit­tu­ra, per A Star Is Born. Ma, d’altronde, quan­do mai c’è sta­to un anno che ha mes­so tut­ti d’accordo sul miglior film?

Si con­clu­de così un’altra award sea­son. A pre­scin­de­re dal­le pre­fe­ren­ze, ciò che pos­sia­mo nota­re in modo pres­so­ché una­ni­me è che Hol­ly­wood si sta final­men­te apren­do a chi è sem­pre sta­to poco rap­pre­sen­ta­to nel­le pre­mia­zio­ni. Spi­der-Man, Un nuo­vo uni­ver­so è un film su un ragaz­zo afro-lati­no-ame­ri­ca­no, Cua­rón ha por­ta­to a casa alcu­ni tra i pre­mi più ambi­ti, gli atto­ri, attri­ci e tec­ni­ci poco pre­mia­ti sono sta­ti mol­ti di più rispet­to agli anni scor­si e le stes­se sto­rie rac­con­ta­te dai film in gara era­no mol­to atten­te ai temi sociali.

Pec­ca­to che nel­la lista dei miglio­ri film e miglio­ri regi­sti man­cas­se un nome fem­mi­ni­le: pos­sia­mo solo spe­ra­re che la stra­da che sem­bra anda­re in que­sta dire­zio­ne ci arri­vi il pri­ma pos­si­bi­le.

Ecco la lista di tut­ti i vincitori:

Miglior film Green Book di Peter Farrely

Miglior regia ad Alfon­so Cua­rón per Roma

Miglior atto­re pro­ta­go­ni­staRami Malek in Bohe­mian Rhapsody

Miglior attri­ce pro­ta­go­ni­staOli­via Col­man in La Favo­ri­ta

Miglior attri­ce non pro­ta­go­ni­sta Regi­na King in Se la stra­da potes­se parlare

Miglior atto­re non pro­ta­go­ni­staMaher­sha­la Ali in Green Book

Miglior film stra­nie­ro Roma di Alfon­so Cuarón

Miglior sce­neg­gia­tu­ra non ori­gi­na­le a Spi­ke Lee, Char­lie Wach­tel, David Rabi­no­wi­tz, Kevin Will­mott per BlaKk­Klan­sman

Miglior sce­neg­gia­tu­ra ori­gi­na­le a Nick Val­le­lon­ga, Brian Cur­rie e Peter Far­rel­ly per il film Green Book

Miglior cor­to­me­trag­gio d’a­ni­ma­zio­neBao di Domee Shi e Bec­ky Neiman-Cobb

Miglior cor­to­me­trag­gio a Skin di Guy Nat­tiv e Jai­me Ray Newman

Miglior cor­to­me­trag­gio docu­men­ta­rioPeriod. End of sen­ten­ce di Ray­ka Zeh­tab­chi e Melis­sa Ber­ton Miglior docu­men­ta­rio a Eli­za­beth Chai Vesa­rhe­lyi e Jim­my Chin per Free Solo

Miglior truc­co e accon­cia­tu­ra a Greg Can­non, Kate Biscoe e Pari­cia Daha­ney-Le May per il film Vice — L’uo­mo nell’ombra

Miglior costu­me: a Ruth E. Car­ter per il film Black Pan­ther Miglior mon­tag­gio sono­ro: a John Warhur­st e Nina Harts­to­ne per il film Bohe­mian Rhapsody

Miglior sono­ro a Paul Mas­sey, Tim Cava­gin e John Casa­li per il film Bohe­mian Rhapsody

Miglio­ri effet­ti spe­cia­liFir­st Il Pri­mo Uomo

Miglior colon­na sono­ra a Lud­wing Gorans­son per il film Black Pan­ther

Miglior can­zo­neShal­low di Lady Gaga, Mark Ron­son, Antho­ny Ros­so­man­do e Andrew Wyatt per il film A Star Is Born

Miglior mon­tag­gio a John Ott­man per il film Bohe­mian Rhapsody

Miglior sce­no­gra­fia a Han­nah Bea­chler e Bay Hard per il film Black Pan­ther

Miglior foto­gra­fia ad Alfon­so Cua­rón per Roma

Miglior film d’a­ni­ma­zio­neSpi­der­man: un nuo­vo universo

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Valentina Testa
Guar­do serie tv, a vol­te anche qual­che bel film, leg­go libri, scri­vo. Da gran­de voglio diven­ta­re Vin­cen­zo Mollica.