Perché stiamo perdendo fiducia nel giornalismo

Il 2018 è sta­to l’apice, l’anno in cui più ci si è resi con­to che il gior­na­li­smo sta affron­tan­do una del­le cri­si peg­gio­ri del­la sua sto­ria. In tut­to il mon­do il quar­to pote­re, influen­za­to dal­la sua arma più poten­te, inter­net, sta len­ta­men­te col­las­san­do, ren­den­do sem­pre più neces­sa­ria una rifor­ma dei mez­zi di informazione.

Dagli scan­da­li di fake news — soprat­tut­to su Face­book — alla linea dura che ogni gover­no popu­li­sta sta man­te­nen­do nei con­fron­ti del­la stam­pa, il mez­zo che dal­la sua crea­zio­ne ha infor­ma­to gene­ra­zio­ni di per­so­ne è minac­cia­ta dal­lo stes­so stru­men­to che potreb­be­ro far­lo ulte­rior­men­te cre­sce­re, il web. Un’arma a dop­pio taglio che oltre a crea­re pro­ble­mi agli stes­si gior­na­li­sti ha fat­to per­de­re la fidu­cia che la popo­la­zio­ne ha in que­sto mez­zo. Popo­la­zio­ne che sem­pre più di fre­quen­te si chie­de se sia giu­sto, in un’epoca di noti­zie fuga­ci e nebu­lo­se come que­sta, infor­mar­si tra­mi­te fon­ti affi­da­bi­li che ten­ta­no, anche sba­glian­do, di spie­ga­re quel­lo che sta avve­nen­do in una real­tà sem­pre più in pre­da al caos.

La pri­ma doman­da che sor­ge spon­ta­nea è: come si è giun­ti a que­sto? La fidu­cia è un attri­bu­to che in que­sto momen­to sta venen­do meno in qual­sia­si cam­po. Dai ter­ra­piat­ti­sti ai no vax è sin­to­ma­ti­co che il perio­do che stia­mo viven­do sia carat­te­riz­za­to da un cam­bia­men­to di rot­ta rispet­to al passato.

Dopo 60 anni nei qua­li la tele­vi­sio­ne ha allat­ta­to mol­tis­si­mi cit­ta­di­ni occi­den­ta­li il pas­sag­gio radi­ca­le che sta avve­nen­do crea mol­ta insi­cu­rez­za in un pub­bli­co che vede l’informazione spo­star­si da una dimen­sio­ne in cui le opi­nio­ni che veni­va­no espres­se era­no poche ad una dimen­sio­ne in cui le idee che ven­go­no dichia­ra­te sono poten­zial­men­te infinite.

Pro­prio per­ché chiun­que può espri­me­re il suo pen­sie­ro a miglia­ia di persone.

Partendo da ciò diventa più semplice osservare come la popolazione stia tentando di difendersi da questo nuovo sistema.

Alle testa­te gior­na­li­sti­che infat­ti la popo­la­zio­ne pre­fe­ri­sce le voci fuo­ri dal coro, quel­le che secon­do loro non dan­no voce ai pote­ri for­ti. Fini­sco­no quin­di per infor­mar­si tra­mi­te il blog dell’amico del­lo zio del cugi­no, infuo­ca­to no Tav, che nel suo pic­co­lo e basan­do­si sui suoi pre­giu­di­zi non riu­sci­rà mai a dare una visio­ne chia­ra ed ogget­ti­va di quan­to sta avve­nen­do su quel fronte.

In un anno in cui Time asse­gna il pre­sti­gio­so “Per­son of the year” a un grup­po di gior­na­li­sti che met­to­no in peri­co­lo le loro vite pur di infor­ma­re in modo chia­ro e veri­tie­ro le per­so­ne, tan­to da defi­nir­li in una chia­ve qua­si epi­co-mito­lo­gi­ca i “guar­dia­ni” del­la veri­tà, in Ita­lia abbia­mo assi­sti­to ad un dibat­ti­to in pri­ma sera­ta (a DiMar­te­dì, su La7) che ha visto scon­trar­si l’or­mai ex diret­to­re di Repub­blica Mario Cala­bre­si e il vice­pre­mier gril­li­no Lui­gi Di Maio. Il vice­pre­mier ha di fat­to por­ta­to il con­fron­to su un livel­lo che va oltre le sem­pli­ci divi­sio­ni poli­ti­che, soste­nen­do appun­to che le testa­te “sto­ri­che” del pano­ra­ma ita­lia­no sia­no ora­mai diven­ta­te le por­ta­vo­ce del­la fan­to­ma­ti­ca casta, spau­rac­chio del­la pri­ma ora del lea­der pentastellato.

Ma tutto questo è colpa in parte, in larga parte, anche del giornalismo stesso.

In un mon­do che sta cam­bian­do l’informazione non si è anco­ra ade­gua­ta al muta­men­to, o meglio, non sem­bra nean­che in gra­do di ade­guar­si a que­sto nuo­vo pano­ra­ma dell’informazione. La stam­pa infat­ti si sta sem­pre di più spo­stan­do sul­le piat­ta­for­me digi­ta­li. Siti, por­ta­li e blog sono satu­ri di noti­zie sen­sa­zio­na­liz­za­te, por­ta­te all’eccesso, che ricer­ca­no sola­men­te click faci­li por­tan­do mol­to spes­so il con­fron­to con le altre testa­te sola­men­te a chi la spa­ra più gros­sa. Tut­to ciò è sta­to cau­sa­to pro­prio dal­lo spo­sta­men­to che sta affron­tan­do la stam­pa da una real­tà car­ta­cea dove in pochi si pote­va­no per­met­te­re di stam­pa­re rivi­ste e gior­na­li ad una situa­zio­ne in cui ave­re uno spa­zio onli­ne su cui fare infor­ma­zio­ne è faci­lis­si­mo e poco costo­so. D’altro can­to, infat­ti, al tem­po del­la sola car­ta stam­pa­ta i quo­ti­dia­ni era­no una real­tà con una base di pub­bli­co fis­sa, data anche dal fat­to che in quel tem­po le testa­te che com­pe­te­va­no era­no mol­to dif­fe­ren­zia­te dal pun­to di vista dei con­te­nu­ti ideo­lo­gi­ci che proponevano.

Oggi inve­ce, pro­prio per­ché la mag­gior par­te dell’informazione onli­ne è gra­tui­ta e per­ché le ideo­lo­gie poli­ti­che non sono più mol­to attua­li, il gior­na­li­smo si è tra­sfor­ma­to in una mera com­pe­ti­zio­ne, tan­to che l’obbiettivo fina­le non è più quel­lo di infor­ma­re, ma quel­lo di soprav­vi­ve­re. In un mare magno di pagi­ne che dan­no esat­ta­men­te la stes­sa noti­zia scrit­ta in 100 modi diver­si l’unica dif­fe­ren­za che potreb­be far ten­de­re i let­to­ri a sce­glie­re il tuo gior­na­le è il “sen­sa­zio­na­le”, l’esagerazione.

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Luca Pagani
Ten­to di espri­mer­mi su un po’ di cose e spes­so fallisco. 
Però sono simpatico.
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Tento di esprimermi su un po' di cose e spesso fallisco. Però sono simpatico.

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