Severn Cullis-Suzuki, la bambina che zittì il mondo per sei minuti

Severn Cullis-Suzuki, la bambina che zittì il mondo per sei minuti -Vulcano Statale

Di fron­te al cla­mo­re susci­ta­to dal­la figu­ra del­la gio­va­ne Gre­ta Thun­berg, non si può fare a meno di guar­da­re al pas­sa­to e ren­der­si con­to di tro­var­si ad ammi­ra­re una sor­ta di déjà-vu. 

Qua­si trent’anni fa, infat­ti, in occa­sio­ne del Sum­mit del­la Ter­ra tenu­to­si a Rio de Janei­ro nel 1992, già un’altra ragaz­za ave­va cata­liz­za­to l’attenzione di poli­ti­ci e media. Figlia di un eco­lo­gi­sta, ave­va solo dodi­ci anni quan­do salì sul pal­co come rap­pre­sen­ta­te di una dele­ga­zio­ne di ragaz­zi che lot­ta­va­no per l’ambiente: l’Environmental Chil­dren Orga­ni­sa­tion. Il suo nome era Severn Cul­lis-Suzu­ki, ma i più la ricor­da­no come la bam­bi­na che zit­tì il mon­do per sei minu­ti tenen­do un incre­di­bi­le discor­so di fron­te alle Nazio­ni Uni­te in cui recla­mò, per la sua e le futu­re gene­ra­zio­ni, il dirit­to ina­lie­na­bi­le alla vita. 

Severn pose l’accento sui dram­ma­ti­ci effet­ti che l’azione dell’uomo sta­va cau­san­do all’ambiente: il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, la per­di­ta del­la bio­di­ver­si­tà, la tra­sfor­ma­zio­ne del­la nostra stes­sa bio­sfe­ra e il costan­te inqui­na­men­to. Chia­mò in cau­sa i pre­sen­ti accu­san­do­li di non aver vera­men­te ten­ta­to di argi­na­re o risol­ve­re il pro­ble­ma, di aver ante­po­sto obiet­ti­vi poli­ti­ci ed eco­no­mi­ci al bene dei loro stes­si figli. 

Severn riuscì a commuovere i potenti della terra con un discorso di soli sei minuti, un discorso che negli ultimi anni è nuovamente affiorato su YouTube raggiungendo milioni di visualizzazioni. 

Nel 2012, invi­ta­ta nuo­va­men­te a par­la­re in veste di ambien­ta­li­sta al Sum­mit Rio+20, la Cul­lis-Suzu­ki si doman­dò per qua­le moti­vo in anni recen­ti il video aves­se subì­to una tale rina­sci­ta. Stan­do alle sue paro­le, due era­no le moti­va­zio­ni: da una par­te, il mon­do si ritro­va­va a esse­re, for­se ancor più che nel 1992, biso­gno­so di una voce che si sol­le­vas­se per rac­con­ta­re la veri­tà, per dipa­na­re la nube di razio­na­li­smo die­tro cui il mon­do si era nasco­sto per giu­sti­fi­ca­re la distru­zio­ne del pro­prio pia­ne­ta e per­pe­tra­re quel­li che lei stes­sa defi­nì “cri­mi­ni inter­ge­ne­ra­zio­na­li”. La secon­da moti­va­zio­ne è più sen­ti­men­ta­le, ma altret­tan­to signi­fi­ca­ti­va: ciò che fa com­muo­ve­re ora, come trent’anni fa, è il fat­to che a par­la­re fos­se una ragaz­za, qua­si una bam­bi­na, che si pre­oc­cu­pa­va per il pro­prio futu­ro susci­tan­do negli ascol­ta­to­ri il sen­ti­men­to dell’amore inter­ge­ne­ra­zio­na­le, quel­lo dei geni­to­ri per i pro­pri figli, di non­ni e zii per i pro­pri nipoti.

È proprio in virtù di questo amore che Severn Cullis-Suzuki si mostrò fiduciosa e ottimista in occasione di Rio+20.

Que­sta vol­ta in qua­li­tà di madre, fece nuo­va­men­te appel­lo ai pre­sen­ti affin­ché agis­se­ro per il bene di colo­ro che sareb­be­ro venu­ti, per amo­re dei loro stes­si figli:

L’imperativo mora­le più for­te che abbia­mo per cam­bia­re e agi­re sono i nostri figli. È per i nostri figli che recu­pe­re­re­mo le con­nes­sio­ni fra cau­sa ed effet­to, fra le nostre scel­te e l’attuale situa­zio­ne glo­ba­le, tra il pri­vi­le­gio e la respon­sa­bi­li­tà. È nel rico­no­sce­re que­sto impe­ra­ti­vo mora­le che gia­ce la nostra spe­ran­za. La nostra spe­ran­za è l’amore, l’amore per i nostri figli.

L’appello di Severn sem­brò tut­ta­via rima­ne­re nuo­va­men­te disat­te­so, con le stes­se paro­le con cui ave­va aper­to il suo discor­so nel 2012, si potreb­be com­men­ta­re la situa­zio­ne attua­le: non sia­mo arri­va­ti nep­pu­re vici­ni alla tran­si­zio­ne soste­ni­bi­le del­la qua­le sape­va­mo di aver biso­gno già nel 1992. I cit­ta­di­ni che la Cul­lis-Suzu­ki spe­ra­va di coin­vol­ge­re nel cam­bia­men­to, affin­ché con­vin­ces­se­ro i pro­pri gover­ni ad agi­re in modo riso­lu­to e tem­pe­sti­vo, non si sollevarono.

Eppure, sette anni dopo, quando è forse già troppo tardi per fermare il cambiamento che sta avvenendo, le parole di questa donna sembrano aver finalmente trovato degli ascoltatori. 

Si trat­ta nuo­va­men­te di una gio­va­ne ragaz­za, Gre­ta Thun­berg, che a soli 16 anni è riu­sci­ta a ispi­ra­re i gio­va­ni di 98 pae­si a pren­de­re posi­zio­ne, invi­tan­do­li a mani­fe­sta­re lo scor­so vener­dì 15 mar­zo in occa­sio­ne dell’iniziativa Fri­days For Futu­re.

Il coin­vol­gi­men­to volu­to da Severn è final­men­te avve­nu­to, for­se gra­zie ai moder­ni mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne che han­no per­mes­so a una ragaz­za di far sen­ti­re la pro­pria voce in tut­to il mon­do e a altri gio­va­ni di rispon­de­re al suo richiamo. 

La call to action di Gre­ta, quin­di, si è rive­la­ta esse­re mol­to più effi­ca­ce di quel­la lan­cia­ta da Severn nel 1992 e nuo­va­men­te nel 2012, for­se per­ché indi­riz­za­ta ai gio­va­ni, ossia colo­ro che più di tut­ti han­no da per­de­re con le moder­ne poli­ti­che ambientaliste. 

Tut­ta­via, spet­te­reb­be agli adul­ti di oggi agi­re e se le paro­le di Cul­lis-Suzu­ki sono vere, se dav­ve­ro l’amore inter­ge­ne­ra­zio­na­le è l’unica spe­ran­za di cam­bia­men­to, allo­ra il sol­le­va­men­to di tut­ti que­sti gio­va­ni rap­pre­sen­ta final­men­te la spin­ta di cui il mon­do ave­va biso­gno.

Quan­do i figli lot­ta­no per il pro­prio futu­ro, come pos­so­no i geni­to­ri igno­ra­re le loro voci?

 

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Rossana Merli
Mi affa­sci­na la crea­ti­vi­tà decli­na­ta in ogni sua espres­sio­ne e for­se è per que­sto che non so sce­glier­ne una pre­fe­ri­ta. Uni­ci pun­ti fer­mi nel­la mia vita sono il nuo­to e la scrittura.