I giovani e l’attualità del 25 aprile

I giovani e il 25 aprile

Oggi ricor­re il 74° anni­ver­sa­rio del­la Libe­ra­zio­ne dal nazi­fa­sci­smo. Per noi gio­va­ni nati a caval­lo del nuo­vo mil­len­nio que­sto gior­no ha un signi­fi­ca­to par­ti­co­la­re e diver­so rispet­to a quel­lo che ha per i nostri geni­to­ri e ancor di più per i nostri nonni.

Que­sti ulti­mi han­no vis­su­to il regi­me, la guer­ra, la fame e ci han­no rac­con­ta­to il fasci­smo dal loro pun­to di vista, maga­ri alcu­ni di loro non cono­scen­do la sto­ria dei manua­li e con qual­che slo­gan pro­pa­gan­di­sti­co anco­ra in testa, ma quan­do fini­va­no a par­la­re del loro quo­ti­dia­no, con mol­ta luci­di­tà e sin­ce­ri­tà dice­va­no: «Nipo­te, cre­di­mi, pri­ma era brut­to». I nostri geni­to­ri inve­ce han­no attra­ver­sa­to la Pri­ma Repub­bli­ca del nostro Pae­se, con il ter­ro­ri­smo, i ten­ta­ti­vi di gol­pe, le stra­gi di mafia e la cor­ru­zio­ne del­la poli­ti­ca, ma han­no anche visto il pro­ces­so che ha por­ta­to gli sta­ti euro­pei all’unione politica.

Da tutto questo siamo nati noi, la generazione digitale che ha vissuto l’11 settembre e una delle più gravi crisi economiche della storia.

In un recen­te incon­tro in Uni­ver­si­tà si è discus­so di Euro­pa con Mas­si­mo Cac­cia­ri e par­lan­do del futu­ro dell’Unione il filo­so­fo ha det­to che l’antifascismo come valo­re fon­dan­te dell’Europa non ha più pre­sa tra i gio­va­ni d’oggi. Ma sia­mo dav­ve­ro nel­le con­di­zio­ni di archi­via­re l’antifascismo? E ha sen­so per noi gio­va­ni festeg­gia­re il 25 aprile?

Per archi­via­re la sto­ria di un regi­me c’è biso­gno che tut­te quan­te le for­ze poli­ti­che pren­da­no una net­ta distan­za dal­la dit­ta­tu­ra e che fac­cia­no per­ce­pi­re all’opi­nio­ne pub­bli­ca del pae­se che qual­sia­si for­ma di fasci­smo non è accet­ta­bi­le. Fino a quan­do espo­nen­ti poli­ti­ci con­di­vi­de­ran­no bat­ta­glie poli­ti­che, slo­gan e cene con mem­bri di par­ti­ti che si rifan­no al fasci­smo, fino a quan­do si mini­miz­ze­ran­no aggres­sio­ni fasci­ste a gior­na­li­sti, fino a quan­do si riter­rà accet­ta­bi­le dire che il fasci­smo ha fat­to anche cose buo­ne per striz­za­re l’occhio a un cer­to baci­no elet­to­ra­le, l’antifascismo avrà sem­pre ragion d’essere, per­ché è un valo­re intrin­se­co del­la nostra Costi­tu­zio­ne e va dife­so tut­ti i gior­ni se que­ste son le con­di­zio­ni del presente.

Che sia anco­ra fon­da­men­ta­le festeg­gia­re e ricor­da­re il 25 apri­le lo si evin­ce dal­la pole­mi­ca inter­na al gover­no di que­sti gior­ni scat­ta­ta per­ché i mini­stri del Movi­men­to 5 Stel­le par­te­ci­pe­ran­no alle cele­bra­zio­ni, men­tre quel­li del­la Lega no. «Mi inte­res­sa poco il der­by fasci­sti-comu­ni­sti», ha det­to il vice­pre­mier Sal­vi­ni per giu­sti­fi­ca­re la sua assen­za, ma va ricor­da­to che in Ita­lia se la gior­na­ta del­la Libe­ra­zio­ne è sta­ta sem­pre divi­si­va è per col­pa del­la destra del nostro pae­se che non ha mai fat­to i con­ti con la sto­ria e che spes­so ha pre­fe­ri­to diser­ta­re e com­men­ta­re con paro­le ambi­gue que­sta ricor­ren­za per lo stes­so moti­vo che abbia­mo cita­to sopra, cioè quel­lo di non scon­ten­ta­re una par­te di elet­to­ra­to che guar­da con favo­re al Ventennio.

Per noi gio­va­ni che non abbia­mo vis­su­to la guer­ra, che abbia­mo avu­to più pos­si­bi­li­tà di stu­dia­re e di viag­gia­re rispet­to ai nostri geni­to­ri, l’antifascismo dovreb­be esse­re la base da cui par­ti­re per costrui­re una socie­tà più egua­li­ta­ria. Il fasci­smo è in real­tà il con­tra­rio di quel­lo che la nostra gene­ra­zio­ne è: man­gia­re cibo di altre cul­tu­re, viag­gia­re sen­za con­fi­ni, scen­de­re in piaz­za sen­za pau­ra, dire le nostre idee ad alta voce, stu­dia­re libe­ra­men­te, leg­ge­re e guar­da­re quel­lo che ci pare. Sia­mo sem­pre con­nes­si con il resto del mon­do e que­sto filo invi­si­bi­le è la rispo­sta più for­te a chi, anco­ra oggi, vor­reb­be spo­sta­re indie­tro le lan­cet­te dell’orologio del­la sto­ria: noi gio­va­ni vivia­mo di liber­tà e non scen­de­re­mo mai a compromessi.

Negli scor­si anni han­no pro­va­to a tra­sfor­ma­re il Gior­no del­la Libe­ra­zio­ne nel gior­no del­la liber­tà e lo faran­no anche oggi, ma que­sta è una tra­gi­ca sin­te­si per­ché sen­za libe­ra­zio­ne non esi­ste­reb­be nes­su­na liber­tà. Can­cel­la­re la sto­ria di chi, per garan­tir­ci un futu­ro miglio­re, ha paga­to con il pro­prio san­gue è un atto vile e oggi sareb­be bel­lo senoi gio­va­ni, che abbia­mo vis­su­to la pace e che abbia­mo stu­dia­to la sto­ria, dices­si­mo in coro: viva la Libe­ra­zio­ne.

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Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.

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