Nicola il Mite va alla guerra

Nicola il Mite va alla guerra
Il neo Segretario del Pd Nicola Zingaretti durante la conferenza stampa al comitato elettorale dopo il voto delle primarie del Partito Democratico, Roma, 03 marzo 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

La rivin­ci­ta dell’appa­ra­to. Se la sto­ria del­la sini­stra fos­se un roman­zo e se la vit­to­ria di Nico­la Zin­ga­ret­ti alle pri­ma­rie ne fos­se un capi­to­lo, “la rivin­ci­ta dell’apparato” sareb­be un tito­lo perfetto.

Zin­ga­ret­ti è infat­ti uno degli ulti­mi espo­nen­ti del­la glo­rio­sa tra­di­zio­ne del Par­ti­to comu­ni­sta, all’interno del qua­le gui­dò la Fgci, l’organizzazione gio­va­ni­le. Pas­sò poi di par­ti­to in par­ti­to, di lea­der in lea­der — tut­ta la filie­ra: Pci-Pds-Ds-Pd — fino ad arri­va­re pri­ma alla gui­da del­la pro­vin­cia di Roma e poi del­la regio­ne Lazio. Tan­to nel 2013 quan­to nel 2018, men­tre il cen­tro-sini­stra per­de­va nel­le ele­zio­ni poli­ti­che, le sue coa­li­zio­ni vin­ce­va­no in controtendenza.

Dopo aver lan­cia­to la sua can­di­da­tu­ra alla gui­da del Pd all’indomani del­la disfat­ta del 4 mar­zo, Zin­ga­ret­ti ha ini­zia­to una lun­ga cam­pa­gna che ha evi­den­zia­to le sue due prin­ci­pa­li carat­te­ri­sti­che: la mitez­za del carat­te­re e l’apparente radi­ca­li­tà del­le proposte.

Il suo Partito democratico si presenta innanzitutto più spostato a sinistra.

Que­sto slit­ta­men­to è nei fat­ti: dopo qua­si cin­que anni di regno di Mat­teo Ren­zi e dei suoi è ine­vi­ta­bi­le che le posi­zio­ni neo­cen­tri­ste, o alme­no quel­le più evi­den­ti, ven­ga­no abban­do­na­te. E dun­que por­te aper­te alla sini­stra. Lavo­ro, scuo­la, cul­tu­ra, ambien­te, inve­sti­men­ti pub­bli­ci: ricet­te tra­di­zio­na­li ma sem­pre­ver­di. Il Sole 24 Ore l’ha già chia­ma­ta “Zin­ga­no­mics” e ha evi­den­zia­to, rac­co­glien­do le dichia­ra­zio­ni dei col­la­bo­ra­to­ri del gover­na­to­re del Lazio, i tre prin­ci­pa­li pun­ti pro­gram­ma­ti­ci: “il pro­gres­so socio-eco­no­mi­co e ter­ri­to­ria­le soste­ni­bi­le, la redi­stri­bu­zio­ne e l’e­qui­li­brio finan­zia­rio”. In più, la volon­tà di tute­la­re le fasce più debo­li del­la socie­tà: i pre­ca­ri, i disoc­cu­pa­ti e i gio­va­ni lavo­ra­to­ri sfrut­ta­ti, a par­ti­re dai riders.

Come non vedere le assonanze della piattaforma di Zingaretti con il nuovo corso socialista che sta conquistando la sinistra americana?

Per anda­re avan­ti, però, è sem­pre neces­sa­rio fare i con­ti con il pas­sa­to. E dun­que con Ren­zi, che rap­pre­sen­ta nel cen­tro-sini­stra non solo un pas­sa­to ingom­bran­te ma anche un pre­sen­te indi­sci­pli­na­to e riot­to­so. Dopo aver fuga­to in qual­che modo le voci che lo vole­va­no pro­mo­to­re di una scis­sio­ne dal Pd, per il momen­to Ren­zi nic­chia: gira l’Italia per pre­sen­ta­re il suo libro e pro­va a ritro­va­re il con­sen­so per­du­to. È all’angolo, sen­za pote­re e sen­za pol­tro­ne, ma sa che nel pas­sag­gio deci­si­vo del­le ele­zio­ni euro­pee il suo ruo­lo e il suo rap­por­to pri­vi­le­gia­to con Macron saran­no fondamentali.

Nel pri­mo discor­so del neo­se­gre­ta­rio si sono già viste le trac­ce di que­sta discon­ti­nui­tà. Un lun­go elen­co di “gra­zie” e di pro­mes­se, a par­ti­re da quel­la ai delu­si che “sono tor­na­ti e stan­no tor­nan­do”. In più, Zin­ga­ret­ti ha tenu­to a sot­to­li­nea­re con for­za le due paro­le fon­dan­ti del suo Pd: “Uni­tà e anco­ra uni­tà, cam­bia­men­to e anco­ra cam­bia­men­to”, ha detto.

Dopo anni di freddezze, incomprensioni ed errori appare necessario ristabilire una connessione valoriale con il popolo del centro-sinistra.

Nel discor­so di Zin­ga­ret­ti in mol­ti han­no rav­vi­sa­to buo­ne dosi di vel­tro­ni­smo e, soprat­tut­to, pro­di­smo. Non è man­ca­ta la reto­ri­ca del­la sta­gio­ne dell’Uli­vo come momen­to di mas­si­ma e miglio­re espres­sio­ne del cen­tro-sini­stra di gover­no. In que­sto Zin­ga­ret­ti è sta­to chia­ro: nien­te abiu­re del pas­sa­to — nem­me­no di quel­lo ren­zia­no — e sfor­zo per pren­de­re il meglio del­le espe­rien­ze degli ulti­mi decen­ni. Non a caso nel dibat­ti­to pub­bli­co con l’avvento di Zin­ga­ret­ti è tut­to un riap­pa­ri­re di vol­ti che fino a pochi mesi fa era­no con­si­de­ra­ti rot­ta­ma­ti da Ren­zi: Ber­sa­ni, Let­ta, per­si­no Prodi.

La nostal­gia e il richia­mo ai fasti del pas­sa­to non pos­so­no però basta­re al nuo­vo Pd di Zin­ga­ret­ti. È neces­sa­rio tro­va­re pro­po­ste chia­reslo­gan effi­ca­ci in gra­do di fare brec­cia attra­ver­so la comu­ni­ca­zio­ne. Anche se Di Maio e i cin­que stel­le si stan­no inde­bo­len­do da soli, è da esclu­de­re che Sal­vi­ni pos­sa fini­re, in un futu­ro pros­si­mo, per imi­tar­li. E dun­que, per bat­ter­lo, nel­la guer­ra poli­ti­ca che ver­rà all’interno del­la cor­ni­ce del rin­no­va­to bipo­la­ri­smo destra-sini­stra — che lo stes­so Zin­ga­ret­ti ha evo­ca­to — ser­ve una gran­de capa­ci­tà di tene­re la sce­na. E ser­ve soprat­tut­to recu­pe­ra­re i ceti popo­la­ri che si sono allon­ta­na­ti ormai da anni dai par­ti­ti del fron­te pro­gres­si­sta e rifor­mi­sta. Non è un miste­ro: al di là del­la discri­mi­nan­te ideo­lo­gi­ca, una lar­ga par­te dell’elettorato di ope­rai e lavo­ra­to­ri che un tem­po vota­va a sini­stra, si è spo­sta­to sul popo­la­re e “più con­cre­to” Mat­teo Sal­vi­ni. Zin­ga­ret­ti dovrà pro­va­re a recu­pe­rar­li, e non sarà facile.

Il vento sta cambiando e anche la manifestazione anti-razzista di Milano è un segnale chiaro.

Il Pd, ammac­ca­to e zop­pi­can­te, ha l’ina­spet­ta­ta pos­si­bi­li­tà di rimet­ter­si in car­reg­gia­ta. Zin­ga­ret­ti è con­sa­pe­vo­le del­la straor­di­na­ria occa­sio­ne, come dimo­stra il suo con­ti­nuo evi­den­zia­re lo sta­to in cui il Pd ver­sa­va appe­na un anno fa. Era dato per mor­to, le pri­ma­rie han­no dimo­stra­to che è solo mori­bon­do.

Non baste­ran­no, però, le for­mu­le del pas­sa­to, dal­l’U­li­vo a Pro­di all’an­ti­fa­sci­smo. Il diret­to­re de L’E­spres­so Mar­co Dami­la­no è sta­to mol­to chiaro:

Di fron­te a que­sta destra che c’è, aggres­si­va, intol­le­ran­te, ideo­lo­gi­ca, la sini­stra non potrà più pre­sen­tar­si con una non-iden­ti­tà, una som­ma di buon sen­so e tra­di­zio­ni con­sun­te, dovrà tro­va­re la sua paro­la da ripe­te­re nel­le cam­pa­gne di comu­ni­ca­zio­ne e nei mon­di vita­li, così come ha fat­to Sal­vi­ni negli anni del­la sua asce­sa elet­to­ra­le. Per la sini­stra c’è a dispo­si­zio­ne una paro­la mai sfio­ri­ta, l’u­gua­glian­za che Nor­ber­to Bob­bio ha indi­ca­to come il dna originario.

Non sarà cer­to faci­le ripen­sa­re il cen­tro-sini­stra da zero, ma andrà fat­to. Un pri­mo ban­co di pro­va saran­no le ele­zio­ni euro­pee, con il loro enor­me cari­co sim­bo­li­co. Zin­ga­ret­ti ha l’oc­ca­sio­ne di dare un’ul­te­rio­re spin­ta ver­so il ridi­men­sio­na­men­to dei cin­que stel­le e il ritor­no del bipo­la­ri­smo destra-sini­stra. Dopo, potrà gio­ca­re tut­te le sue car­te e per­si­no chie­de­re nuo­ve ele­zio­ni. Ma pri­ma deve rispon­de­re a una doman­da: avrà la for­za di esse­re l’anti-Salvini?

 

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.

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