Venezuela, il regime subìto e quello acclamato

Venezuela, il regime subìto e quello acclamato -Vulcano Statale

In Vene­zue­la, lo scor­so 23 gen­na­io Juan Guai­dò, lea­der dell’opposizione, si è auto­pro­cla­ma­to “pre­si­den­te ad inte­rim”, sfi­dan­do l’attuale capo del­la Repub­bli­ca Nico­las Madu­ro, vin­ci­to­re del­le ulti­me elezioni.
Guai­dò non è un vol­to nuo­vo —capo dell’Assemblea Nazio­na­le, il Par­la­men­to fon­da­to dopo le ele­zio­ni del 2015 e con­trol­la­to dall’opposizione, di fat­to svuo­ta­to di pote­re negli ulti­mi due anni da Madu­ro— , quan­do si è impo­sto come pre­si­den­te, l’ha fat­to davan­ti a una fol­la miser­ri­ma, nera di rab­bia con­tro il gover­no e accla­man­te il suo nuo­vo leader.

Il Venezuela è un Paese stanco. Dopo aver attraversato il periodo chaveziano, ha ricevuto il colpo di grazia alla propria stabilità dal regime di Maduro.

Dopo la mor­te di Cha­vez nel 2013 (era in cari­ca dal 1998), Madu­ro vie­ne nomi­na­to suo suc­ces­so­re, e tie­ne il gover­no da allo­ra per due man­da­ti, duran­te i qua­li ha tra­sci­na­to il Pae­se in una deva­stan­te cri­si eco­no­mi­ca, socia­le, mora­le, per non dire uma­ni­ta­ria: scar­seg­gia­no il cibo e le medi­ci­ne, spes­so smer­cia­te per con­trab­ban­do, e i medi­ci si tro­va­no a non ave­re i mez­zi per cura­re i pazien­ti, men­tre tor­na­no a gal­la malat­tie come il tifo, la mala­ria e il virus Zika. Madu­ro ha nazio­na­liz­za­to ter­re e impre­se, il Pae­se non riu­sci­va più a pro­dur­re nien­te ed era costret­to ad impor­ta­re qual­sia­si bene. Ora che anche que­sta ulti­ma ope­ra­zio­ne è diven­ta­ta dif­fi­ci­le, l’inflazione è sali­ta alle stel­le: il boli­var, la mone­ta Vene­zue­la­na, ha già per­so il 95% del suo valo­re rispet­to al dol­la­ro, e si par­la si una depres­sio­ne peg­gio­re di quel­la del ‘29.

Già 3 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese, e spesso vengono respinti o accolti come profughi dai Paesi Sudamericani in cui sconfinano.

Guai­dò, dun­que, è diven­ta­to un pun­to di rife­ri­men­to per le mas­se di lavo­ra­to­ri che con­ta­no su uno sti­pen­dio men­si­le di non più di cin­que euro, e non a caso: è un homo novus, un self-made man, nato in un quar­tie­re pove­ro e fat­to­si da sé dopo esse­re riu­sci­to ad ave­re un’i­stru­zio­ne. Feri­to in una mani­fe­sta­zio­ne qual­che anno fa, sem­bra l’uomo adat­to a fare da pon­te tra oppo­si­zio­ne divi­sa e popo­la­zio­ne affa­ma­ta.

Già alla ceri­mo­nia di inse­dia­men­to di Madu­ro, nel mag­gio 2018, era­no assen­ti mol­ti capi di Sta­to che gri­da­va­no al bro­glio elet­to­ra­le: l’inizio di una sta­gio­ne di scon­tri con nume­ro­se mor­ti e innu­me­re­vo­li arre­sti. Il cli­ma è quel­lo di una guer­ra civile.

La rea­zio­ne degli altri Sta­ti non si è fat­ta atten­de­re: dopo che Trump ha disco­no­sciu­to Madu­ro come pre­si­den­te e che quest’ultimo ha deci­so di taglia­re le rela­zio­ni diplo­ma­ti­che con gli USA, qua­si tut­to il mon­do si è schie­ra­to. A Cina e Rus­sia favo­re­vo­li a Madu­ro si oppon­go­no Sta­ti Uni­ti e Ue, uni­ti in favo­re di Guai­dò. Meno chia­ra è la posi­zio­ne dell’Italia, che in meri­to rima­ne divi­sa: Di Maio auspi­ca “un pro­ces­so che con­sen­ta al popo­lo vene­zue­la­no di arri­va­re a scel­te demo­cra­ti­che”, ma sen­za inter­ven­ti di altri Sta­ti; men­tre il mini­stro degli Este­ri, Enzo Moa­ve­ro, si dice con­cor­de alla linea euro­pea che pre­ve­de l’imposizione del limi­te di 8 gior­ni, al ter­mi­ne dei qua­li si dovran­no tene­re nuo­ve ele­zio­ni libe­re e demo­cra­ti­che, mano­vra che Madu­ro ha defi­ni­to “sfac­cia­ta”.

La que­stio­ne vene­zue­la­na è sta­ta moti­vo di scon­tro anche al Con­si­glio di sicu­rez­za dell’Onu, il 26 gen­na­io. In que­sta sede l’ambasciatore rus­so, Vas­si­ly Neben­zia, ha accu­sa­to la casa Bian­ca di difen­de­re “un ten­ta­ti­vo di col­po di sta­to in cor­so”. Tut­ta­via, qui si sba­glia: la mos­sa di Guai­dò non è una vio­la­zio­ne del­la Costi­tu­zio­ne, come denun­cia­to anche da Madu­ro, ma è in asso­lu­to accor­do con l’articolo 233. Que­sto infat­ti con­sen­te al pre­si­den­te dell’assemblea di acqui­si­re i pote­ri del pre­si­den­te del­la repub­bli­ca, in caso que­sti non abbia adem­piu­to ai basi­la­ri com­pi­ti del suo ruo­lo, per 30 gior­ni, in modo da por­ta­re il Pae­se a nuo­ve elezioni.

Abbattere il governo, però, potrebbe rivelarsi molto difficile. Il regime di Maduro è responsabile, oltre che della crisi economica, anche di uno stato di terrore e repressione ideologica per cui si può facilmente finire arrestati per aver postato un tweet.

Secon­do Anto­nio Lede­z­ma, ex sin­da­co di Cara­cas e lea­der del­le pro­te­ste del 2014, Madu­ro “più è debo­le e più diven­ta peri­co­lo­so”. Pur sen­za il cari­sma di Cha­vez, con­di­vi­de con l’ex cadril­lo una cari­ca aggres­si­va e la volon­tà di con­trol­la­re nel suo pugno stret­to i prez­zi e il cam­bio del­la mone­ta, fino alla tota­le sva­lu­ta­zio­ne. Veste una masche­ra di fal­sa giu­sti­zia socia­le sot­to la qua­le sta una real­tà di pover­tà e violenza.

Gli ulti­mi scon­tri tra il pre­si­den­te in cari­ca e quel­lo auto­pro­cla­ma­to­si riguar­da­no gli asset petro­li­fe­ri. Guai­dò ha annun­cia­to che darà ini­zio a una “pre­sa di con­trol­lo pro­gres­si­va e ordi­na­ta”, spal­leg­gia­to dagli USA che han­no invi­ta­to l’esercito vene­zue­la­no a favo­ri­re un paci­fi­co tra­sfe­ri­men­to di pote­re tra i due lea­der. Madu­ro in tut­ta rispo­sta ha accu­sa­to l’America di voler ruba­re le ric­chez­ze del Vene­zue­la e sfrut­ta­re le sue fon­ti petro­li­fe­re: la spe­ran­za è che il Vene­zue­la non diven­ti un nuo­vo ter­re­no di bat­ta­glia fra USA e Russia.

Il popo­lo vene­zue­la­no si sta facen­do sen­ti­re: al cabil­do, riu­nio­ne popo­la­re dove i legi­sla­to­ri incon­tra­no il popo­lo, in mol­ti era­no pre­sen­ti per far sen­ti­re la pro­pria vici­nan­za all’opposizione e far vede­re che, se Madu­ro ha così pau­ra che un indi­vi­duo svi­lup­pi una pro­pria opi­nio­ne, saran­no tut­te que­ste opi­nio­ni uni­te ad abbat­te­re il suo regime.

Una scelta libera e democratica sarebbe di certo la più auspicabile, ma certo con tutte le potenze mondiali che sono state coinvolte nelle vicende del Venezuela sarebbe difficile che non si verificasse una qualche manipolazione da una fazione o dall’altra.

E anche se la scel­ta fos­se nel modo più tota­le ripo­sta nel­le mani del popo­lo, e se que­sto doves­se eleg­ge­re Guai­dò come suo nuo­vo lea­der, pro­prio colui che caval­ca fol­le di per­so­ne inci­tan­do­le a scio­pe­ra­re, a mani­fe­sta­re e com­bat­te­re, chi potreb­be garan­ti­re che il suo gover­no non si tra­sfor­mi in un nuo­vo regime?
Come scris­se Geor­ge Orwell:

Non si sta­bi­li­sce una dit­ta­tu­ra nel­l’in­ten­to di sal­va­guar­da­re una rivo­lu­zio­ne; ma si fa una rivo­lu­zio­ne nel­l’in­ten­to di sta­bi­li­re una dit­ta­tu­ra. Il fine del pote­re è il potere.

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Michela La Grotteria
Made in Geno­va. Leg­go di tut­to per capi­re come gli altri vedo­no il mon­do, e scri­vo per dire come lo vedo io. Amo le pal­li­ne di Nata­le, la focac­cia nel cap­puc­ci­no e i tet­ti parigini.