L’Unione Europea e il diritto d’autore: un problema di armonizzazione

Que­sto 26 Mar­zo il Par­la­men­to Euro­peo ha appro­va­to la nuo­va diret­ti­va sul dirit­to d’autore, con 348 voti favo­re­vo­li, e ades­so dovrà esse­re esa­mi­na­ta dal Con­si­glio dell’Unione Europea.
La nuo­va diret­ti­va ha il com­pi­to di sosti­tui­re le vec­chie dispo­si­zio­ni sul copy­right risa­len­ti al 2001 e ormai con­si­de­ra­te non più adat­te ai pro­ces­si di svi­lup­po che il web ha intra­pre­so in que­ste qua­si due deca­di. In più, avreb­be come obiet­ti­vo il miglio­ra­men­to del­la com­pe­ti­zio­ne fra le piat­ta­for­me digi­ta­li e ridur­re il gap tra i colos­si del web come Goo­gle o Face­book e i siti mino­ri, dato lo spro­po­si­ta­to gua­da­gno che i pri­mi otten­go­no for­nen­do l’accesso a mate­ria­le crea­to da altre per­so­ne men­tre gli auto­ri stes­si otten­go­no sem­pre una minor fet­ta di remu­ne­ra­zio­ne per il pro­prio lavo­ro.    

Ma nonostante l’esito positivo in Parlamento e gli apparenti buoni propositi, questo nuovo regolamento non è stato ben accolto dalla popolazione di vari Stati, che ha sollevato pesanti critiche soprattutto riguardanti gli articoli 11 e 13 della direttiva.

 

  1. Il pri­mo riguar­da la cosid­det­ta “link tax”, la qua­le sta­bi­li­sce che gli edi­to­ri pos­sa­no otte­ne­re una remu­ne­ra­zio­ne equa e pro­por­zio­na­ta per l’utilizzo digi­ta­le del­le loro pub­bli­ca­zio­ni di carat­te­re gior­na­li­sti­co da par­te dei pre­sta­to­ri di ser­vi­zi digi­ta­li. In poche paro­le, gene­ra­re mag­gio­ri rica­vi per gli edi­to­ri euro­pei dal­le piat­ta­for­me, cosid­det­te “aggre­ga­to­ri di noti­zie”, che ripor­ta­no par­te o inte­ra­men­te i loro arti­co­li. È chia­ro che l’obiettivo di que­sta dispo­si­zio­ne sia­no gli enor­mi aggre­ga­to­ri come Goo­gle News, ma chi dis­sen­te è pre­oc­cu­pa­to che que­sta leg­ge pos­sa esse­re appli­ca­ta anche su siti mino­ri, ma non è la sola cri­ti­ca. Si è denun­cia­to, infat­ti, che la nor­ma appa­re in net­to con­tra­sto con il testo del­la Con­ven­zio­ne di Ber­na (art.10, comma1) che rico­no­sce e garan­ti­sce il dirit­to di quo­ta­re news e arti­co­li o di crea­re “press sum­ma­ries”. Si è fat­to leva, inol­tre, sul­la con­si­de­ra­zio­ne che tale ope­ra­zio­ne rap­pre­sen­te­reb­be un ten­ta­ti­vo di repli­ca­re, su sca­la UE, un’idea già fal­li­men­ta­re in Ger­ma­nia e in Spa­gna – nel pri­mo caso, infat­ti, tale mec­ca­ni­smo fu dichia­ra­to inva­li­do dal­la Cor­te Supre­ma tede­sca, men­tre, nel secon­do caso, esso ha avu­to un impat­to nega­ti­vo sul­la visi­bi­li­tà e sull’accesso alle noti­zie. Più in gene­ra­le, l’elemento di mag­gio­re discus­sio­ne di tale nor­ma è sta­to indi­vi­dua­to in una gene­ra­le minac­cia alla liber­tà di espres­sio­ne e di acces­so alle infor­ma­zio­ni per gli utenti.
  2. Il secon­do e più con­tro­ver­so arti­co­lo 13 è ciò che ha fat­to più discu­te­re il popo­lo del web, oltre a far­lo scen­de­re in piaz­za con nume­ro­se mani­fe­sta­zio­ni. Il sopran­no­mi­na­to “upload fil­ter” impli­ca che le piat­ta­for­me “che memo­riz­za­no e dan­no acces­so a gran­di quan­ti­tà di ope­re e altri mate­ria­li cari­ca­ti dai loro uten­ti” sono respon­sa­bi­li per vio­la­zio­ne del copy­right com­mes­sa dagli uten­ti stes­si, e quin­di pos­so esse­re san­zio­na­te su richie­sta degli auto­ri di tali ope­re, o da chi ne detie­ne i dirit­ti. Per que­sto, i ser­vi­zi di con­di­vi­sio­ne dei con­te­nu­ti devo­no con­ce­de­re in licen­za i mate­ria­li pro­tet­ti da copy­right dai tito­la­ri dei dirit­ti e coo­pe­ra­re con que­sti ulti­mi “in buo­na fede” per evi­ta­re che si veri­fi­chi­no le già cita­te vio­la­zio­ni. Anche que­sta dispo­si­zio­ne è pen­sa­ta per le gran­di piat­ta­for­me, come You­Tu­be, Dai­ly­mo­tion e Soun­d­cloud, per que­sto vi sono diver­se cate­go­rie esclu­se: enci­clo­pe­die onli­ne sen­za sco­po di lucro, piat­ta­for­me di svi­lup­po soft­ware open sour­ce, ser­vi­zi di cloud sto­ra­ge, mer­ca­ti onli­ne e ser­vi­zi di comu­ni­ca­zio­ne. Inol­tre, data l’opinione con­tra­stan­te tra Fran­cia e Ger­ma­nia – la pri­ma vole­va l’art. 13 appli­ca­to su tut­te le piat­ta­for­me, la secon­da no – sono sta­te deci­se in un accor­do altri tre requi­si­ti che deter­mi­na­no l’applicazione di que­sta nor­ma: una pre­sen­za sul web infe­rio­re ai tre anni, un gua­da­gno annua­le infe­rio­re ai 10 milio­ni di euro e meno di 5 milio­ni di visi­ta­to­ri all’anno.

Nono­stan­te tut­to ciò, gli aspet­ti cri­ti­ci sono sta­ti mes­si in evi­den­za, ini­zian­do pure il tor­men­to­ne del­la “mac­chi­na del­la cen­su­ra” e del­la “mor­te dei meme” – sep­pur fos­se sta­to chia­ri­to che meme, recen­sio­ni e paro­die non avreb­be­ro fat­to par­te di ciò che pote­va costi­tui­re una vio­la­zio­ne. Si teme infat­ti che i fil­tri non rie­sca­no a iden­ti­fi­ca­re dif­fe­ren­ze tra que­sto mate­ria­le e quel­lo rite­nu­to rischio­so. Ma ovvia­men­te non ci si limi­ta sol­tan­to ai meme.
L’eu­ro­de­pu­ta­ta tede­sca Julia Reda ha sug­ge­ri­to che i ser­vi­zi digi­ta­li dovreb­be­ro “acqui­sta­re licen­ze per tut­to ciò che gli uten­ti pos­so­no even­tual­men­te cari­ca­re” e l’ha defi­ni­ta una “impre­sa impos­si­bi­le”. Reda rin­ca­ra la dose sul suo blog, affer­man­do che tut­ti i siti e le app in cui gli uten­ti pos­so­no con­di­vi­de­re con­te­nu­ti saran­no pro­ba­bil­men­te costret­ti ad accet­ta­re qual­sia­si licen­za con­ces­sa da un tito­la­re dei dirit­ti, a pre­scin­de­re da quan­to sia­no pes­si­mi i ter­mi­ni, e indi­pen­den­te­men­te dal fat­to che voglia­no che il mate­ria­le pro­tet­to da copy­right del tito­la­re sia dispo­ni­bi­le sul­la loro piat­ta­for­ma, per evi­ta­re il enor­me rischio legale.
Altro pun­to riguar­da i costi per lo svi­lup­po di que­sti fil­tri. L’ar­ti­co­lo 13 non costrin­ge le azien­de a fil­tra­re ciò che gli uten­ti stan­no cari­can­do, seb­be­ne i cri­ti­ci sosten­ga­no che le socie­tà rimar­ran­no sen­za pos­si­bi­li­tà di scel­ta. You­Tu­be ha già il suo siste­ma Con­tent ID, in gra­do di rile­va­re musi­ca e video pro­tet­ti da copy­right e bloc­car­li. Ma i cri­ti­ci sosten­go­no che svi­lup­pa­re e imple­men­ta­re que­sto tipo di fil­tro sareb­be trop­po costo­so per le pic­co­le impre­se o le start-up.

In poche paro­le, una diret­ti­va pen­sa­ta per miglio­ra­re la qua­li­tà e la con­cor­ren­za nel mer­ca­to digi­ta­le rischia di andar­lo a dan­neg­gia­re, osta­co­lan­do le pos­si­bi­li­tà del­le piat­ta­for­me e dei siti mino­ri di com­pe­te­re con le mul­ti­na­zio­na­li che domi­na­no il web, le uni­che a pos­se­de­re abba­stan­za risor­se per sod­di­sfa­re le richie­ste dei due discus­si arti­co­li. Il dirit­to d’autore è oggi­gior­no attra­ver­sa­to da pro­fon­di cam­bia­men­ti nel vec­chio con­ti­nen­te. La mate­ria vive, infat­ti, una fase pre­va­len­te­men­te deter­mi­na­ta dall’avvento del­le nuo­ve tec­no­lo­gie, le qua­li, da un lato, rap­pre­sen­ta­no una gran­de oppor­tu­ni­tà ma, dall’altro, gran­di rischi.
Tale con­te­sto ha acui­to alcu­ni dei difet­ti strut­tu­ra­li del­la disci­pli­na euro­pea in mate­ria di dirit­to d’autore, impu­ta­bi­li per­lo­più al man­ca­to pro­ces­so di armo­niz­za­zio­ne del siste­ma. Infat­ti, nono­stan­te tale que­stio­ne sia discus­sa da oltre ven­ti­cin­que anni, essa è rima­sta essen­zial­men­te arti­co­la­ta su base ter­ri­to­ria­le e non affron­ta­ta da un pun­to di vista cen­tra­liz­za­to, esat­ta­men­te come diver­si altri temi dell’integrazione europea.

Trat­tan­do­si di una diret­ti­va, affin­ché pos­sa diven­ta­re a tut­ti gli effet­ti leg­ge nei sin­go­li Sta­ti mem­bri, occor­re che que­sti ulti­mi la rece­pi­sca­no, poten­do entro cer­ti limi­ti anche modificarla.
Secon­do un son­dag­gio Har­ris Inte­rac­ti­ve, l’89% degli ita­lia­ni e l’87% degli euro­pei è d’accordo con l’approvazione di rego­le euro­pee che garan­ti­sca­no la remu­ne­ra­zio­ne di arti­sti e crea­to­ri per la distri­bu­zio­ne dei loro con­te­nu­ti sul­le piat­ta­for­me internet.
Ci si auspi­ca, per­tan­to, che le even­tua­li modi­fi­che alle nor­me com­men­ta­te non sia­no tali da poter osta­co­la­re la rea­liz­za­zio­ne dell’ambizioso dise­gno di un mer­ca­to digi­ta­le uni­co anche sul pia­no del dirit­to d’autore. L’Europa, infat­ti, neces­si­ta di un regi­me di copy­right più armo­niz­za­to che sti­mo­li la crea­zio­ne e gli inve­sti­men­ti in tale set­to­re e ne per­met­ta, pari­men­ti, la tra­smis­sio­ne dei pro­dot­ti e il loro con­su­mo attra­ver­so le fron­tie­re, attin­gen­do alla ric­ca diver­si­tà cul­tu­ra­le del continente.

Con­di­vi­di:
Lorenzo Rossi
Poli­ti­ca­men­te cri­ti­co. Fie­ra­men­te europeista.
Rac­con­to e cer­co rispo­ste in quel che acca­de nel mondo.