Il Parlamento britannico è così confuso da colpirsi da solo

Brexit- Vulcano Statale

A distan­za di qua­si tre anni, ciò che si cono­sce meglio del­la Bre­xit è sen­z’al­tro l’e­sor­bi­tan­te quan­ti­tà di pro­ble­mi che sta affron­tan­do l’In­ghil­ter­ra. Il pro­ble­ma dei con­fi­ni, del­le espor­ta­zio­ni, dei cit­ta­di­ni euro­pei nel Regno Uni­to, tut­ti temi di gran­de inte­res­se nazio­na­le e inter­na­zio­na­le, che riguar­da­no sia i cit­ta­di­ni bri­tan­ni­ci che euro­pei. Pro­prio per que­sto non si spie­ga la con­fu­sio­ne che aleg­gia all’interno del­le aule del pote­re ingle­si, e soprat­tut­to non si spie­ga come, a distan­za di tre anni, non si sia anco­ra tro­va­ta una soluzione.

Per rica­pi­to­la­re: 23 giu­gno 2016, la vox popu­li bri­tan­ni­ca stu­pi­sce tut­ti e nel refe­ren­dum che chie­de alla cit­ta­di­nan­za se vuo­le usci­re dall’Unione Euro­pea vin­ce il “lea­ve” con il 53% dei voti.

Sal­to in avan­ti, si arri­va al 13 novem­bre 2018, ci sia­mo lascia­ti alle spal­le la testa moz­za­ta di David Came­ron e nume­ro­sis­si­me trat­ta­ti­ve inta­vo­la­te dal nuo­vo pri­mo mini­stro The­re­sa May. La nuo­va inqui­li­na di Dow­ning Street par­te subi­to con il pie­de giu­sto, si defi­ni­sce Euro­scet­ti­ca, ha vota­to con­tro l’uscita dall’Europa, e nel pri­mo discor­so da pri­mo mini­stro par­la di come si deb­ba opta­re per una hard Bre­xit.

Col pas­sa­re del tem­po ha però cam­bia­to idea, deci­den­do di por­ta­re avan­ti i nego­zia­ti con l’Unione Euro­pea per garan­ti­re al suo pae­se un’uscita con un accor­do. In ogni caso, il 13 novem­bre 2018 il Pri­mo Mini­stro annun­cia che c’è l’accor­do tec­ni­co. Il gior­no dopo, un con­si­glio dei mini­stri lo appro­va, ma quat­tro mem­bri del gover­no si dimettono.

Il par­la­men­to è spac­ca­to, una par­te dei Tory apprez­za l’accordo tro­va­to dal pri­mo mini­stro, una par­te inve­ce vor­reb­be solo un’uscita sen­za deal e poi ci sono i Labu­ri­sti che non han­no anco­ra idea di cosa fare, visto che la posi­zio­ne del loro lea­der Jere­my Cor­byn è tutt’ora incer­ta. Nes­su­no può pre­va­le­re, per­ché nes­su­no ha abba­stan­za voti.

Dal 13 novem­bre ci son sta­ti tre voti, l’ultimo, quel­lo del 29 mar­zo, ha san­ci­to la boc­cia­tu­ra defi­ni­ti­va dell’accordo inta­vo­la­to da The­re­sa May. Il pri­mo mini­stro ave­va dichia­ra­to poco pri­ma del voto che se fos­se pas­sa­to l’accordo avreb­be ras­se­gna­to le sue dimis­sio­ni, in un ulti­mo ten­ta­ti­vo di evi­ta­re l’uscita sen­za accor­do. L’accordo, per la ter­za vol­ta è sta­to rifiu­ta­to dal par­la­men­to bri­tan­ni­co tor­nan­do di fat­to al 24 giu­gno 2016.

Mani­fe­sta­zio­ne del 23 marzo

Cosa ci aspetta adesso?

[dro­p­cap type=“square or cir­cle”] 1 [/dropcap] La pri­ma ipo­te­si è quel­la del “no deal”, l’uscita sen­za accor­do, stan­do a fon­ti atten­di­bi­li all’interno del Par­la­men­to ingle­se, sem­bra esser sem­pre più vici­na, con­fer­man­do le pre­oc­cu­pa­zio­ni del­la popo­la­zio­ne che ha sfi­la­to per le gri­gie stra­de lon­di­ne­si il 23 mar­zo scor­so chie­den­do a gran voce un nuo­vo refe­ren­dum. Se non ci fos­se­ro ulte­rio­ri esten­sio­ni del­la pro­ro­ga che Bru­xel­les ha già con­ces­so all’Inghilterra, e se non doves­se­ro arri­va­re pro­po­ste del­la Came­ra dei Comu­ni, que­sta opzio­ne si con­cre­tiz­ze­reb­be il 12 apri­le prossimo.

[dro­p­cap type=“square or cir­cle”] 2 [/dropcap] La secon­da opzio­ne pre­ve­de che l’accordo pre­sen­ta­to dal­la May ven­ga, in un futu­ro pre­fe­ri­bil­men­te pros­si­mo, final­men­te accet­ta­to dal­la Came­ra dei Comu­ni. Mol­to impro­ba­bi­le che acca­da dopo tut­ti que­sti ten­ta­ti­vi anda­ti a vuo­to. Ma acca­dreb­be se la Came­ra dei Comu­ni non doves­se arri­va­re ad un’altra solu­zio­ne in tem­pi brevi.

[dro­p­cap type=“square or cir­cle”] 3 [/dropcap] La ter­za opzio­ne pre­ve­de che ven­ga­no rifat­ti da zero gli accor­di tra l’Europa e l’Inghilterra. Mol­to impro­ba­bi­le anche per­ché l’Europa ha già affer­ma­to più vol­te che la boz­za pre­sen­ta­ta dal­la May al par­la­men­to è quel­la defi­ni­ti­va e che un altro “Deal” sareb­be impro­ba­bi­le da tro­va­re. Alcu­ni addet­ti ai lavo­ri però, auspi­ca­no un nuo­vo con­trat­to mol­to simi­le al model­lo che l’Europa ha uti­liz­za­to in pre­ce­den­za con i pae­si scan­di­na­vi che signi­fi­che­reb­be un rap­por­to mol­to più stret­to tra le due par­ti rispet­to a quan­to pro­po­ne l’attuale accordo.

Mani­fe­sta­zio­ne del 23 marzo

Nel futu­ro di que­ste trat­ta­ti­ve ci potreb­be anche esse­re un nuo­vo refe­ren­dum, per quan­to dif­fi­ci­le, infat­ti se non si doves­se arri­va­re ad un accor­do si potreb­be dare nuo­va­men­te voce al popo­lo. Ci sono mol­te altre pos­si­bi­li­tà che il par­la­men­to bri­tan­ni­co ha davan­ti da qui a pochi gior­ni, tut­te di dif­fi­ci­le attua­zio­ne e impro­ba­bi­li, in ogni caso il futu­ro sem­bra mol­to incer­to e a noi non rima­ne che seder­ci, fare spe­cu­la­zio­ni e sta­re a guardare.

Foto­gra­fie di Fla­via Scagni

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Luca Pagani
Ten­to di espri­mer­mi su un po’ di cose e spes­so fallisco. 
Però sono simpatico.