Il Trono di Spade 8x06: The Iron Throne

Il Trono di Spade 8x06: The Iron Throne -Vulcano Statale

Il Tro­no di Spa­de è fini­to. Chiu­so, pun­to, fine, stop.

I gio­chi si sono chiu­si, i per­so­nag­gi han­no pre­so le loro stra­de lascian­do i nostri scher­mi per sem­pre. Dopo nove anni, The Iron Thro­ne, que­sto il tito­lo dell’episodio fina­le, chiu­de defi­ni­ti­va­men­te i bat­ten­ti di una del­le serie più impor­tan­ti degli ulti­mi quin­di­ci anni.

L’ottava sta­gio­ne non è sta­ta all’altezza del­le pre­ce­den­ti, e que­sto è evi­den­te: Il Tro­no di Spa­de ci ha abi­tua­ti alla qua­li­tà più asso­lu­ta, con epi­so­di e sta­gio­ni per­fet­ta­men­te costrui­te, tra­me che anda­va­no a tes­se­re sem­pre un dise­gno più ampio. Inve­ce, giun­ti alla fine, ci tro­via­mo con mol­ti più buchi nar­ra­ti­vi di quan­ti ne avrem­mo voluti.

In molti dicono “poteva andarci peggio”; ma qui si tratta del Trono di Spade: doveva andarci meglio.

*ATTENZIONE! L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER*

L’episodio apre su Appro­do del Re com­ple­ta­men­te rasa al suo­lo, con la cene­re che anco­ra vol­teg­gia nell’aria qua­si fos­se neve: Benioff e Weiss ci han­no pro­va­to in tut­ti i modi a con­vin­ce­re gli spet­ta­to­ri che Dae­ne­rys, nel­la visio­ne del­la casa degli Eter­ni (secon­da sta­gio­ne), vide cene­re e non neve, ma sem­bra­no dimen­ti­car­si di tut­te le inter­vi­ste in cui par­la­va­no chia­ra­men­te di come aves­se­ro crea­to la neve arti­fi­cia­le per la scena…

Per la cit­tà gira­no Jon, Davos e Tyrion che subi­to si con­ge­da dal pri­mo per avven­tu­rar­si nei sot­ter­ra­nei del­la For­tez­za Ros­sa, alla ricer­ca dei cada­ve­ri dei gemel­li. Li tro­va in una sce­na emo­ti­va­men­te stra­zian­te: Jai­me e Cer­sei sono mor­ti abbrac­cia­ti, schiac­cia­ti dal­le pie­tre del­la costru­zio­ne. Peter Din­kla­gee ci rega­la un Tyrion distrut­to all’idea di esse­re rima­sto l’unico Lan­ni­ster viven­te, com­ple­ta­men­te solo al mondo.

L’inquadratura più bel­la di tut­ta la pun­ta­ta è sicu­ra­men­te quel­la che segue l’uscita di Dae­ne­rys dal­la cit­tà, pron­ta per il suo discor­so all’esercito vit­to­rio­so. Dro­gon segue la Regi­na Tar­ga­ryen come un’ombra, tan­to che quan­do lui le spa­lan­ca le sue ali alle spal­le sem­bra lei stes­sa esse­re diven­ta­ta, ormai, il Dra­go. Da bri­vi­di l’interpretazione di Emi­lia Clar­ke, che, nono­stan­te stia par­lan­do in una lin­gua inven­ta­ta, rie­sce a tra­smet­te­re il signi­fi­ca­to del­le sue paro­le qua­si sen­za che sia neces­sa­rio per noi spet­ta­to­ri leg­ge­re i sottotitoli. 

Ormai la sua deriva folle è conclamata, e Daenerys vaneggia liberazioni a suon di fuoco e sangue per tutto il Continente Occidentale e per tutte le terre inesplorate. “Da Grande Inverno a Dorne”, è pronta a “rompere la ruota”, come disse a Tyrion anni prima, ovunque non trovi un immediato supporto. 

Addio alla Dae­ne­rys-Mysha che apri­va il fuo­co solo sugli schia­vi­sti, che dava la pos­si­bi­li­tà agli eser­ci­ti di pas­sa­re dal­la sua par­te, e ben­ve­nu­ta alla Dae­ne­rys tiran­ni­ca. Di for­tis­si­mo impat­to è la dispo­si­zio­ne stes­sa dell’esercito, con l’enorme ban­die­ra Tar­ga­ryen appe­sa alle por­te del­la cit­tà, che subi­to ripor­ta la men­te del­lo spet­ta­to­re all’iconografia clas­si­ca dei discor­si dit­ta­to­ria­li.

Tyrion però non ci pen­sa due vol­te e get­ta la sua spil­la da Pri­mo Cava­lie­re a ter­ra. Impri­gio­na­to, lo vedia­mo fare un lun­go discor­so a Jon per far­gli capi­re che ormai c’è solo un’a­zio­ne da com­pie­re. Ma Jon (alquan­to inspie­ga­bil­men­te) è vera­men­te inna­mo­ra­to di Dae­ne­rys, e per l’ennesima vol­ta ripe­te, come un disco rot­to, che lei è la sua regi­na. Jon Snow, per cui in tan­ti abbia­mo avu­to fino all’ultimo un bri­cio­lo di spe­ran­za, è sta­to ridot­to a un per­so­nag­gio secon­da­rio, uno stru­men­to uti­le ai fini del­la chiu­su­ra del­la storia. 

Il suo profondo senso di giustizia è stato completamente travisato e si è trasformato in pura lealtà senza principi, le sue capacità di leader sono state completamente dimenticate e la sua storia è stata messa nel cassetto per tirarne fuori invece una brutta copia della storia di Romeo e Giulietta.

Jon entra nel­la sala del Tro­no, anch’essa coper­ta di cene­re, e Dae­ne­rys intan­to si sta avvi­ci­nan­do alla sedia tan­to ambi­ta (in per­fet­to paral­le­lo con la visio­ne), e per la pri­ma vol­ta rie­sce a urla­re in fac­cia a Dae­ne­rys. Quel­lo che ha fat­to è imper­do­na­bi­le, ma lei stes­sa non se ne ren­de con­to. Con­vin­ta com’è di esse­re il Giu­sto sce­so in Ter­ra, arri­va addi­rit­tu­ra ad auspi­ca­re un gover­no a due. In meno di cin­que minu­ti, vedia­mo non solo Dae­ne­rys abban­do­na­re l’immagine di uni­ca Regi­na che ha sem­pre por­ta­to avan­ti da quan­do è mor­to Khal Dro­go, ma vedia­mo anche Jon defi­ni­ti­va­men­te pie­ga­to a lei e alla sua cau­sa, come se il ter­ro­re che ha pro­va­to veden­do Dro­gon dare tut­to alle fiam­me ce lo fos­si­mo imma­gi­na­to noi. 

E proprio come nella più romantica delle tragedie, le dà un ultimo bacio e le dice (ancora) che sarà per sempre la sua regina, prima di piantarle un pugnale nel petto e mettersi a piangere sul suo corpo.

Jon Snow.

Che ha ammaz­za­to un bam­bi­no per­ché lo ave­va ucciso.

Il momen­to clou è rag­giun­to nel momen­to in cui arri­va Dro­gon che cer­ca di risve­glia­re la madre. Stra­zian­te e bel­lis­si­mo l’urlo di dolo­re del dra­go quan­do si ren­de con­to che Dae­ne­rys non si risve­glie­rà più, pie­no di accet­ta­zio­ne del­la pro­pria fine lo sguar­do che Jon gli rivol­ge quan­do vede la gola riem­pir­si di fiamme. 

Ma Drogon, per qualche motivo, anziché uccidere l’uomo che ha ammazzato la madre, dà fuoco al Trono di Spade.

Se esi­ste una spie­ga­zio­ne, è chia­ra­men­te poco com­pren­si­bi­le: c’è un dra­go, un esse­re non sen­zien­te che, nel dolo­re più asso­lu­to, anzi­ché dare fuo­co a tut­to quel­lo che c’è intor­no a lui, si gira, mira al Tro­no di Spa­de e spu­ta fuo­co fin­ché non lo scio­glie. Per­ché un dra­go ha capi­to che in real­tà è sta­ta la sete di pote­re a ucci­de­re Dae­ne­rys, che la ruo­ta che lei vole­va distrug­ge­re è tut­ta rap­pre­sen­ta­ta nel sim­bo­lo del Tro­no, un dra­go ha capi­to che non può incol­pa­re Jon, per­ché lui pote­va agi­re solo in quel modo, e che inve­ce dove­va pren­der­se­la con il sistema.

Un dra­go.

Sal­to tem­po­ra­le di qual­che gior­no o qual­che set­ti­ma­na, e vedia­mo un discre­to assor­ti­men­to di signo­rot­ti riu­ni­ti nel­la Fos­sa dei Dra­ghi pron­ti a discu­te­re del futu­ro dei Set­te Regni. Ver­me Gri­gio por­ta Tyrion al loro cospet­to e chie­de giu­sti­zia per il tra­di­to­re (appa­ren­te­men­te dimen­ti­can­do­si che Dae­ne­rys è mor­ta e che lui non ha più alcun tito­lo per deci­de­re dal momen­to che il suo eser­ci­to ha distrut­to una cit­tà e ammaz­za­to frot­te di inno­cen­ti).

La sua richie­sta però non è ascol­ta­ta, tan­to che Tyrion è poi colui che risol­ve la que­stio­ne del­la suc­ces­sio­ne: tra­la­scian­do il sipa­riet­to crin­ge di Edmu­re Tul­ly che si pro­po­ne come re e Sam che sug­ge­ri­sce l’idea del­la demo­cra­zia, alla fine dei gio­chi (pun inten­ded) Tyrion pro­po­ne Bran come Re di Weste­ros.

E tutti accettano senza battere ciglio, anche perché davanti al suo “Why do you think I came all this way?” non c’è molto da dire.

Ma sor­ge spon­ta­nea una doman­da: che sen­so ha avu­to il più gran­de plot-twi­st di tut­ta la sto­ria del­le serie tv, se poi è sta­to dimen­ti­ca­to da tut­ti? Abbia­mo visto Bran sco­pri­re la nasci­ta di Jon, Sam sco­pri­re il matri­mo­nio di Rhae­gar e Lyan­na, Ned Stark nei pri­mis­si­mi epi­so­di dis­se a Jon “Tu sei uno Stark. Potrai non ave­re il mio nome, ma hai il mio san­gue”, Jon stes­so è sta­to ripor­ta­to in vita dopo esse­re mor­to – ma ades­so nes­su­no par­la dell’elefante nel­la stan­za. Nel momen­to cru­cia­le, tut­ti igno­ra­no la più gran­de rive­la­zio­ne del­le otto sta­gio­ni. A cosa sono ser­vi­ti que­sti momen­ti, e tan­tis­si­mi altri ancora?

Non c’è fine al peg­gio, per­ché a Ver­me Gri­gio è data l’autorità di deci­de­re del desti­no di Jon Snow. È lui, infat­ti, che spin­ge per­ché sia man­da­to in esi­lio minac­cian­do un’insurrezione mili­ta­re. A Jon non è data nean­che facol­tà di espri­me­re la sua posi­zio­ne: per­ché, alla fine, sap­pia­mo che non gli inte­res­sa del pote­re e che avreb­be potu­to tran­quil­la­men­te deci­de­re da solo di andar­se­ne con i Bru­ti oltre la Bar­rie­ra. Inve­ce, Tyrion (che sa, per­ché ne ha par­la­to con Varys e con San­sa) diven­ta Pri­mo Cava­lie­re, Davos (che pre­gò Meli­san­dre di ripor­ta­re Jon in vita e che gli è sta­to vici­no dal momen­to in cui lo ha cono­sciu­to) entra nel Con­ci­lio Ristret­to, Bran che sa tut­to non dice una paro­la sola. 

Jon Snow viene definito ancora una volta un “bastardo”, proprio da Tyrion, e gli spetta l’esilio.

Insom­ma, sul Tro­no (che non c’è) si sie­de Bran e si deci­de che, da quel momen­to in avan­ti, si avrà una monar­chia elet­ti­va per i Sei Regni (uno in meno per­ché San­sa richie­de e ottie­ne l’indipendenza del Nord). Gli Stark si salu­ta­no per l’ultima vol­ta: uno resta ad Appro­do del Re, Arya deci­de di sal­pa­re ver­so ter­re ine­splo­ra­te, Jon è spe­di­to alla Bar­rie­ra e San­sa tor­na a Gran­de Inverno. 

È su loro tre che si crea la sequen­za di chiu­su­ra, una serie di inqua­dra­tu­re che met­to­no le ulti­me sce­ne del­la serie in un con­ti­nuum cine­ma­to­gra­fi­co, in cui vedia­mo Arya sul­la nave, Jon riu­ni­to con Spet­tro e San­sa (final­men­te) inco­ro­na­ta Regi­na del Nord. 

È lei vera vincitrice del gioco del Trono, ma chiude su una nota agrodolce, perché è senza la famiglia al suo fianco. 

La tie­ne vici­no a sé nel vesti­to, ador­na­to con pic­co­li det­ta­gli che richia­ma­no ognu­no un mem­bro di casa Stark. I capel­li sono il sim­bo­lo più impor­tan­te del­la sua liber­tà: sem­pre accon­cia­ti come le don­ne a cui si ispi­ra­va, ora sono lascia­ti sciol­ti sul­le spal­le, libe­ri e puri, come libe­ra e pura è lei.

Abbia­mo anco­ra tan­tis­si­me doman­de in sospe­so: chi era il Re del­la Not­te? Cosa ha visto Bran duran­te la Bat­ta­glia di Gran­de Inver­no? Chi è la regi­na “più bel­la e più gio­va­ne” che dove­va pren­de­re il posto di Cer­sei? Per­ché Dae­ne­rys si è dimen­ti­ca­ta del­la pro­fe­zia sui tre tra­di­men­ti e non ha anti­ci­pa­to quel­lo per amo­re? Per­ché Yara non ha richie­sto l’indipendenza del­le Iso­le di Fer­ro? Ma soprat­tut­to: dove è anda­to Gen­dry quan­do remava??

Dedi­chia­mo il nostro ulti­mo pen­sie­ro ai cadu­ti. Lan­ni­ster, Grey­joy, Tyrell, tut­ti han­no par­te­ci­pa­to al gio­co del Tro­no intes­sen­do la loro par­te di tra­ma e lascian­do­ci un mes­sag­gio, chi nel bene, chi nel male, chi – il più del­le vol­te – nel gri­gio. Per­ché, alla fine, la bel­lez­za del Tro­no di Spa­de era ed è tut­ta in que­sto: nel­le zone d’ombra che diven­ta­no fon­da­men­ta­li, nei per­so­nag­gi dere­lit­ti e secon­da­ri che diven­ta­no i pun­ti car­di­ne di tut­to il rac­con­to, nell’inaspettato e nel­lo scon­vol­gen­te che sì, arri­va da dove meno te lo aspet­ti, ma che in real­tà era sem­pre sta­to lì in bel­la vista, solo che nes­su­no ci ha fat­to caso.

È il gio­co del Tro­no, ma è anche il gio­co del­la Vita: 

o vin­ci, o muo­ri.

 

[but­tonC text=“Leggi qui l’ar­ti­co­lo com­ple­to” url=“https://feelingthxs.altervista.org/game-of-thrones-series-finale/” color=“black”]

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Valentina Testa
Guar­do serie tv, a vol­te anche qual­che bel film, leg­go libri, scri­vo. Da gran­de voglio diven­ta­re Vin­cen­zo Mollica.