Il Venezuela e il dilemma dell’appoggio: un’analisi geopolitica.

Il Venezuela e il dilemma dell'appoggio: un'analisi geopolitica -Vulcano Statale

Sareb­be inu­ti­le descri­ve­re cosa sta suc­ce­den­do in que­sti mesi in Vene­zue­la, vista la valan­ga di noti­zie che arri­va ogni giorno.
La comu­ni­tà inter­na­zio­na­le si è ormai chia­ra­men­te spac­ca­ta sul “Viva Madu­ro!” e “Viva Guai­dó!”, e alla gen­te arri­va il soli­to cock­tail di mes­sag­gi di appog­gio al popo­lo vene­zue­la­no: di dife­sa del­la demo­cra­zia da una par­te, ma anche di con­dan­na all’imperialismo; e di dife­sa a un pre­sun­to vero socia­li­smo o una rivo­lu­zio­ne dall’altra, il tut­to ovvia­men­te con­di­to da teo­rie di com­plot­ti vari ed eventuali.

In tut­to que­sto mara­sma con­fu­so di infor­ma­zio­ne e disin­for­ma­zio­ne, ovvia­men­te, le per­so­ne si espri­mo­no sen­za ana­liz­za­re la situa­zio­ne o mos­se dal puro e inge­nuo spi­ri­to ideo­lo­gi­co che rico­pre solo la pun­ta dell’iceberg del gio­co del­le rela­zio­ni internazionali.

Per­ché soste­ne­re Madu­ro o Guai­dó per difen­de­re qual­che liber­tà, prin­ci­pio, o sem­pli­ce­men­te un sen­ti­men­to anti­so­cia­li­sta o anti­a­me­ri­ca­no è una far­sa, un ana­cro­ni­smo a cui pur­trop­po anco­ra in mol­ti si appi­glia­no, mos­si da un’il­lu­sio­ne roman­ti­ca da cli­ma simil-bipo­la­re. Inol­tre sono spes­so e volen­tie­ri mal (o par­zial­men­te) infor­ma­ti, a cau­sa del­la scar­sa impar­zia­li­tà dei media e del­le fon­ti da cui essi trag­go­no la cro­na­ca del­la cri­si, a cui si aggiun­go­no dichia­ra­zio­ni cri­ti­ca­bi­li di alcu­ni lea­der e le già cita­te teo­rie complottistiche.

Pro­prio su que­sto pun­to è bene sfa­ta­re diver­si miti o recen­ti dichia­ra­zio­ni riguar­do la cri­si eco­no­mi­ca. La più temu­ta ulti­ma­men­te è quel­la di un inter­ven­to arma­to da par­te degli USA.
Sareb­be erra­to, pure, affer­ma­re che i soli­ti “yan­kee” non abbia­no alcun inte­res­se e nes­su­na influen­za nel­la situa­zio­ne in cui il Vene­zue­la ver­sa. Ave­re un Pae­se pro­dut­to­re di petro­lio – il qua­le si fon­da sull’esportazione di oro e greg­gio di cui gli Sta­ti Uni­ti era­no il prin­ci­pa­le acqui­ren­te con un 50% di import – geo­gra­fi­ca­men­te a due pas­si dai pro­pri con­fi­ni sareb­be mol­to più van­tag­gio­so rispet­to a otte­ner­lo da altre zone del mon­do meno sta­bi­li. Tan­to più che se la nuo­va pre­si­den­za fos­se filo-sta­tu­ni­ten­se, e quin­di a favo­re di Guai­dó, diver­reb­be un’ottima mos­sa per ini­zia­re una pro­ba­bi­le futu­ra dipen­den­za di quest’ultimo ver­so la Casa Bianca.

Da non dimen­ti­ca­re sono le san­zio­ni che gli USA han­no impo­sto nei con­fron­ti del Pae­se suda­me­ri­ca­no, spes­so erro­nea­men­te defi­ni­te come un embar­go – in real­tà si trat­ta di una sospen­sio­ne dei paga­men­ti che ver­ran­no, però, accu­mu­la­ti e con­ces­si una vol­ta “tor­na­ta la sta­bi­li­tà in Vene­zue­la” –, e che han­no asse­sta­to un duro col­po alla già mar­ce­scen­te eco­no­mia, taglian­do il 70% dei fon­di del Pae­se insie­me al bloc­co dei pre­lie­vi di più di un miliar­do di dol­la­ri – facen­ti par­te degli otto miliar­di in riser­ve este­re del­la ban­ca cen­tra­le vene­zue­la­na – da par­te del­la Ban­ca d’Inghilterra.

Nonostante tutto, è assai improbabile un tipico intervento armato statunitense – dal quale il presidente cubano Canel ha messo in guardia Maduro – a causa, paradossalmente, di una certa persona: Trump.

Il tycoon è impre­ve­di­bi­le, si sa, e già nel suo pri­mo discor­so alle Nazio­ni Uni­te ave­va espres­so la sua osti­li­tà al suc­ces­so­re di Cha­vez. C’è, però, un impor­tan­te ele­men­to che può far capi­re mol­to del­la sua attua­le poli­ti­ca este­ra, ovve­ro un pro­gres­si­vo pseu­do neo-iso­la­zio­ni­smo, che pre­ve­de un inter­ven­to sem­pre mino­re negli affa­ri inter­na­zio­na­li – a sua det­ta fareb­be usci­re gli USA pure dal­la NATO – e un riti­ro gra­dua­le del­le trup­pe nei con­flit­ti in cui esse sono attual­men­te coin­vol­te, come in Afgha­ni­stan, da cui sono sta­ti rim­pa­tria­ti la metà dei sol­da­ti, e più recen­te­men­te in Siria.

Que­sta poli­ti­ca, che si può para­go­na­re a quel­la di Nixon e Kis­sin­ger di riti­ro del­le trup­pe dal Viet­nam, è sta­ta in lar­ga par­te accol­ta dal­la popo­la­zio­ne sta­tu­ni­ten­se. E un nuo­vo inter­ven­to arma­to in un altro Pae­se dan­neg­ge­reb­be gra­ve­men­te il con­sen­so di cui Trump si nutre per far soprav­vi­ve­re la sua presidenza.

Altri fal­si miti sono lo scop­pio del­la cri­si eco­no­mi­ca vene­zue­la­na a cau­sa del­le san­zio­ni sta­tu­ni­ten­si, che si ricol­le­ga al più recen­te zam­pi­no ame­ri­ca­no nei con­ti­nui blac­kout nel Pae­se. Dichia­ra­zio­ni entram­be para­dos­sa­li, in quan­to la cri­si eco­no­mi­ca e con­se­guen­te­men­te ener­ge­ti­ca risa­le agli ulti­mi anni di pre­si­den­za Cha­vez e, quin­di, mol­to pri­ma del­le san­zio­ni sta­tu­ni­ten­si del 2018 che non han­no, in ogni caso, gio­va­to al Venezuela
Volen­do mol­to sin­te­tiz­za­re, la cri­si eco­no­mi­ca che ades­so imper­ver­sa era nata nel 2013, ulti­mo anno di Hugo Cha­vez, pre­si­den­te dal 1999, emble­ma del­la “rivo­lu­zio­ne boli­va­ria­na” e dell’omonima ideo­lo­gia, il cha­vi­smo. Egli era riu­sci­to a crea­re un siste­ma eco­no­mi­co socia­li­sta effi­ca­ce, basa­to sul­le nazio­na­liz­za­zio­ni e sul­la ric­chez­za petro­li­fe­ra. Non si può par­la­re di espro­pri, dato che lo Sta­to com­pra­va le impre­se e le agen­zie, ben ricom­pen­san­do i privati.

Ma que­sto siste­ma ave­va due gran­di pro­ble­mi: il pri­mo riguar­da la sosti­tu­zio­ne, tota­le o par­zia­le, dei dipen­den­ti del­le azien­de com­pra­te con dipen­den­ti sta­ta­li spes­so poco qua­li­fi­ca­ti; il secon­do si basa­va sul­la qua­si tota­le dipen­den­za dei fon­di del­lo Sta­to sul­la pro­du­zio­ne ed espor­ta­zio­ne petro­li­fe­ra – e in par­te mine­ra­ria –, e quan­do l’estrazione di greg­gio ha ini­zia­to a cala­re, a cau­sa del­la già cita­ta scar­sa com­pe­ten­za dei diri­gen­ti e del­la sem­pre più dif­fu­sa cor­ru­zio­ne, i finan­zia­men­ti sono cala­ti, così come gli inve­sti­to­ri este­ri e di con­se­guen­za i fon­di statali.

Non era più pos­si­bi­le offri­re le stes­se som­me di dena­ro ai pri­va­ti per acqui­sta­re le loro atti­vi­tà. Tut­to ciò por­tò il Vene­zue­la sul bina­rio del­la cri­si eco­no­mi­ca e dell’alzamento ver­ti­gi­no­so del debi­to pub­bli­co, che il suc­ces­so­re Madu­ro pen­sò di risa­na­re con l’operazione più sba­glia­ta e che più ter­ro­riz­za gli eco­no­mi­sti: stam­pa­re più mone­ta. E come la sto­ria inse­gna, que­sta mos­sa non fa altro che peg­gio­ra­re la situazione.

Così, uno dei Paesi più ricchi del Sud America si è trasformato nel focolaio di una delle crisi umanitarie più preoccupanti al giorno d’oggi.

Foco­la­io che gio­va par­ti­co­lar­men­te alla Rus­sia di Putin, appa­ren­te­men­te soste­ni­to­re di Madu­ro. La sem­pre mino­re pro­du­zio­ne ed espor­ta­zio­ne petro­li­fe­ra vene­zue­la­na rap­pre­sen­ta solo un van­tag­gio per Mosca, che può con­ta­re così su un com­pe­ti­to­re in meno nell’economia degli idro­car­bu­ri – quel­lo di greg­gio e gas natu­ra­le equi­va­le al 62% dell’export tota­le russo.

Il Vene­zue­la gia­ce, infat­ti, sul­le mag­gio­ri riser­ve del mon­do, che sono anche tra le più dif­fi­ci­li da estrar­re data la com­po­si­zio­ne del petro­lio e del­la man­can­za di fon­di e finan­zia­men­ti per ini­zia­re le ope­ra­zio­ni di estra­zio­ni. Nell’epoca d’oro di Cha­vez si sti­ma­va una pro­du­zio­ne gior­na­lie­ra di tre milio­ni di bari­li, che al gior­no d’oggi si sono tra­sfor­ma­ti in meno del­la metà – addi­rit­tu­ra il petro­lio vie­ne impor­ta­to. Inu­ti­le dire che, se tor­nas­se ai rit­mi del vec­chio pre­si­den­te, la pro­du­zio­ne del Pae­se sur­clas­se­reb­be di gran lun­ga quel­la rus­sa, che si tro­ve­reb­be in seria dif­fi­col­tà nel settore.

Madu­ro, dal can­to suo, ormai ha i mesi con­ta­ti. Il suo con­sen­so rac­co­glie i più vec­chi e acca­ni­ti soste­ni­to­ri del cha­vi­smo, del­la glo­rio­sa rivo­lu­zio­ne boli­va­ria­na e dell’antimperialismo ame­ri­ca­no. Ma c’è solo que­sto, l’ideologia – il pre­si­den­te è bra­vis­si­mo nell’oratoria, dato che per capa­ci­tà di gover­no ha ere­di­ta­to ben poco dal suo pre­de­ces­so­re – a tene­re sal­de le redi­ni dei pro­pri soste­ni­to­ri, dal lato dei cittadini.

Per­ché l’altro gran­de soste­ni­to­re del suc­ces­so­re di Cha­vez è l’esercito, ovve­ro il mono­po­lio del­la vio­len­za legit­ti­ma. E quan­do fin­ché si avva­le di esso dal­la pro­pria par­te, Madu­ro potrà esse­re vul­ne­ra­bi­le, ma non cadrà, o alme­no fin­ché con­ti­nue­rà a finan­zia­re i mili­ta­ri. Quan­do i fon­di sta­ta­li fini­ran­no, allo­ra sarà un’altra storia.

È giusto quindi supportarlo ancora? Davvero lui rappresenta un vero ideale di socialismo?

Dall’altra par­te si tro­va Guai­dó, anche lui gran­de ora­to­re di idea­li e por­ta­to­re di uno stra­no socia­li­smo filo­sta­tu­ni­ten­se. Ciò che si teme è che le sue capa­ci­tà non risol­ve­ran­no la cri­si e che si ven­ga a for­ma­re un gover­no fan­toc­cio lega­to a poten­ze estere.

È, dunque, lui la risposta per la libertà e l’autodeterminazione dei venezuelani? È lui quello giusto da appoggiare?

La comu­ni­tà inter­na­zio­na­le pare aver fat­to le sue scel­te, tra cui è da men­zio­na­re la pecu­lia­re – per non dire ridi­co­la – pre­sa di posi­zio­ne ita­lia­na. L’I­ta­lia uffi­cial­men­te si dichia­ra non inter­ven­ti­sta, ma allo stes­so tem­po pos­sia­mo vede­re le due for­ze al gover­no spac­ca­te sull’ennesima que­stio­ne, con la Lega favo­re­vo­le al pre­si­den­te ad inte­rim e i 5 stel­le in uno pseu­do appog­gio a Maduro.

Men­tre i cit­ta­di­ni par­la­no per idea­li, le gran­di poten­ze usa­no gli idea­li come masche­re per altri inte­res­si o non li usa­no affat­to. Tut­ta­via, ormai essi han­no smes­so di esse­re un fat­to­re rile­van­te nel­la poli­ti­ca inter­na­zio­na­le da decen­ni ed è bene che que­sto riman­ga in men­te pri­ma del­la pros­si­ma pre­sa di posizione.

“Hasta la vic­to­ria”, dun­que, ma solo di chi ha i più for­ti con sé.

 

Con­di­vi­di:
Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.