“Gender equality”, il regalo più bello per la Festa della mamma

La Festa del­la mam­ma è alle por­te: tan­ti si sta­ran­no affret­tan­do a sce­glie­re il rega­lo giu­sto tra cre­me anti­a­ge, wee­kend rilas­san­ti, gio­iel­li e i più sen­ti­men­ta­li (o for­se i più fret­to­lo­si) pre­fe­ri­ran­no far­le tro­va­re sot­to casa dei fio­ri, maga­ri con un bigliet­to che la com­muo­ve­rà. 

Questa festa, così come le molteplici ricorrenze che ci siamo inventati negli ultimi decenni, si è trasformata in un’ottima occasione per riempire le tasche di multinazionali, boutique, centri estetici o agenzie di viaggi. 

Non che sia sba­glia­to fare un rega­lo alle pro­prie madri, ma ci sia­mo mai sof­fer­ma­ti a pen­sa­re a quan­to può esse­re dif­fi­ci­le il loro ruo­lo ai nostri gior­ni? E, soprat­tut­to, ha dav­ve­ro sen­so valo­riz­za­re la loro figu­ra median­te rega­li materiali?

Esse­re madre oggi è tutt’altro che sem­pli­ce: nono­stan­te le con­qui­ste che il fem­mi­ni­smo ha rag­giun­to nel cor­so degli ulti­mi decen­ni, sia in Ita­lia che all’estero, le disu­gua­glian­ze di gene­re riman­go­no anco­ra a livel­li altis­si­mi anche nei pae­si indu­stria­liz­za­ti ed ine­vi­ta­bil­men­te van­no ad inci­de­re sul­la vita del­le don­ne a livel­lo sia lavo­ra­ti­vo che fami­lia­re, impo­nen­do alla don­na una pres­sio­ne così oppri­men­te da dan­neg­gia­re la loro salu­te men­ta­le e fisi­ca, che arri­va, nei casi più gra­vi, fino a com­pro­met­te­re la loro fertilità.

Le Mon­de Diplo­ma­ti­que, nel nume­ro del 3 mag­gio, pro­po­ne una serie di arti­co­li e sto­rie in cui ven­go­no rac­con­ta­te le vio­len­ze che le don­ne tut­to­ra subi­sco­no in diver­se par­ti del mon­do, in ambi­ti differenti.

Leg­gen­do le pagi­ne di que­sto appro­fon­di­men­to, ci si ren­de con­to che, ad esem­pio, in un Pae­se come il Giap­po­ne, all’avanguardia dal pun­to di vista tec­no­lo­gi­co ed indu­stria­le, ben il 60% del­le don­ne sono rele­ga­te al ruo­lo di casa­lin­ghe, nono­stan­te aspi­ri­no a lavo­ra­re, e la mag­gior par­te ha dovu­to lascia­re il pro­prio impie­go in segui­to a una mater­ni­tà. Dopo la leg­ge del 1987 sul­la pari­tà di gene­re, la per­cen­tua­le di giap­po­ne­si atti­ve è aumen­ta­ta note­vol­men­te, ma all’arrivo di un figlio la mag­gior par­te è costret­ta ad abban­do­na­re il lavo­ro e solo l’11% occu­pa ruo­li di respon­sa­bi­li­tà. 

Questa problematica coinvolge non solo la società e la forza lavoro di un Paese ma anche la vita privata e psicologica delle singole donne, che vivono la maternità non come una libera scelta ma come un’esclusione, come uno dei due poli estremi di un aut-aut: o il lavoro e l’indipendenza economica, o madri.

Il “mob­bing in gra­vi­dan­za”, in giap­po­ne­se mata­ha­ra, com­pren­de una serie di vio­len­ze e mole­stie (anche ses­sua­li) che le don­ne sono costret­te a subi­re nel caso deci­da­no di ave­re un figlio: nel 2014 Osa­ka­be Saya­ka, fon­da­tri­ce di Mata­ha­ra net, è sta­ta indot­ta dal dato­re di lavo­ro a fare straor­di­na­ri ogni gior­no nono­stan­te la gra­vi­dan­za e i dolo­ri al ven­tre. Le pres­sio­ni e lo stress le han­no pro­vo­ca­to due abor­ti spon­ta­nei con­se­cu­ti­vi. Dopo aver spor­to denun­cia e esser­si dimes­sa, l’azienda in tri­bu­na­le ha cer­ca­to di tra­vi­sa­re i fat­ti. 

Dal 2015 sono sta­te adot­ta­te alcu­ne misu­re sta­ta­li per con­sen­ti­re alle don­ne di otte­ne­re mag­gio­ri con­ge­di di mater­ni­tà o ridu­zio­ni dell’orario lavo­ra­ti­vo, ma gli ulti­mi dati par­la­no chia­ro: sia i matri­mo­ni che la nati­vi­tà sono in for­te calo.

Se  guar­dia­mo alle vio­len­ze fisi­che, ver­ba­li, ses­sua­li e psi­co­lo­gi­che che por­ta­no le don­ne a rinun­cia­re al sogno di costrui­re una fami­glia, com­pren­dia­mo quan­to sia­mo lon­ta­ni dall’effettiva pari­tà di gene­re e dal rispet­to dei dirit­ti uma­ni. Ecco per­ché, a qual­che gior­no dal­la Festa del­la mam­ma, dovrem­mo riflet­te­re su quan­to sia fon­da­men­ta­le difen­de­re que­sto ruo­lo, piut­to­sto che limi­tar­ci a festeg­giar­lo con un invi­to a cena o un maz­zo di fio­ri: dob­bia­mo far­lo per le nostre madri, per le fami­glie di oggi e per le fami­glie di un domani.

 

 

 

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Caterina Cerio
Vivo a Mila­no ma sono inna­mo­ra­ta di Sivi­glia, dove ho fat­to il pri­mo Era­smus. Amo il sole, il mare e la buo­na com­pa­gnia. Mi pia­ce cono­sce­re cose nuo­ve e l’arte in gene­ra­le con tut­ti gli sti­mo­li che dà.