Hype Aura, il primo album dei Coma Cose

15 Mar­zo 2019 ed è subi­to Hype Aura.

I Coma Cose, a un anno dal­la pub­bli­ca­zio­ne del sin­go­lo “Post Con­cer­to”, pub­bli­ca­no final­men­te un disco tut­to loro per la casa disco­gra­fi­ca Asian Fake.
Sur­rea­le è la paro­la che si potreb­be uti­liz­za­re per descri­ve­re il pri­mo ascol­to dell’album. Eh si, per­ché il duo, mila­ne­se di ado­zio­ne, ha con­fer­ma­to di ispi­rar­si a De Chi­ri­co, e di cer­to tra­sfor­ma­re la pit­tu­ra in musi­ca non è cosa da tut­ti.

Nove tracce, di cui due singoli (Via Gola e Granata) rilasciati poco prima della pubblicazione dell’intero lavoro: i Coma Cose hanno già conquistato anche chi di loro non aveva mai sentito parlare e allo stesso tempo hanno soddisfatto a pieno chi sperava in un Hype Aura già da tempo.

Mila­no fa da sfon­do ai nove bra­ni. C’è pro­prio tut­to: dai Navi­gli al Duo­mo, dal­la Dar­se­na alla Sta­zio­ne Cen­tra­le, dal­la linea ver­de del­la metro­po­li­ta­na del­la cit­tà a via gola.
Le aspet­ta­ti­ve del disco era­no mol­to alte. Chia­ro­scu­ri e gio­chi di paro­le sono gli ele­men­ti che li con­trad­di­stin­guo­no, rime e paro­le distor­te. Arte che can­ta: e lo fa pro­prio bene.
“Via gola” è sta­to il pri­mo sin­go­lo estrat­to. Il rac­con­to di una sera­ta che nes­su­no avreb­be potu­to fare meglio del duo. I rife­ri­men­ti alla vita not­tur­na di una Mila­no che, chi cono­sce, sa bene. Il vetro che vie­ne por­ta­to via duran­te la notte.
Rumo­ri rea­li, pre­si e posi­zio­na­ti su beat che incon­tra­no le giu­ste melo­die. Voci in secon­do pia­no che ani­ma­no anco­ra di più ogni bra­no dei Coma Cose.
Una set­ti­ma­na pri­ma del rila­scio di Hype Aura ci è sta­to dato un altro assag­gio con “Gra­na­ta”, la trac­cia for­se più rit­ma­ta e radio­fo­ni­ca dell’intero album.
Altre set­te trac­ce scrit­te nel giro di qual­che mese com­ple­ta­no il qua­dro che, Fau­sto Lama (Fau­sto Zanar­del­li) e Cali­for­nia (Fran­ce­sca Mesia­no) ci han­no presentato.
Mix di vita quo­ti­dia­na e cri­ti­ca nei con­fron­ti del­la socie­tà di cui fac­cia­mo tut­ti par­te. È pro­prio da qui che ci si accor­ge di come le trac­ce non sia­no né bana­li e né tan­to meno pom­po­se. Il giu­sto equi­li­brio di rac­con­to e sentimento.

“Squa­li” è una del­le nove can­zo­ni che reci­ta “anche se a Mila­no non c’è il mare, noi restia­mo squa­li”, Mila­no è pron­ta ad adot­ta­re e acco­glie­re tut­ti ma solo i più for­ti rie­sco­no a soprav­vi­ve­re: la vita fre­ne­ti­ca, la neb­bia, il fred­do pun­gen­te, il traf­fi­co e lo smog.
I testi che ci han­no rega­la­to sono testi pie­ni di poe­sia, anche se non è la quel­la a cui sia­mo sta­ti abi­tua­ti tra i ban­chi di scuo­la. È la poe­sia del 2019, quel­la che non ha biso­gno di trop­po per dire tan­to, quel­la a cui basta dire “mi pia­ce solo chi è tra­spa­ren­te nel par­lar­ti di pro­ble­mi e desi­de­ri tipo lei che si taglia­va i capel­li così cor­ti che qua­si le vede­vi i pensieri”.
È tut­to così distor­to e sor­pren­den­te che è “Intro” l’ultimo bra­no a chiu­de­re l’intero l’album, quell’intro che sia­mo con­ven­zio­nal­men­te abi­tua­ti a vede­re all’inizio a fare da intro­du­zio­ne alle altre tracce.

Insom­ma, i Coma Cosa con que­sta nuo­va usci­ta non han­no delu­so chi li ave­va già cono­sciu­ti con i loro sin­go­li rila­scia­ti negli scor­si anni e, con il loro “mai una gio­ia tran­ne la fer­ma­ta pri­ma di cen­tra­le”, han­no rias­sun­to bene i “dram­mi” del­la nostra gene­ra­zio­ne. A bre­ve avrà ini­zio il loro tour che si apre con la pri­ma data a Pado­va per poi con­clu­der­si a Roma: noi sia­mo pron­ti ad ascol­ta­re Hype Aura dal vivo e a can­ta­re sot­to il pal­co “fino a quan­do non accen­do­no le luci”.

 

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Martina Rubini
“La vita imi­ta l’arte” e io ci cre­do. Appas­sio­na­ta di musi­ca e stu­den­tes­sa di eco­no­mia. Scri­vo per­ché è bel­lo, è bel­lo per­ché scrivo.