L’esordio del Re del nulla: intervista a Morgan While

Arti­co­lo di Giu­lia-Glo­ria-Can­dal Costa, foto­gra­fie di Chia­ra Sardelli

Spes­so capi­ta di imbat­ter­si in qual­co­sa di nuo­vo e ciò capi­ta anche nel­la musi­ca, quan­do si sco­pro­no nuo­vi auto­ri o nuo­vi gene­ri musi­ca­li. È il caso di Mor­gan Whi­le (pseu­do­ni­mo di Fede­ri­co Lova­to). Nato  il 7 Feb­bra­io del 1991, Mor­gan Whi­le è un com­po­si­to­re e auto­re ita­lia­no, che si appas­sio­na alla musi­ca all’età di 15 anni e, avvi­ci­nan­do­si ad arti­sti come Mista­man, Bas­si Mae­stro, ATPC, One Mic, ini­zia per  gio­co a scri­ve­re i pri­mi testi rap e si dedi­ca allo stu­dio dei soft­ware di pro­du­zio­ne musi­ca­le e alla pro­du­zio­ne stes­sa. Insie­me all’a­mi­co Andrea Luca­nia, in arte Tukaz, scri­ve diver­si bra­ni, riu­scen­do ad arri­va­re ad apri­re un  con­cer­to di Bas­si Mae­stro. Col­la­bo­ra in qua­li­tà di foni­co con mol­ti arti­sti del­la sce­na rap under­ground mila­ne­se, tra cui Jack the Smo­ker, Emis Kil­lah, Fedez, Asher Kuno, Bat e mol­ti altri. Ini­zian­do il pro­get­to Stu­pe­fi­cium e dopo diver­se espe­rien­ze con vari arti­sti, si orien­ta su  uno sti­le più Pop, che por­ta alla nasci­ta di “The King of the Nowhe­re”  e “Fal­ling”,  insie­me  a tan­te altre can­zo­ni.  Gra­zie a que­sti lavo­ri vie­ne  cono­sciu­to ed apprez­za­to, arri­van­do ad esse­re chia­ma­to dai TJS per  entra­re a far par­te del loro pro­get­to in qua­li­tà di producer/ autore/ chitarrista/ secon­da voce/ tastierista/ dj. Con  loro, infat­ti, a mar­zo 2018 si esi­bi­sce a Roma per le fasi semi­fi­na­li nazio­na­li del Tour Music Fest con un ine­di­to  scrit­to e pro­dot­to insie­me dal tito­lo #para­pa. Nel­lo  stes­so anno  ini­zia la col­la­bo­ra­zio­ne  con Aba­cu­sweb che segue e  pro­muo­ve il suo attua­le pro­get­to soli­sta: Mor­gan While.

L’11 feb­bra­io scor­so è usci­to, infat­ti, il suo sin­go­lo d’esordio come soli­sta: The king of nowhe­re, arran­gia­to e com­po­sto insie­me a Luca Sven Macher (Dream­sound Labs, Rou­ting Stu­dio). Il bra­no richia­ma diver­si sti­li musi­ca­li, tra cui Pop EDM, Futu­re Bass, R&B  (Mar­tin Gar­rix, Madeon, Marsh­mel­low, Chain­smo­kers), poi­ché vie­ne uti­liz­za­ta una stru­men­ta­zio­ne qua­si inte­ra­men­te digi­ta­le, tran­ne che per la chi­tar­ra elet­tri­ca (Fen­der Stra­to­ca­ster). I con­te­nu­ti sono sot­to­li­nea­ti dal­la melo­dia e dall’arrangiamento.

La canzone parla della  storia di uno spaventoso invasore proveniente da altri mondi, spuntando nel cielo e sconvolgendo l’intera umanità al suono dei suoi cannoni, intonando il suo spietato “canto di libertà”.

In un bat­ter d’occhio il “Re del nul­la” met­te a fer­ro e fuo­co le nazio­ni più poten­ti  del mon­do e minac­cia mor­te e distru­zio­ne per tut­te le gene­ra­zio­ni a veni­re. Ma pro­prio nel momen­to più dispe­ra­to per l’umanità, a rischio di estin­zio­ne, i pochi soprav­vis­su­ti si uni­sco­no per orga­niz­za­re una con­trof­fen­si­va che met­ta in ginoc­chio il nemi­co, dimen­ti­can­do così seco­li di ran­co­ri tra le diver­se raz­ze e cul­tu­re: il “can­to del­la  liber­tà” del nemi­co diven­ta così il can­to di libe­ra­zio­ne dall’oppressione.

La canzone quindi non è altro che una storia  fantascientifica, allegoria della società attuale, nella quale purtroppo ci sono troppo spesso odi, rancori, estremizzazione  delle differenze e delle divisioni tra popoli e persone, sulla base della diversità di etnia, cultura, credo, natura, etc. 

Mor­gan Whi­le pone quin­di un que­si­to per tut­ti su cui biso­gne­reb­be riflet­te­re:  “È neces­sa­ria una cata­stro­fe per riu­sci­re ad anda­re d’accordo tra popo­li e per­so­ne? O nean­che quel­la ci aiu­te­reb­be a smet­te­re di far­ci la guer­ra per risco­pri­re i valo­ri di fra­tel­lan­za e solidarietà?”

Abbia­mo fat­to una chiac­chie­ra­ta con l’artista ed ecco cosa ci ha raccontato:

[L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per bre­vi­tà e chiarezza]

Come mai il nome d’ar­te Mor­gan While?

Mor­gan è uno dei miei nomi pre­fe­ri­ti e Whi­le signi­fi­ca “men­tre” in ingle­se, mi pia­ce il suo­no che fan­no que­ste due paro­le acco­sta­te. MW é uno pseu­do­ni­mo che scel­si di usa­re a 15 anni, età in cui ini­ziai a fare musi­ca, ai tem­pi lo usa­vo per gio­ca­re on-line, infat­ti è nato come nick-name.

 

Com’è nata la can­zo­ne e come sono nati il testo e la musica?

In una del­le tan­te ses­sio­ni di pro­du­zio­ne al com­pu­ter, una sera mi è venu­ta que­sta idea: il moti­vet­to, la linea melo­di­ca, la pri­ma fra­se del testo (The King of The Nowhe­re si coming down). Sono sem­pre sta­to affa­sci­na­to dal­le can­zo­ni che riu­scis­se­ro a coin­vol­ge­re un gran nume­ro di per­so­ne con cori come “la la la la” (esem­pio “The pas­sen­gers” di Iggy Pop), per que­sto moti­vo mi sono posto come sfi­da l’idea di fare un testo che con­te­nes­se un coro di quel tipo, ma con­te­stua­liz­za­to in una sto­ria. Da lì ho pen­sa­to al can­to di liber­tà del re del nul­la. Lavo­ran­do a que­sto pro­get­to con il mio col­le­ga Luca Sven Mar­cher è sta­ta svi­lup­pa­ta la ver­sio­ne che pote­te sen­ti­re ora. 

 

A chi ti sei ispi­ra­to per que­sta can­zo­ne e a chi ti ispi­ri nel­la musi­ca e nel­la vita reale?

The King of The Nowhe­re è una can­zo­ne ispi­ra­ta come sono­ri­tà alla musi­ca EDM ed alla futu­re bass; l’idea del­la sto­ria è ispi­ra­ta a film come “Indi­pen­den­ce Day” o da libri come “Ulti­ma­tum alla Ter­ra”; per il testo, come già cita­to, mi sono ispi­ra­to a Iggy Pop, David Bowie e Aiao Mia­za­ky. Nel­la vita pren­do mol­to ispi­ra­zio­ne da una vasta ete­ro­ge­nei­tà di per­so­nag­gi che toc­ca­no mol­te disci­pli­ne: Fred­dy Mer­cu­ry,  Sid­dar­tha Gau­ta­ma, Masa­ru Emo­to, Madeon, Kurt Cobain, Car­me­lo Bene, Stan­ley Kubrik, Hideo Koshi­ma, Alber­to Ein­stein, Fede­ri­co II di Sve­via, Pier Pao­lo Paso­li­ni, Aiao Miazaky,Philip Dick, Apu­leio, Justin Hou­kins, David Bowie, Ben­ja­min Libet, Fran­co Bat­tia­to, G. I. Gurd Jeff e tan­ti altri. 

 

Che mes­sag­gio vuoi tra­smet­te­re con que­sta can­zo­ne, ma anche con la tua musica?

Que­sta can­zo­ne nascon­de un mes­sag­gio intrin­se­co: quan­do smet­te­re­mo di ammaz­zar­ci a vicen­da? Ci vuo­le per for­za una cri­si glo­ba­le per met­te­re da par­te odi e ran­co­ri ingiu­sti­fi­ca­ti? Per quan­to riguar­da la mia musi­ca mi pia­ce l’idea di tra­smet­te­re mes­sag­gi che fac­cia­no riflet­te­re. Pen­so che ora più che mai ci sia biso­gno di sti­mo­la­re le men­ti, soprat­tut­to le più giovani. 

Cosa ti aspet­ti dal futuro?

Non so cosa aspet­tar­mi dal futu­ro, ma dal pre­sen­te  pos­so aspet­tar­mi mol­to lavo­ro in quan­to sto pro­du­cen­do mol­te trac­ce, sia per me che per ter­zi, nel­la spe­ran­za di costrui­re una buon per­cor­so in cam­po musi­ca­le; mi pia­ce­reb­be mol­to lavo­ra­re all’estero.

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