I nuovi format culinari che fanno largo alla creatività

I nuovi format culinari che fanno largo alla creatività

Il risot­to con l’ossobuco, la cas­soeu­la e i rustin negàa. Dimen­ti­ca­te­li, per­ché negli ulti­mi anni è esplo­sa una rivo­lu­zio­ne cir­ca il modo di man­gia­re a Mila­no. Alla velo­ci­tà con cui spun­ta­no nuo­vi cen­tau­ri dei food deli­ve­ry, il capo­luo­go mene­ghi­no vede il con­ti­nuo impen­nar­si del­l’ap­prez­za­men­to ver­so risto­ran­ti in cui il clien­te può dare sfo­go alla sua crea­ti­vi­tà. Si sta par­lan­do del­le cate­ne di risto­ra­zio­ne in cui vi è la pos­si­bi­li­tà di crea­re il pro­prio piat­to par­ten­do da zero, ren­den­do­si total­men­te padro­ni di ciò che si andrà a mangiare.

I for­mat dispo­ni­bi­li sono i più vari, a secon­da del­le esi­gen­ze del clien­te. Si pos­so­no tro­va­re loca­li con pro­po­ste che varia­no dal­la pasta (Miscu­si), agli ham­bur­ger (Tri­ta, Makeit Easy, Ham Holy Bur­ger ecc…), alla piz­za (Bri­sco­la) e al nuo­vo “trend culi­na­rio” del momen­to: poke, cele­bri anche per aver cau­sa­to un’impennata di gra­di­men­to per ingre­dien­ti come l’avocado, l’ananas, gli eda­ma­me e la frut­ta tro­pi­ca­le (il piat­to nasce nel­le Hawaii).

Ormai si sce­glie dove anda­re a cena pen­san­do al piat­to che si ha voglia di man­gia­re. I social, e Insta­gram in par­ti­co­la­re, con­sen­to­no di costrui­re dei veri e pro­pri feno­me­ni dei busi­ness del cibo che par­to­no dal nul­la, ma al tem­po stes­so chie­do­no anche piat­ti chia­ri, ben defi­ni­ti da poter con­di­vi­de­re. Un mer­ca­to che si allar­ga poi ai sem­pre più impor­tan­ti ser­vi­zi di con­se­gna a domi­ci­lio che favo­ri­sco­no chi si pro­fi­la su una sin­go­la linea di prodotto.

Al di là del­le stra­te­gie di mar­ke­ting, e del lavo­ro svol­to in ambi­to comu­ni­ca­ti­vo sui social, il cuo­re pul­san­te e stra­te­gi­co di que­sti for­mat con­si­ste pro­prio nel­la tota­le liber­tà del clien­te, che può sce­glie­re qual­co­sa di clas­si­co dal menu, oppu­re osa­re, sele­zio­na­re ciò che pre­fe­ri­sce dall’immensa rosa di sal­se, guar­ni­zio­ni, con­di­men­ti pro­po­sta dal loca­le. Non è cer­ta­men­te un caso che Bri­sco­la Piz­za Socie­ty, che ha recen­te­men­te aper­to il suo quin­to loca­le in Cor­so Gari­bal­di, sia sta­ta pre­mia­ta come Miglior Cate­na di Risto­ra­zio­ne 2019 dal­la rivi­sta Food Ser­vi­ce per “l’originalità del con­cept, l’identificabilità del brand e la repli­ca­bi­li­tà del for­mat all’estero.”

Tuttavia, il fatto di avere libero arbitrio sulle pietanze rischia, in qualche modo, di trasformare e snaturare ciò per cui i locali sono stati concepiti, rischiando che i cuochi soccombano a veri e propri incubi culinari con ingredienti totalmente in contrasto tra loro.

Mat­teo Pichi, CEO e co-fon­da­to­re di Poke Hou­se, ha volu­to evi­den­zia­re que­sto lato oscu­ro del nuo­vo format:

Il poke, som­mer­so da un’ondata di popo­la­ri­tà, sta rischian­do oggi di per­de­re la vera essen­za. L’apparente bas­sa bar­rie­ra all’entrata ha tra­sfor­ma­to que­sto piat­to eso­ti­co e genui­no in un pre­te­sto per mesco­la­re in modo arbi­tra­rio qual­sia­si ingre­dien­te, a vol­te allon­ta­nan­do­si mol­to dall’originale.

Pro­prio per argi­na­re que­sto feno­me­no, sui menu si evi­den­zia la sezio­ne dei “piat­ti con­si­glia­ti”, com­pren­den­ti un ampio nume­ro di ingre­dien­ti, in modo da garan­ti­re sod­di­sfa­zio­ne alla clien­te­la, e di far­la riflet­te­re su come osa­re non sem­pre sia la scel­ta più ortodossa.

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Matteo Lo Presti
Cal­cio­fi­lo e meme lord, il tut­to innaf­fia­to da Poret­ti 9 lup­po­li. Amo i tatuag­gi, la filo­so­fia mora­le, la Ligu­ria e scri­ve­re. Sogno l’au­tar­chia e l’atarassia.