Captain Marvel, l’affermazione di una supereroina

Captain Marvel, l'affermazione di una supereroina -Vulcano Statale

È usci­ta il sei mar­zo in Ita­lia la nuo­va pel­li­co­la di casa Mar­vel, Cap­tain Mar­vel, la secon­da ad ave­re una supe­re­roi­na al cen­tro del­la sce­na (dopo Ant-Man and the Wasp di quest’estate) e la pri­ma ad ave­re, inve­ce, una supe­re­roi­na indi­pen­den­te.

La pri­ma rea­zio­ne, a pel­le, è poli­ti­ca e ideo­lo­gi­ca: come quan­do uscì Black Pan­ther, il pri­mo pen­sie­ro di (qua­si) tut­to il mon­do fu “final­men­te!”. Lo ste­reo­ti­po dell’eroe maschio, alto, bel­lo, musco­lo­so e bian­co si sta­va a poco a poco ridi­men­sio­nan­do, sosti­tui­to anche sul gran­de scher­mo (per­ché le serie tele­vi­si­ve già era­no all’opera, con Agen­ts of S.H.I.E.L.D., Jes­si­ca JonesLuke Cage) da un nuo­vo supe­re­roe in cui più per­so­ne potes­se­ro iden­ti­fi­car­si.

Però, si dice­va, “qua­si” tut­to il mon­do. Esi­ste sem­pre, pur­trop­po, una fet­ta di spet­ta­to­ri ali­men­ta la pole­mi­ca, e la sto­ria di Carol Dan­vers (inter­pre­ta­ta magi­stral­men­te dal pre­mio Oscar Brie Lar­son) non è sta­ta sicu­ra­men­te esen­te a tut­to questo.

Captain Marvel, l'affermazione di una supereroina -Vulcano Statale

Infat­ti, sin da mesi pri­ma dell’uscita del film, si è sca­te­na­ta onli­ne una cam­pa­gna di boi­cot­tag­gio e dif­fa­ma­zio­ne: le moti­va­zio­ni di fac­cia­ta era­no che la sto­ria non rispet­tas­se il fumet­to ori­gi­na­le e che male si sareb­be inse­ri­ta nel pro­get­to glo­ba­le dei film Mar­vel. Ma, sca­van­do poco più a fon­do, si sco­pre facil­men­te che le moti­va­zio­ni era­no altre, e deci­sa­men­te più ses­si­ste.

La scel­ta di far usci­re in Ame­ri­ca Cap­tain Mar­vel l’8 mar­zo non è sta­ta, dun­que, casua­le: si inca­stra nel­la linea di rispo­sta che il fran­chi­se ha tenu­to con­tro i detrat­to­ri del­la pel­li­co­la che accu­sa­no la pro­ta­go­ni­sta di esse­re trop­po poco fem­mi­ni­le, mai sor­ri­den­te, con la divi­sa poco attil­la­ta… I regi­sti, i coniu­gi Anna Boden e Ryan Fleck (anche co-sce­neg­gia­to­ri), non han­no man­ca­to di inse­ri­re, qua e là, qua­le bat­tu­ta pro­prio a que­sto pro­po­si­to duran­te il cor­so del film, a cui Carol rispon­de in bloc­co, come solo lei può fare, nel­lo scon­tro finale.

Tut­ta­via, non sono solo poche bat­tu­te a met­te­re in luce l’impat­to ideo­lo­gi­co di que­sto film: in ogni sce­na, gra­zie a diver­si mec­ca­ni­smi tec­ni­ci, la for­za di Carol è mes­sa al cen­tro del rac­con­to. Non vie­ne mai esal­ta­to dal­la mac­chi­na il suo aspet­to fisi­co (cosa fin trop­po nor­ma­le quan­do si trat­ta di don­ne in film d’azione): anzi, ci si con­cen­tra sul suo sguar­do, deci­so e deter­mi­na­to, sui suoi pugni dota­ti di pote­ri sovru­ma­ni, sul­le sue rea­zio­ni nei rap­por­ti inter­per­so­na­li. Lo stes­so Nick Fury (un Samuel L. Jack­son estre­ma­men­te simi­le a Jules Winn­field, gra­zie all’uso del­la tec­no­lo­gia di rin­gio­va­ni­men­to), l’uomo che ha orche­stra­to l’intera ini­zia­ti­va Aven­gers, la vera e pro­pria mano che agi­sce nell’ombra, fa solo da spal­la alla Nostra, che domi­na per tut­ta la dura­ta del film.

Non dovrebbe stupire il fatto che una donna sia trattata da essere umano, come non dovrebbe stupire che sia lei l’ultima speranza per salvare il mondo. 

L’obiettivo di Brie Lar­son (accu­sa­ta, sem­pre dai cosid­det­ti dude­bros di esse­re “trop­po fem­mi­ni­sta”) è chiaro: 

«que­sti film con­tri­bui­sco­no a for­ma­re la nostra cul­tu­ra, i valo­ri in cui cre­dia­mo. Milio­ni di bam­bi­ne vedran­no Cap­tain Mar­vel, si iden­ti­fi­che­ran­no».

Per­ché, alla fine dei gio­chi, ciò che con­ta è il mes­sag­gio che si tra­smet­ta al pub­bli­co, e la sua rispo­sta: Cap­tain Mar­vel cen­tra nel segno. Carol Dan­vers, la don­na che tor­ne­rà in Aven­gers: End­ga­me e che sarà l’ago del­la bilan­cia nel­la guer­ra dell’infinito  è arri­va­ta, e l’intero MCU sarà domi­na­to dal suo mot­to: higher, fur­ther, faster.

Captain Marvel, l'affermazione di una supereroina -Vulcano Statale

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Valentina Testa
Guar­do serie tv, a vol­te anche qual­che bel film, leg­go libri, scri­vo. Da gran­de voglio diven­ta­re Vin­cen­zo Mollica.