Lezioni di Storia: intervista alla Professoressa Simona Colarizi

Lo scor­so 16 mar­zo si è svol­ta al Tea­tro Gran­de di Bre­scia l’ultima del­le quat­tro lezio­ni che com­po­ne­va­no il ciclo “Lezio­ni di Sto­ria: Le età dell’Europa”.
Il ciclo di con­fe­ren­ze, idea­to e pro­mos­so dagli Edi­to­ri Later­za in col­la­bo­ra­zio­ne con la Fon­da­zio­ne del Tea­tro Gran­de di Bre­scia, è sta­to strut­tu­ra­to come un per­cor­so di appro­fon­di­men­to sul­la con­tem­po­ra­nei­tà del nostro con­ti­nen­te, in par­ti­co­la­re modo pen­sa­to in vista del­le pros­si­me Ele­zio­ni Euro­pee (il 26 maggio).

Divi­so in quat­tro epi­so­di, cor­ri­spon­den­ti alle quat­tro età in cui può esse­re con­ven­zio­nal­men­te scan­di­ta la sto­ria degli ulti­mi due seco­li, il ciclo ha visto la par­te­ci­pa­zio­ne di quat­tro impor­tan­ti voci del pano­ra­ma sto­ri­co con­tem­po­ra­neo:
Alber­to Mario Ban­ti ha aper­to il ciclo tenen­do una lezio­ne sull’età del nazio­na­li­smo, a par­ti­re dai moti del ’48 fino alla Gran­de Guer­ra. Ha poi pro­se­gui­to il per­cor­so Emi­lio Gen­ti­le, con una lezio­ne sull’età del tota­li­ta­ri­smo, quin­di incen­tran­do­si sul perio­do che ha come estre­mi le due Guer­re Mon­dia­li. Il ter­zo incon­tro ha visto la par­te­ci­pa­zio­ne del­lo sto­ri­co Gian­ni Tonio­lo, che si è occu­pa­to di appro­fon­di­re l’età del wel­fa­re, ovve­ro gli anni che van­no dall’immediato dopo­guer­ra al crol­lo del muro di Ber­li­no, nel 1989, e l’ultima lezio­ne, con­dot­ta dal­la sto­ri­ca Simo­na Cola­ri­zi, è sta­ta inve­ce rivol­ta al pre­sen­te, all’età dell’incertezza, dagli anni ’90 ad oggi.
Al ter­mi­ne dell’ultimo incon­tro abbia­mo avu­to la pia­ce­vo­le e pre­zio­sa occa­sio­ne di par­la­re con la sto­ri­ca, che ha gen­til­men­te accet­ta­to di rispon­de­re a qual­che nostra domanda.

[L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per bre­vi­tà e chiarezza.]

 

Dal pun­to di vista sto­ri­co, in un cer­to sen­so, non sono mai esi­sti­ti “perio­di sta­bi­li” o quan­to meno “non incer­ti”. Allo­ra secon­do lei que­sta per­chè vie­ne defi­ni­ta pro­pria­men­te “età dell’incertezza”? For­se per­ché per la pri­ma vol­ta chi la vive ne è consapevole?

Secon­do me non è vero che c’è più con­sa­pe­vo­lez­za oggi di quan­to non c’era negli altri perio­di. Nel 1919 le per­so­ne era­no arrab­bia­te, pie­ne di ran­co­re, ed era una rab­bia che veni­va espres­sa in altro modo, anche più vio­len­to: l’avvento dei fasci­smi e dei nazi­smi è sta­to pre­ce­du­to da del­le guer­re civi­li, quin­di le per­so­ne era­no con­sa­pe­vol­men­te e vio­len­te­men­te arma­te, l’una con­tro l’altra e i desi­de­ri sul futu­ro era­no altret­tan­to con­flit­tua­li. E que­sto anco­ra oggi con­ti­nua a suc­ce­de­re ugual­men­te, in gene­ra­le, nel nostro mon­do. L’in­cer­tez­za nel mon­do ci dice quan­to anco­ra sia­no for­ti il ran­co­re, l’in­sod­di­sfa­zio­ne, la rab­bia, nei con­fron­ti degli uni con­tro gli altri. In Euro­pa tut­to que­sto anco­ra non appa­re in modo così mani­fe­sto come appa­re in altri luo­ghi del mon­do, però biso­gna sta­re atten­ti… per­ché anda­re a incre­men­ta­re il fuo­co di que­sti sen­ti­men­ti, mi ven­go­no in men­te i gil­let­te jau­nes, non è che aiuta.

 

Al di là dell’Europa come con­ti­nen­te, incer­to nel gio­co poli­ti­co a livel­lo glo­ba­le, c’è mol­ta incer­tez­za anche all’interno dell’Unione Euro­pea. Lei che pros­si­mi sce­na­ri si figura?

A que­sta doman­da rispon­do come rispon­do sem­pre: io sono uno sto­ri­co, ho il van­tag­gio di vede­re il pas­sa­to, di stu­diar­lo e ana­liz­zar­lo, ma mi è dif­fi­ci­lis­si­mo pre­ve­de­re il futu­ro. Pos­so dire che que­sto futu­ro, alla luce del pas­sa­to, lascia anco­ra aper­te una serie di diver­se alter­na­ti­ve: alcu­ne sono buo­ne, nel sen­so che nel ’45 si è riu­sci­ti a risor­ge­re dal­le cri­si degli anni ’20 e ’30, alcu­ne inve­ce, se io vedo al’19, for­se lo sono meno, for­se ci sono dei peri­co­li. Que­sta è l’unica cosa che pos­so dire. A livel­lo per­so­na­le pos­so dire con fidu­cia che noi appar­te­nia­mo anco­ra a del­le demo­ra­zie con­so­li­da­te: che men­tre gli ita­lia­ni nel 1919 la demo­cra­zia non l’avevano nem­me­no anco­ra cono­sciu­ta oggi no, oggi c’è un pae­se che non vuo­le fari tra­sci­na­re in que­sti baratri.

Ora le fac­cio una doman­da da filo­so­fa, che in un cer­to sen­so vuo­le esse­re anche un po’ pro­vo­ca­to­ria. L’incertezza spes­so e para­dos­sal­men­te nasce lad­do­ve il con­te­sto si fa più com­ples­so, più par­te­ci­pa­to. Secon­do lei come si può tro­va­re un equi­li­brio o anche solo come si potreb­be gesti­re que­sta incer­tez­za sen­za che diven­ti para­liz­zan­te o distruttiva?

Io son d’accordo con lei. L’incertezza può diven­ta­re sen­za dub­bio mol­to posi­ti­va: si riflet­te sul pas­sa­to e si cer­ca di inven­ta­re il futu­ro. E riguar­da lo stes­so ter­mi­ne di cri­si, che noi sem­pre vedia­mo in nega­ti­vo, quan­do inve­ce la cri­si, da quel­lo che io capi­sco e per quel­lo che cre­do, è un momen­to di pas­sag­gio da una par­te ad un’altra e quin­di si con­fron­ta con un pro­ble­ma aper­to. E’ chia­ro che tut­ti gli ele­men­ti nega­ti­vi che han­no i popu­li­smi, i sovra­ni­smi e i nazio­na­li­smi è che inve­ce che dare fidu­cia nel futu­ro ali­men­ta­no la pau­ra del futu­ro, evi­ta­no la cri­si, evi­ta­no di entra­re in que­sto discor­so, evi­ta­no il con­fron­to con la real­tà. Que­sto è ter­ri­bi­le. La real­tà va modi­fi­ca­ta e soprat­tut­to gover­na­ta, ma non puoi evi­tar­la andan­do a dise­gna­re sce­na­ri che con la real­tà han­no ben poco a che vede­re. E’ il discor­so del­la glo­ba­liz­za­zio­ne: non puoi dire “mi chiu­do attor­no al mio guscio” o “rifiu­to di met­ter­mi den­tro”. Non puoi rifiu­ta­re di met­ter­ti den­tro per­ché que­sta glo­ba­liz­za­zio­ne ormai ti appartiene. 

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Angelica Mettifogo
In bili­co tra tut­to quel­lo che voglio fare e il tem­po che ho per far­lo. Intan­to stu­dio filosofia.