Teatro d’arte per tutti: utopia o realtà?

Teatro d'arte per tutti: utopia o realtà? - Vulcano Statale

Tea­tro d’arte per tut­ti. Una fra­se det­ta tut­ta d’un fia­to che rias­su­me il pen­sie­ro di uno dei più gran­di regi­sti tea­tra­li, l’uomo che ha rivo­lu­zio­na­to le sce­ne ita­lia­ne. Stia­mo par­lan­do pro­prio di Gior­gio Stre­hler, atto­re, dram­ma­tur­go, regi­sta e soprat­tut­to uomo politico.

Per Stre­hler poli­ti­ca e tea­tro non sono due ambi­ti da sepa­ra­re, anzi, il suo è un tea­tro poli­ti­co a tut­ti gli effet­ti. Quan­do si par­la di poli­ti­ca e tea­tro insie­me, non ci si rife­ri­sce per for­za a uno spet­ta­co­lo con un deter­mi­na­to tema poli­ti­co espres­so espli­ci­ta­men­te. L’atto di sce­glie­re è già ine­vi­ta­bil­men­te atto poli­ti­co.

Un regista decide di mettere in scena un dato autore e un dato spettacolo perché vuole rispondere alla società in cui vive.

Tea­tro, dun­que, come rispo­sta agli even­ti di cro­na­ca e attua­li­tà, tea­tro come pro­te­sta e ricer­ca di for­ma­zio­ne e non come intrat­te­ni­men­to fine a se stes­so. Que­sto è a gran­di linee il pen­sie­ro del gran­de regi­sta mila­ne­se, ed è il fon­da­men­to del­la rivo­lu­zio­ne prin­ci­pa­le che que­sto gran­de uomo ha appor­ta­to al tea­tro ita­lia­no, crean­do il Tea­tro d’arte per tut­ti. Con la costi­tu­zio­ne del Pic­co­lo Tea­tro di Mila­no, il pri­mo tea­tro sta­bi­le ita­lia­no, Stre­hler e Gras­si han­no cer­ca­to di dar vita a un tea­tro che fos­se appun­to per tut­ti, sen­za distin­zio­ni socia­li, un tea­tro eco­no­mi­co, acces­si­bi­le al lar­go pub­bli­co. Ma si può par­la­re anco­ra oggi di tea­tro per tutti?

Il tea­tro in Ita­lia deci­sa­men­te non sta aven­do una cre­sci­ta di pub­bli­co e soprat­tut­to il pub­bli­co è spes­so limi­ta­to e tra i gio­va­ni è sem­pre più raro anda­re a tea­tro. Ci sono tan­ti gio­va­ni atto­ri, tan­te idee e deci­sa­men­te poche ini­zia­ti­ve tea­tra­li e pochi finan­zia­men­ti sta­ta­li. Aumen­ta­no così i prez­zi dei bigliet­ti, dimi­nui­sce il nume­ro di spet­ta­to­ri e len­ta­men­te il tea­tro ritor­na a esse­re un pas­sa­tem­po per ric­chi, un tea­tro di nicchia.

Ma la domanda che sorge spontanea è: come può il teatro arrivare a tutti? È solo una questione di prezzi poco accessibili o si tratta anche di dover cambiare il modo di fare teatro? Sicuramente i prezzi non aiutano.

Pri­ma di tut­to, fac­cia­mo una bre­ve pano­ra­mi­ca dei prez­zi pro­po­sti da Stre­hler e Gras­si con l’apertura del Pic­co­lo Tea­tro di Mila­no. Il costo di un bigliet­to in pla­tea ammon­ta­va a 2000 lire cir­ca (poco più di 1 euro attua­le). Gras­si inol­tre, che ave­va intui­to la neces­si­tà di far arri­va­re il tea­tro a più fasce pos­si­bi­li di pub­bli­co, deci­se di apri­re uno Cha­pi­teau, ovve­ro un capan­no­ne da cir­co, che veni­va set­ti­ma­nal­men­te mon­ta­to in luo­ghi diver­si per poter por­ta­re le loro pro­du­zio­ni tea­tra­li in più zone del­la cit­tà. Il prez­zo per lo spet­ta­co­lo all’interno del­lo Cha­pi­teau si abbas­sa­va a 500 lire, non per la scar­si­tà di qua­li­tà e con­te­nu­ti (gli atto­ri e le pro­du­zio­ni era­no le stes­se), ma per dare la pos­si­bi­li­tà a più per­so­ne di anda­re a vede­re uno spettacolo.

Nel pano­ra­ma tea­tra­le mila­ne­se odier­no, pen­sia­mo ai tea­tri più impor­tan­ti come il Tea­tro alla Sca­la di Mila­no dove i prez­zi pos­so­no arri­va­re a 300 euro per vede­re un’opera. Per il Pic­co­lo Tea­tro si par­la in media di 30 o 40 euro a spet­ta­co­lo (prez­zi rife­ri­ti alla pla­tea e che scen­do­no per le bal­co­na­te). A segui­re c’è il Fran­co Paren­ti con una media di 25 euro, o l’Elfo Puc­ci­ni, i cui prez­zi oscil­la­no tra i 13,50 euro e i 32,50 (esclu­se le con­ven­zio­ni). I costi sono dun­que un pro­ble­ma di non poco con­to, ma è anche giu­sto dire che all’interno del­la cit­tà di Mila­no ci sono pic­co­li enti cul­tu­ra­li, asso­cia­zio­ni o tea­tri più mode­sti che pro­pon­go­no spet­ta­co­li di vario gene­re e a un costo mol­to più acces­si­bi­le degli esem­pi sopra cita­ti e, alcu­ne vol­te, se si cer­ca bene, si può tro­va­re anche l’iniziativa gra­tui­ta. Que­ste asso­cia­zio­ni, tut­ta­via, sono spes­so poco cono­sciu­te, o cono­sciu­te da pochi fre­quen­tan­ti dell’ambiente tea­tra­le. Il pro­ble­ma quin­di, non è solo di approc­cio economico.

Biso­gna ini­zia­re a dif­fon­de­re il tea­tro, a inse­gnar­lo, a por­tar­lo nel­le scuo­le e nel­le peri­fe­rie.

Le persone che vanno a teatro, sono per la maggioranza persone appartenenti a un certo ambiente sociale. Il teatro non riesce ad arrivare alle periferie o agli strati più bassi della società che compongono la maggioranza del paese.

Stre­hler era riu­sci­to a suo tem­po a crea­re un tea­tro che fos­se alla por­ta­ta di tut­ti, un tea­tro che par­la­va alle piaz­ze, affac­cia­to alle stra­de, un tea­tro col­let­ti­vo, un tea­tro per il popo­lo. Oggi, se non sen­tia­mo l’ur­gen­za e la neces­si­tà di mobi­li­tar­ci, il tea­tro diven­te­rà pre­sto il museo di un pas­sa­to glo­rio­so, un museo inca­pa­ce di par­la­re all’uo­mo d’og­gi, all’uo­mo del­la stra­da. È pro­prio in un perio­do sto­ri­co come il nostro, dove sia­mo assue­fat­ti da una tele­vi­sio­ne di bas­so approc­cio cul­tu­ra­le e dai mass media, in un perio­do in cui igno­ra­re è più como­do che infor­mar­si, che dob­bia­mo cer­ca­re di cam­bia­re la socie­tà in cui vivia­mo. Per far­lo, è neces­sa­rio par­ti­re dall’istruzione, dal­la cul­tu­ra, e il tea­tro può esse­re la nostra anco­ra di sal­vez­za. E a chi dice che con la cul­tu­ra non si man­gia, rispon­dia­mo che con la cul­tu­ra si potreb­be man­gia­re, se tut­ti ne con­su­mas­si­mo alme­no un po’.

Arti­co­lo di Danie­la Pulerà

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.