FABER NOSTRUM: l’indie canta De André

FABER NOSTRUM- L'indie canta De Andrè

Pub­bli­ca­to il 26 apri­le, FABER NOSTRUM è un pro­get­to nato da un’idea di Mas­si­mo Bonel­li, di iCom­pa­ny, non­ché orga­niz­za­to­re e diret­to­re arti­sti­co del con­cer­to del Pri­mo Mag­gio e crea­to in memo­ria del can­tau­to­re Fabri­zio De André dall’etichetta disco­gra­fi­ca Lega­cy Recor­ding (Sony Music).

È una rac­col­ta di quin­di­ci bra­ni ria­dat­ta­ti da sedi­ci arti­sti. Le can­zo­ni sono sta­te sele­zio­na­te dall’ampia rac­col­ta di pez­zi del can­tau­to­re geno­ve­se, e ogni arti­sta ha pro­va­to a dare vita a qual­co­sa di inso­li­to, man­te­nen­do comun­que il suo sti­le per­so­na­le e allie­tan­do le orec­chie degli appas­sio­na­ti di musi­ca italiana.

In que­sto pro­get­to si è volu­to dare spa­zio attra­ver­so quel gene­re di musi­ca indie che tan­to va di moda a ciò che il can­tau­to­ra­to del pas­sa­to ci ha lascia­to, ren­den­do­ci fie­ri di esse­re “por­ta­to­ri sani” di musi­ca italiana.

La pecu­lia­ri­tà di que­sta rac­col­ta sta nel fat­to che ogni arti­sta è riu­sci­to a fare pro­prio il bra­no di De André inter­pre­ta­to, ria­dat­tan­do­lo al pro­prio sti­le e gene­re musi­ca­le. L’idea era quel­la di dar vita non a sem­pli­ci cover, ma a vere e pro­prie reinterpretazioni.

Un altro aspet­to posi­ti­vo di FABER NOSTRUM è la scel­ta dei pez­zi: que­sti van­no dai capo­la­vo­ri come Can­zo­ne dell’amore per­du­to (inter­pre­ta­ta da Cola­pe­sce) o La can­zo­ne di Mari­nel­la (can­ta­ta dai La Muni­ci­pàl) a bra­ni più ricer­ca­ti e for­se meno noti, come Hotel Supra­mon­te (inter­pre­ta­ta da The Zen Cir­cus) o come Fiu­me sand creek (inter­pre­ta­ta dai Pin­gui­ni Tat­ti­ci Nucleari).

All’appello degli arti­sti indie del­la sce­na degli ulti­mi tem­pi non pote­va­no man­ca­re i Cano­va o Gaz­zel­le, rispet­ti­va­men­te con Il suo­na­to­re Jones Sal­ly.

Anche Amo­re che vie­ni, amo­re che vai è sta­ta scel­ta per esse­re rein­ter­pre­ta­ta dagli Ex-Ota­go. Alla rac­col­ta han­no par­te­ci­pa­to anche Wil­lie Peyo­te, Cimi­ni e Lo Sta­to Socia­le, The Lea­ding Guy, Mot­ta, Fadi, Artù e Vasco Brondi.

L’unione di questi artisti ha portato alla creazione di un progetto che ha suscitato l’interesse degli appassionati, fin da subito.

La “fusio­ne” di pas­sa­to e pre­sen­te non sem­pre va a buon fine, ma in que­sto caso potreb­be aver fat­to cen­tro. Sicu­ra­men­te è riu­sci­to il ten­ta­ti­vo di far tor­na­re, o por­ta­re, alla memo­ria dei gio­va­ni ascol­ta­to­ri pez­zi d’altri tem­pi ma pur sem­pre attua­li. Non da poco è il fat­to che la stes­sa Dori Ghez­zi si sia det­ta con­ten­ta del risultato.

Suo­na­re ti toc­ca per tut­ta la vita e ti pia­ce lasciar­ti ascoltare. 

(Il suo­na­to­re Jones, Faber)

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Martina Rubini
“La vita imi­ta l’arte” e io ci cre­do. Appas­sio­na­ta di musi­ca e stu­den­tes­sa di eco­no­mia. Scri­vo per­ché è bel­lo, è bel­lo per­ché scrivo.