Parola agli studenti: intervista ai ragazzi di Fuori Luogo

Fuori Luogo

Sono molte le realtà associative che ruotano intorno all’Università Statale di Milano, e tantissimi sono gli studenti che partecipano attivamente a interessantissimi progetti, legati al mondo universitario e non solo. Noi di Vulcano Statale abbiamo deciso di indagare questo “fenomeno” che esiste dalla notte dei tempi, e per farlo abbiamo coinvolto alcuni studenti che ci hanno raccontato la loro esperienza.


Abbia­mo inter­vi­sta­to Lay­la Sit Abo­ha, stu­den­tes­sa al ter­zo anno di Scien­ze Inter­na­zio­na­li e par­te atti­va di Fuo­ri Luogo.

Come spie­ghe­re­ste il vostro pro­get­to a chi non ha mai sen­ti­to par­la­re di Fuo­ri Luogo?

Fuo­ri Luo­go è un’associazione stu­den­te­sca nata cir­ca un anno e mez­zo fa dall’esigenza di alcu­ni stu­den­ti del­la facol­tà di Scien­ze Poli­ti­che di trat­ta­re temi impor­tan­ti in que­sto momen­to sto­ri­co in par­ti­co­la­re, come la migra­zio­ne per esem­pio, ma da un pun­to di vista un po’ con­tro­cor­ren­te rispet­to alla nar­ra­zio­ne acca­de­mi­ca. Uno dei nostri obiet­ti­vi è cer­ca­re di ana­liz­za­re cri­ti­ca­men­te il feno­me­no, strut­tu­ral­men­te e non in manie­ra “emer­gen­zia­le”, come inve­ce vie­ne fat­to ten­den­zial­men­te dai gior­na­li e dai media main­stream. Il pro­get­to è inte­res­san­te anche per­ché è riu­sci­to a uni­re diver­se ani­me. La com­po­nen­te, infat­ti, è piut­to­sto varie­ga­ta: ci sono all’interno ad esem­pio stu­den­ti che già fan­no poli­ti­ca all’interno del­la cit­tà con diver­si grup­pi, ma han­no ritro­va­to intor­no all’ambiente di Scien­ze Poli­ti­che ter­re­no fer­ti­le per pro­va­re a uni­re diver­se nar­ra­zio­ni e fare dibat­ti­to e confronto.

Di qua­li tema­ti­che vi occu­pa­te prin­ci­pal­men­te e qua­li sono gli ulti­mi pro­get­ti di cui vi sie­te occu­pa­ti? 

Il nostro approc­cio al feno­me­no migra­to­rio è sem­pre sta­to quel­lo del­la ricer­ca acca­de­mi­ca, per cui noi par­tia­mo dal­la pre­mes­sa che vivia­mo in un con­te­sto in cui le fron­tie­re carat­te­riz­za­no le nostre vite. Si trat­ta di una fron­tie­ra, però, che va al di là di quel­la mate­ria­le del con­fi­ne, che divi­de Sta­ti e nazio­ni. Stia­mo par­lan­do di fron­tie­re anche lega­te pro­pria­men­te all’individuo: come quel­la del lavo­ro, del­la discri­mi­na­zio­ne di gene­re. Abbia­mo ini­zia­to a trat­ta­re dell’argomento par­ten­do da dif­fe­ren­ti pun­ti di vista, e uti­liz­zia­mo lo stru­men­to del­la con­fe­ren­za in uni­ver­si­tà per pro­dur­re un sape­re cri­ti­co e ana­li­ti­co, e anda­re a offri­re mate­ria­le agli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri. Per esem­pio quest’anno abbia­mo fat­to una serie di con­fe­ren­ze, ospi­tan­do anche per­so­ne che vivo­no tut­ti i gior­ni le fron­tie­re, come i ricer­ca­to­ri volon­ta­ri. La pri­ma con­fe­ren­za che abbia­mo orga­niz­za­to è sta­ta fat­ta in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Associazione Stu­di Giu­ri­di­ci sull’Immigrazione (ASGI), che ci ha spie­ga­to dal pun­to di vista giu­ri­di­co cosa sono le fron­tie­re, qua­li sono i trat­ta­ti inter­na­zio­na­li tra l’Italia e i Pae­si con­si­de­ra­ti “ter­zi sicu­ri”. Un altro incon­tro — sem­pre sul­la que­stio­ne migra­to­ria — che abbia­mo orga­niz­za­to ha visto la col­la­bo­ra­zio­ne con l’Ong Medi­ter­ra­nea: in que­sta occa­sio­ne l’attenzione è sta­ta por­ta­ta su qua­le è il loro pro­get­to, cosa impli­ca, qua­li sono i loro obiet­ti­vi. Gra­zie all’intervento di alcu­ni uni­ver­si­ta­ri ricer­ca­to­ri dell’Università di Vero­na, intor­no al tema del gene­re, è sta­to mol­to inte­res­san­te l’intervento di Mas­si­mo Pre­a­ro, uno dei ricer­ca­to­ri appun­to, che ci ha rac­con­ta­to il suo dot­to­ra­to di ricer­ca sul­le discri­mi­na­zio­ni di gene­re che pos­so­no esser­ci nel momen­to del­la richie­sta del­la Pro­te­zio­ne Inter­na­zio­na­le, come il fat­to di esse­re omosessuale/transessuale sia una discri­mi­nan­te. L’ultima con­fe­ren­za che abbia­mo orga­niz­za­to è sta­ta, inve­ce, la pre­sen­ta­zio­ne di un libro del­lo scrit­to­re Emma­nuel Mbo­le­la, un rifu­gia­to che ha scrit­to il libro Rifu­gia­to: un’odissea afri­ca­na, in cui rac­con­ta appun­to la sua odis­sea: di come sia par­ti­to dal Con­go e arri­va­to in Olan­da attra­ver­so la Pro­te­zio­ne Inter­na­zio­na­le. Quel­lo che col­pi­sce soprat­tut­to è la dif­fi­col­tà non solo, come la per­ce­pia­mo noi, del­la fron­tie­ra nel momen­to in cui si arri­va nel Medi­ter­ra­neo, ma le dif­fi­col­tà che si incon­tra­no alle fron­tie­re inter-sta­ta­li in Afri­ca, una que­stio­ne che qua­si mai vie­ne pren­de in con­si­de­ra­zio­ne. Mbo­le­la spie­ga­va come ci sia un livel­lo di discri­mi­na­zio­ne altis­si­ma quan­do si trat­ta di spo­star­si, soprat­tut­to tra i pae­si sub­sa­ha­ria­ni e poi tra quel­li del Nord-Afri­ca. Pen­sa­te che lui stes­so è sta­to bloc­ca­to in Maroc­co per quat­tro anni. Quat­tro anni in cui si è tro­va­to sen­za docu­men­ti e sen­za dirit­ti. Allo­ra ha deci­so di pren­de­re in mano la situa­zio­ne, e si è orga­niz­za­to poli­ti­ca­men­te con altri rifu­gia­ti con­go­le­si. Insie­me han­no crea­to un sin­da­ca­to di rifu­gia­ti con­go­le­si, un’organizzazione qua­si para­sta­ta­le: per esem­pio han­no cer­ca­to di assi­cu­ra­re la scuo­la ai bam­bi­ni con­go­le­si che non ave­va­no acces­so a un’istruzione, alle madri che ave­va­no subi­to vio­len­ze ses­sua­li duran­te la trat­ta. Il libro è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no da Agen­zia X.

Come è nato il gruppo?

In real­tà ci cono­sce­va­mo già tut­ti, essen­do per la mag­gio­ran­za stu­den­ti con un’esperienza poli­ti­ca licea­le alle spal­le. Ci sia­mo ritro­va­ti a Scien­ze Poli­ti­che e, a quel pun­to, la ste­ri­li­tà del dibat­ti­to che c’è in facol­tà ci ha lascia­to qua­si sen­za paro­le: sia a livel­lo acca­de­mi­co, e soprat­tut­to per­ché duran­te le lezio­ni il tema del­la fron­tie­ra vie­ne trat­ta­to a livel­lo socio­lo­gi­co, a livel­lo del­la giu­ri­spru­den­za, ma non esi­ste un dibat­ti­to sul pre­sen­te, che vada a crea­re una sor­ta di con­tro-nar­ra­zio­ne. Esi­sto­no grup­pi in uni­ver­si­tà che fan­no pro­du­zio­ni di sape­ri inte­res­san­ti sul tema del lavo­ro, del­la guer­ra, di chi sono i respon­sa­bi­li del neo­co­lo­nia­li­smo oggi… noi vole­va­mo dare inve­ce una for­ma par­te­ci­pa­ti­va, di costru­zio­ne e dibat­ti­to. Fino ad ora è anda­to tut­to mol­to bene, e ne sia­mo anche un po’ stu­pi­ti. Sia­mo par­ti­ti con la con­sa­pe­vo­lez­za che c’era una pos­si­bi­li­tà che quel­lo che sta­va­mo pen­san­do di fare non avreb­be inte­res­sa­to nes­su­no a par­te noi e, inve­ce, soprat­tut­to gra­zie al mez­zo del dibat­ti­to sono venu­te fuo­ri mol­te idee e tut­te mol­to inte­res­san­ti. Ciò che spe­ria­mo è che al di là del­la spe­cu­la­zio­ne teo­ri­ca si pas­si alla par­te­ci­pa­zio­ne, all’azione. Que­sto è il pas­sag­gio che ci augu­ria­mo. Carat­te­ri­sti­ca inte­res­san­te, poi, è che le com­po­nen­ti del col­let­ti­vo sono per­so­ne che si dan­no da fare. Io, per esem­pio, scri­vo per Mila­no In Movi­men­to, un sito di infor­ma­zio­ne onli­ne, ma ci sono anche ragaz­zi di Stu­den­ti Indi­pen­den­ti, di LUME… insom­ma, c’è una varie­tà di pun­ti di vista e di ana­li­si. 

Nei dibat­ti por­ta­te solo il pun­to di vista di chi secon­do voi ha qual­co­sa di inte­res­san­te da dire o cer­ca­te di strut­tu­ra­re un dibat­ti­to che met­ta in con­trap­po­si­zio­ne chi ha opi­nio­ni maga­ri total­men­te differenti?

Di soli­to le nostre con­fe­ren­ze sono orga­niz­za­te più come pre­sen­ta­zio­ne di un’esperienza. È, però, capi­ta­to per esem­pio quan­do abbia­mo fat­to l’incontro con Medi­ter­ra­nea che sia venu­ta a rac­con­tar­ci la sua espe­rien­za una docen­te di infer­mie­ri­sti­ca che ha fat­to dei soc­cor­si in mare, per un po’ di tem­po, con la Mari­na Mili­ta­re. Que­sto aspet­to ci ha mes­so all’inizio in dif­fi­col­tà, per­ché non lo sape­va­mo quan­do l’abbiamo invi­ta­ta. Un risvol­to posi­ti­vo è sta­to, però, il fat­to che abbia­mo mos­so del­le cri­ti­che, anche abba­stan­za radi­ca­li, e que­ste sono sta­te accet­ta­te: si è crea­to un dibat­ti­to mol­to inte­res­san­te anche sul­la con­trad­di­zio­ne del siste­ma del­la Mari­na Mili­ta­re, di come agi­sce in mare, di come fa i soc­cor­si, anche nel­le rela­zio­ni con le Ong: da una par­te c’era Medi­ter­ra­nea che dice­va “noi aspet­tia­mo i coman­di dal­la Mari­na, ma spes­so non arri­va­no, le navi resta­no bloc­ca­te, noi non sap­pia­mo dove sono”. Si è discus­so anche dell’ostruzionismo che fa il siste­ma secu­ri­ta­rio ita­lia­no ver­so chi va a fare soc­cor­so in mare. 

Ci sono ripar­ti­zio­ni nei ruo­li all’interno dell’associazione? 

No, sia­mo un’organizzazione com­ple­ta­men­te tra­sver­sa­le. Abbia­mo adot­ta­to que­sto meto­do, per cui pro­po­nia­mo dei temi in assem­blea e poi fac­cia­mo una gior­na­ta di ana­li­si poli­ti­ca. Pri­ma di orga­niz­za­re le varie ini­zia­ti­ve, ognu­no pre­pa­ra dei mate­ria­li che poi discu­tia­mo in assem­blea. 

Uno dei moti­vi che han­no spin­to noi di Vul­ca­no a fare que­ste inda­gi­ni sul­le asso­cia­zio­ni uni­ver­si­ta­rie è il fat­to che sono anco­ra tan­ti gli stu­den­ti che vivo­no l’università come un luo­go in cui anda­re a segui­re lezio­ni, dare esa­mi e tor­na­re a casa. Ci è sem­bra­to che in alcu­ni casi ci sia un disin­te­res­se qua­si tota­le nei con­fron­ti dei temi dell’attualità da par­te dei gio­va­ni. Ci chie­dia­mo, si può fare qual­co­sa per incen­ti­va­re que­sti ragaz­zi a diven­ta­re par­te atti­va? 

Que­sta è la sfi­da, è pro­prio que­sto che ci pro­po­nia­mo di fare. È inu­ti­le nega­re che l’università come è orga­niz­za­ta oggi a livel­lo acca­de­mi­co-isti­tu­zio­na­le è, pur­trop­po, diven­ta­ta un esa­mi­fi­cio. I ragaz­zi ven­go­no in uni­ver­si­tà solo per anda­re a lezio­ne, dare esa­mi, poi ven­do­no i libri degli esa­mi che han­no soste­nu­to, ven­do­no gli appun­ti (tra­la­scian­do il fat­to che il busi­ness del­la com­pra­ven­di­ta di appun­ti è qual­co­sa di mol­to gra­ve, una fol­lia). Ma abbia­mo fidu­cia che le cose pos­sa­no cam­bia­re, ed è quel­lo che cer­chia­mo di fare coin­vol­gen­do gli stu­den­ti nei dibat­ti­ti e nel­le assemblee.

Inter­vi­sta di Arian­na Pre­i­te e Fran­ce­sca Rubini.

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Vado in cri­si quan­do mi si chie­de di scri­ve­re una bio, in par­ti­co­la­re la mia, per­ché ho una lista infi­ni­ta di cose che mi piac­cio­no e una lista infi­ni­ta di cose che odio. Basti sape­re che mi pia­ce scri­ve­re attin­gen­do da entrambe.
Arianna Preite
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.
Mi appas­sio­na­no le con­ver­sa­zio­ni sti­mo­lan­ti, ma non le chiac­chie­re di pri­ma mattina.
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Vado in crisi quando mi si chiede di scrivere una bio, in particolare la mia, perché ho una lista infinita di cose che mi piacciono e una lista infinita di cose che odio. Basti sapere che mi piace scrivere attingendo da entrambe.