8 consigli pratici per salvare il nostro pianeta

È pas­sa­to poco più di un mese dal­lo scio­pe­ro per il cli­ma e per l’ambiente avve­nu­to il 15 mar­zo, che ha coin­vol­to più di un milio­ne di gio­va­ni in 128 pae­si, eppu­re la stra­da da fare è anco­ra molta.

Il 16 apri­le la sedi­cen­ne sve­de­se Gre­ta Thun­berg, ormai dive­nu­ta sim­bo­lo del­la lot­ta con­tro il riscal­da­men­to glo­ba­le, si è reca­ta pres­so il par­la­men­to euro­peo a Stra­sbur­go e ha rim­pro­ve­ra­to i lea­der euro­pei di non pren­de­re sul serio la minac­cia posta dal cam­bia­men­to climatico.

Nel suo discorso agli europarlamentari della Commissione Ambiente ha richiesto ai leader di agire in maniera coerente alla portata della crisi che stiamo vivendo e si è commossa, dichiarando che “la nostra casa sta crollando”.

Lo scor­so 21 feb­bra­io alla con­fe­ren­za del Comi­ta­to eco­no­mi­co e socia­le euro­peo la gio­va­ne atti­vi­sta sve­de­se ave­va ricor­da­to, guar­dan­do drit­to negli occhi il pre­si­den­te del­la com­mis­sio­ne euro­pea Junc­ker, che per resta­re negli obiet­ti­vi cli­ma­ti­ci pro­po­sti dall’accordo sul cli­ma di Pari­gi, sareb­be sta­to neces­sa­rio ridur­re le emis­sio­ni di CO2 di alme­no l’80% entro il 2030.

I cam­bia­men­ti neces­sa­ri sono anco­ra tan­ti, e si può dire che la bat­ta­glia dei gio­va­ni di tut­to il mon­do per far vale­re il pro­prio dirit­to a un futu­ro miglio­re sia appe­na ini­zia­ta. Eppu­re, non si può fare a meno di nota­re come la gio­va­ne ambien­ta­li­sta e il suo famo­so car­tel­lo “skol­stre­jg for kli­ma­tet” (scio­pe­ro per il cli­ma) abbia­no risve­glia­to le coscien­ze di molti.

La grande partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni nelle città di tutto il mondo è la dimostrazione della crescente consapevolezza sull’urgenza di questo tema.

Ma cosa si può fare nel con­cre­to, oltre a pro­te­sta­re? Come si fa a ridur­re il pro­prio impat­to ambientale?

8 consigli pratici per salvare il nostro pianeta -Vulcano Statale

Abbia­mo rac­col­to qui di segui­to una serie di solu­zio­ni alter­na­ti­ve e con­si­gli pra­ti­ci per aiu­ta­re il nostro pia­ne­ta. Mol­ti di que­sti si basa­no sul prin­ci­pio di sosti­tui­re, dove pos­si­bi­le, la pla­sti­ca con altri mate­ria­li. For­se non ci sareb­be nem­me­no da ricor­dar­lo, eppu­re la pla­sti­ca, così usa­ta (e abu­sa­ta) nel­la vita quo­ti­dia­na di ognu­no, è uno degli agen­ti inqui­nan­ti più peri­co­lo­si per il nostro pianeta.


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Usa­re una bor­rac­cia (meglio se in accia­io) al posto del­le bot­ti­glie di pla­sti­ca. Le bot­ti­glie di pla­sti­ca rap­pre­sen­ta­no un gran­de pro­ble­ma per l’inquinamento glo­ba­le, con­si­de­ra­to che spes­so ven­go­no usa­te una sola vol­ta e poi but­ta­te nel cesti­no. Ogni anno nel mon­do ven­go­no uti­liz­za­te più di 500 miliar­di di bot­ti­glie di pla­sti­ca che per degra­dar­si impie­ga­no cir­ca 1000 anni. Per riem­pi­re la pro­pria bor­rac­cia ci si può reca­re in una del­le tan­te case dell’acqua pre­sen­ti nel­la pro­pria cit­tà. Nel nostro Ate­neo ce ne sono ben due: una nel polo didat­ti­co di via Gol­gi 19, in Cit­tà Stu­di, e una in via San­ta Sofia.


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Dire di no alle can­nuc­ce in pla­sti­ca. Le usia­mo per ven­ti minu­ti, sen­za sape­re che per smal­tir­le c’è biso­gno di più di 500 anni. E il rischio non si esau­ri­sce qui: spes­so le can­nuc­ce di pla­sti­ca entra­no nel­le nari­ci del­le tar­ta­ru­ghe o nell’esofago degli ani­ma­li mari­ni, cau­san­do­ne nel peg­gio­re dei casi la mor­te, o gra­vi lace­ra­zio­ni e ulce­re. Se pro­prio non si può rinun­cia­re al pia­ce­re di bere una bevan­da con la can­nuc­cia, si ten­ga a men­te che esi­sto­no alter­na­ti­ve bio­de­gra­da­bi­li. La can­nuc­cia in accia­io o metal­lo per esem­pio può esse­re por­ta­ta sem­pre con sé, evi­tan­do il peri­co­lo­so feno­me­no dell’usa e getta.


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Sosti­tui­re i sac­chet­ti (non solo di pla­sti­ca) con bor­se di tela. Spes­so dopo un acqui­sto in qual­sia­si nego­zio, vie­ne pro­po­sto un sac­chet­to per con­te­ne­re il pro­dot­to acqui­sta­to. Negli ulti­mi anni, il sac­chet­to offer­to è soli­ta­men­te di car­ta o di pla­sti­ca bio­de­gra­da­bi­le. Eppu­re, anche que­sti mate­ria­li han­no un impat­to sull’ambiente in fase di pro­du­zio­ne, tra­spor­to, com­po­stag­gio e, nel caso del­la car­ta, rici­clo. (Infat­ti, il rici­clo del­la car­ta com­por­ta un gran­de con­su­mo di acqua ed ener­gia.) Meglio dire di no al sac­chet­to, e por­ta­re con sé sem­pre una como­da bor­sa di tela.


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Con­si­de­ra­re l’idea del­la spe­sa alla spi­na. La mag­gior par­te dei pro­dot­ti che acqui­stia­mo sono rico­per­ti da imbal­lag­gi, soli­ta­men­te in pla­sti­ca. Sono sem­pre di più i nego­zi e i super­mer­ca­ti che pro­pon­go­no pro­dot­ti sfu­si, dove i clien­ti pos­so­no por­ta­re da casa i con­te­ni­to­ri riu­ti­liz­za­bi­li in cui siste­ma­re gli acqui­sti. A Mila­no que­sto tipo di nego­zi è in gran­de aumen­to, basta una bre­ve ricer­ca sul web per sco­pri­re tut­ti i luo­ghi aper­ti a que­sta alternativa.


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Spaz­zo­li­no in bam­bù. La mag­gior par­te degli spaz­zo­li­ni dispo­ni­bi­li sul mer­ca­to sono in pla­sti­ca e ognu­no impie­ga più di 400 anni per decom­por­si. Se pen­sia­mo che nell’arco di una vita si uti­liz­za­no in media 300 spaz­zo­li­ni, si può ave­re una vaga idea dell’impatto che que­sto ogget­to ha sull’ambiente. Infat­ti, il pro­ble­ma, oltre alle emis­sio­ni di gas ser­ra in fase pro­dut­ti­va, con­si­ste nel­lo smal­ti­men­to del­l’og­get­to stes­so, rea­liz­za­to in poli­pro­pi­le­ne – ovve­ro una pla­sti­ca non rici­cla­ta e non rici­cla­bi­le –. For­tu­na­ta­men­te le solu­zio­ni eco­lo­gi­che esi­sto­no. Oltre alla pos­si­bi­li­tà di usa­re testi­ne inter­cam­bia­bi­li, ad oggi esi­sto­no spaz­zo­li­ni da den­ti con impu­gna­tu­re in mate­ria­li natu­ra­li, come il bam­bù, e con seto­le in nylon 6, com­ple­ta­men­te bio­de­gra­da­bi­le. Que­sto tipo di spaz­zo­li­no, una vol­ta con­su­ma­to può esse­re but­ta­to diret­ta­men­te nel sec­chio dell’organico.


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Sce­glie­re pro­dot­ti loca­li a km zero. L’acquisto di pro­dot­ti agri­co­li loca­li è una scel­ta soste­ni­bi­le in quan­to ridu­ce gli spo­sta­men­ti e ne risul­ta­no limi­ta­ti l’uso di car­bu­ran­ti ed emis­sio­ni. Que­sto impli­ca anche un rispar­mio sull’utilizzo di imbal­lag­gi e un ricor­so mino­re ai siste­mi di con­ser­va­zio­ne e confezionamento.


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Stac­ca­re le pre­se dei dispo­si­ti­vi non uti­liz­za­ti. Non tut­ti san­no che le pre­se col­le­ga­te alla rete elet­tri­ca, anche se non uti­liz­za­te, pos­so­no con­su­ma­re ener­gia “invi­si­bi­le”. Stac­ca­re le pre­se non uti­liz­za­te ridu­ce il con­su­mo di ener­gia e quin­di le emis­sio­ni di carbonio.


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Ridur­re il con­su­mo di car­ne e lat­ti­ci­ni. Nel 2009 la FAO ha sti­ma­to che i pro­ces­si coin­vol­ti nell’allevamento di ani­ma­li gene­ra­no una pro­du­zio­ne di gas ser­ra equi­va­len­te al 51% del­le emis­sio­ni glo­ba­li pro­dot­te dal­le atti­vi­tà uma­ne, una quo­ta supe­rio­re rispet­to a quel­la rela­ti­va all’interno del set­to­re dei tra­spor­ti (respon­sa­bi­le del 13,5% di gas noci­vi). Se ai più l’adozione di una die­ta vege­ta­ria­na o vega­na risul­ta impra­ti­ca­bi­le, sce­glie­re di non con­su­ma­re car­ne alme­no un gior­no a set­ti­ma­na può ave­re un impat­to posi­ti­vo per il nostro pia­ne­ta. Si basa pro­prio su que­sto prin­ci­pio il movi­men­to Mea­tless Mon­day, che negli Sta­ti Uni­ti ha già fat­to sì che l’iniziativa sia sta­ta adot­ta­ta in diver­se città.


Queste pratiche possono sembrare degli accorgimenti minimi, eppure se adottati da ognuno di noi potrebbero cambiare sensibilmente le sorti del nostro pianeta.

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Elisa Torello
Sono nata a fine ago­sto a Mila­no, ma sogno il mare ogni gior­no. Mi illu­do di cat­tu­ra­re la real­tà che mi cir­con­da attra­ver­so la foto­gra­fia e la scrit­tu­ra. Mi pia­ce par­la­re di libri e di idee, ma spes­so mi sof­fer­mo trop­po sui dettagli.