L’approvazione unanime della Camera sulla questione revenge porn

La reven­ge porn (tra­dot­to come por­no ven­det­ta), in quan­to feno­me­no socia­le e psi­co­lo­gi­co desta­bi­liz­zan­te, si pre­sta bene a costi­tui­re il deli­ca­to ful­cro nar­ra­ti­vo di sva­ria­ti film e roman­zi ed è da tem­po ogget­to di pre­oc­cu­pa­zio­ne, anche solo ipo­te­ti­ca, da par­te di mol­ti ragaz­zi e ragaz­ze nati e cre­sciu­ti nell’attuale era digi­ta­le. La por­no ven­det­ta infat­ti con­si­ste nel­la dif­fu­sio­ne pub­bli­ca tra­mi­te inter­net o altri mez­zi mul­ti­me­dia­li di imma­gi­ni o video a carat­te­re inti­mo o ses­sua­le sen­za il con­sen­so degli inte­res­sa­ti. È un feno­me­no recen­te, lega­to alla cre­sci­ta e dif­fu­sio­ne degli appa­rec­chi tec­no­lo­gi­ci negli ulti­mi anni ed è sta­to a lun­go non disci­pli­na­to dal­la leg­ge inter­na­zio­na­le. Di soli­to la por­no ven­det­ta vie­ne mes­sa in atto in segui­to a rot­tu­re sen­ti­men­ta­li o a sca­pi­to dei mino­ri. Un gesto ripro­ve­vo­le e spi­no­so che non pote­va esse­re igno­ra­to anco­ra a lun­go dal­la comu­ni­tà internazionale.

Dopo gli inter­ven­ti legi­sla­ti­vi di vari Pae­si qua­li Sta­ti Uni­ti, Cana­da e Giap­po­ne nei pri­mi anni ’10, anche l’Italia final­men­te ha fat­to un deci­si­vo pas­so avan­ti: oggi, 2 apri­le 2019, la Came­ra dei Depu­ta­ti ha appro­va­to all’unanimità (461 voti a favo­re e nes­su­no con­tra­rio) un emen­da­men­to al dise­gno di leg­ge Codi­ce Ros­so. Il nostro Pae­se intro­du­ce così il rea­to del­la reven­ge porn pre­ve­den­do per chi dif­fon­de imma­gi­ni e video sen­za il con­sen­so del­le per­so­ne ripre­se la reclu­sio­ne da 1 a 6 anni e una mul­ta da 5000 a 15000 euro. L’entità del­la con­dan­na tie­ne con­to di varie aggra­van­ti: dell’inten­zio­ne e dell’iden­ti­tà del col­pe­vo­le (se è il coniu­ge la pena aumen­ta), non­ché dei sog­get­ti col­pi­ti (in caso di don­na in sta­to di gra­vi­dan­za o di per­so­na in con­di­zio­ne di infe­rio­ri­tà fisi­co-psi­chi­ca la pena è aumen­ta­ta di un ter­zo). È con­dan­na­bi­le ugual­men­te anche chi dif­fon­de o cede le foto e i video dopo aver­li rice­vu­ti, quin­di anche se non si è coin­vol­ti per­so­nal­men­te nel­la situa­zio­ne ripre­sa.

Il testo recita chiaramente: «Chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro»

 

Tut­ta­via la stra­da è anco­ra lun­ga: si trat­ta solo di un emen­da­men­to e si dovrà aspet­ta­re l’approvazione dell’intero ddl. La pro­po­sta legi­sla­ti­va ha cono­sciu­to spin­te e con­tro­spin­te. La scor­sa set­ti­ma­na infat­ti c’è sta­to un duro scon­tro tra la mag­gio­ran­za e le oppo­si­zio­ni, con la boc­cia­tu­ra da par­te di Lega e M5s del­la pro­po­sta. L’emendamento che intro­du­ce­va il rea­to in que­stio­ne, pre­sen­ta­to da Lau­ra Bol­dri­ni, era sta­to infat­ti boc­cia­to per 14 voti di scar­to. È subi­to segui­ta una dichia­ra­zio­ne di Di Maio che si è mostra­to favo­re­vo­le a una nuo­va vota­zio­ne per il mar­te­dì suc­ces­si­vo. I Cin­que Stel­le infat­ti han­no pre­sen­ta­to l’emendamento del­la rela­tri­ce Ste­fa­nia Asca­ri, accol­to poi da tut­te le for­ze poli­ti­che. Un’intesa ritro­va­ta che ha por­ta­to dun­que all’approvazione una­ni­me. 

Il magi­stra­to di Mila­no Fabio Roia, uno dei mas­si­mi esper­ti in tema di vio­len­ze ses­sua­li, stal­king e mal­trat­ta­men­ti, ha espres­so un pare­re mol­to posi­ti­vo sull’esito del­la vota­zio­ne, apprez­zan­do l’accordo rag­giun­to dal­le for­ze poli­ti­che, ben con­scio del­la (poten­zial­men­te) illi­mi­ta­ta peri­co­lo­si­tà offer­ta dal­lo stru­men­to di inter­net. Si va così ad eli­mi­na­re un vuo­to nor­ma­ti­vo mol­to impor­tan­te e che dovreb­be tute­la­re in modo sem­pre più rigo­ro­so le vit­ti­me del­la por­no vendetta.

Si è por­ta­ti a pen­sa­re che le pro­ble­ma­ti­che e le serie impli­ca­zio­ni lega­te alla reven­ge porn non toc­chi­no da vici­no la mag­gio­ran­za del­le per­so­ne. Pur­trop­po anche la vit­ti­ma più nota in Ita­lia, la napo­le­ta­na Tizia­na Can­to­ne mor­ta sui­ci­da nel 2016 in segui­to alla dif­fu­sio­ne di mate­ria­le ses­sua­le pri­va­to, igno­ra­va che dei fil­ma­ti potes­se­ro esse­re cari­ca­ti in rete. Inter­net, e que­sta è for­se la sua più gran­de spie­ta­tez­za, non dimen­ti­ca mai: ciò che fini­sce in rete, vi rimar­rà per sem­pre, con un mec­ca­ni­smo simi­le lega­to all’impossibilità pra­ti­ca di oscu­ra­re o can­cel­la­re i siti di pira­te­ria cine­ma­to­gra­fi­ca. Il cyber­bul­li­smo dun­que ha aggiun­to già da tem­po alla lista del­le sue minac­ce la ven­det­ta por­no; il nostro buon sen­so e que­sto emen­da­men­to non pos­so­no esse­re che del­le otti­me dife­se con­tro que­sta ter­ri­bi­le vio­len­za psicologica.

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Francesco Gallo
Mi arric­cio la bar­ba, affon­do nei pen­sie­ri, a vol­te par­lo con iro­nia. E nel frat­tem­po stu­dio filosofia.