Jova Beach Party: workshop alla Statale con Jovanotti

Il 15 mag­gio scor­so si è tenu­to nell’Aula Magna dell’Università degli Stu­di di Mila­no un work­shop incen­tra­to sul nuo­vo tour esti­vo del can­tau­to­re roma­no Jova­not­ti, che si ter­rà nel­le spiag­ge ita­lia­ne. Il tour, che ini­zie­rà il 6 luglio a Ligna­no, pre­sen­ta diver­se inno­va­zio­ni sia per quan­to riguar­da il luo­go scel­to per le per­for­man­ce, sia per la for­mu­la eco­so­ste­ni­bi­le che lo carat­te­riz­za. 

Proprio per questo il Jova Beach Party è stato definito l’evento mediatico dell’anno ed è divenuto oggetto di studio di sei atenei milanesi: Statale, IULM, Bicocca, Politecnico, Bocconi e Cattolica. 

 

 

Il pro­get­to è sta­to pre­sen­ta­to dall’artista stes­so e, in segui­to, sono inter­ve­nu­ti sei docen­ti in rap­pre­sen­tan­za del­le uni­ver­si­tà coin­vol­te nel­la ricer­ca, i qua­li han­no illu­stra­to i risul­ta­ti degli stu­di effet­tua­ti su que­sta nuo­va tipo­lo­gia di con­cer­ti davan­ti a una pla­tea di 500 per­so­ne, tra stu­den­ti, pro­fes­so­ri e rap­pre­sen­tan­ti dei media. 

Andrea Bor­ghi­ni, Pro­fes­so­re di Filo­so­fia e Teo­ria dei Lin­guag­gi dell’Università degli Stu­di di Mila­no ha espo­sto al pub­bli­co una rela­zio­ne dal tito­lo “Rumo­re di Sale”. Il docen­te ha ana­liz­za­to la semio­ti­ca del­la spiag­gia, sof­fer­man­do­si sul­la sim­bo­lo­gia di dolo­re e infe­li­ci­tà che que­sta ha assun­to, soprat­tut­to a cau­sa di temi come il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, l’inqui­na­men­to glo­ba­le, la per­di­ta del­la bio­di­ver­si­tà, l’ingordigia edi­li­zia e le odis­see quo­ti­dia­ne vis­su­te in mare, riflet­ten­do e facen­do riflet­te­re la pla­tea sul moti­vo che ha spin­ge a orga­niz­za­re del­le feste sui lidi ita­lia­ni pro­prio quan­do il siste­ma mare sta moren­do. Per rispon­de­re a que­sta doman­da, Bor­ghi­ni ha col­le­ga­to la spiag­gia alle nozio­ni di pia­ce­re, sva­go e diver­ti­men­to, legan­do quest’ultimo ai con­cet­ti di pia­ce­re pro­tru­so e pia­ce­re pro­tru­so in movi­men­to. Lo stu­dio­so ha dun­que sot­to­li­nea­to come il lito­ra­le, che è un luo­go aper­to a tut­ti, pos­sa esse­re anche il posto di aggre­ga­zio­ne idea­le per orga­niz­za­re un tour, dal momen­to che per­met­te di di-ver­te­re la vita dei sin­go­li, ma anche le rego­le socia­li del­la socie­tà e il rap­por­to dell’uomo con la spiag­gia, il mare e i siste­mi natu­ra­li a essi collegati.

In segui­to, Fran­ce­sco Mas­sa­ra, docen­te di Mar­ke­ting e Diret­to­re del Master in Retail Brand & Sales Mana­ge­ment dell’Università IULM ha ana­liz­za­to la figu­ra di Jova­not­ti come brand, descri­ven­do­lo attra­ver­so quat­tro sostan­ti­vi: spon­ta­nei­tà, con­cre­tez­za, pros­si­mi­tà e rela­zio­na­li­tà. Secon­do lo stu­dio del Prof. Mas­sa­ra infat­ti, il suc­ces­so del can­tau­to­re è col­le­ga­to al fat­to che ci sia poca dif­fe­ren­za tra la sua rea­le iden­ti­tà e l’immagine “ven­du­ta” al pub­bli­co. Inol­tre la con­cre­tez­za del­le sue can­zo­ni, la pros­si­mi­tà con il pub­bli­co (gra­zie alla crea­zio­ne dei Jova Pop Shop) e la sua capa­ci­tà di coe­si­ste­re e col­la­bo­ra­re con gli altri ren­do­no il para­dig­ma Jova­not­ti un moti­vo di aggre­ga­zio­ne in un’epoca di disgre­ga­zio­ne socia­le. 

Il ter­zo inter­ven­to, inti­to­la­to “La cit­tà che entra nel­la cit­tà, la sfi­da nel­la sfi­da” è sta­to pre­sen­ta­to da Mar­co Taish, Pro­fes­so­re di Ope­ra­tions Mana­ge­ment al Poli­tec­ni­co di Mila­no, che ha ana­liz­za­to il Jova Beach Par­ty attra­ver­so i con­cet­ti di sogno, visio­ne, sfi­da e inge­gne­ria. Il sogno infat­ti carat­te­riz­za la nostra vita e ci ren­de vivi, ma al con­tem­po neces­si­ta di diven­ta­re una visio­ne, inte­sa come sfi­da e supe­ra­men­to del­le bar­rie­re asse­gna­te da rego­le e con­sue­tu­di­ni. Ed è pro­prio dal­la sfi­da e dal­la visio­ne che emer­ge la genia­li­tà, ter­mi­ne che pre­sen­ta lo stes­so eti­mo di inge­gne­ria, defi­ni­ta come capa­ci­tà di far acca­de­re cose dif­fi­ci­li e costrui­re il futu­ro. Pro­prio in que­sto il Jova Beach Par­ty è inge­gne­ria: poi­ché si pone l’obiettivo di lascia­re le spiag­ge più puli­te di come sono sta­te tro­va­te all’inizio del con­cer­to. 

A segui­re il discor­so “Dia­lo­go col mare” di Pao­lo Gal­li, Pro­fes­so­re di Eco­lo­gia all’Università di Mila­no-Bicoc­ca e Diret­to­re di MaRHE, che si è con­cen­tra­to sull’interesse di pre­ser­va­re la bio­di­ver­si­tà e il mare da par­te di Jova­not­ti e l’importanza di instau­ra­re un dia­lo­go tra mare e musi­ca, poi­ché è pos­si­bi­le com­pren­de­re la con­di­zio­ne in cui il mare si tro­va anche solo dal rumo­re che esso emet­te. 

Il penul­ti­mo inter­ven­to è sta­to una Call to Action gui­da­ta da Valen­ti­na Peris­sio­not­to, Docen­te e Coor­di­na­tri­ce del Master in Green Mana­ge­ment, Ener­gy and CSR dell’Università Boc­co­ni, “Diver­ti­men­to e respon­sa­bi­li­tà ambien­ta­le”, incen­tra­ta su tre obiet­ti­vi qua­li la puli­zia dei siti, l’utilizzo di ener­gia puli­ta e il rispet­to del­la fau­na loca­le. Duran­te il Jova Beach Par­ty infat­ti ver­ran­no uti­liz­za­te sola­men­te bot­ti­gliet­te PET di pla­sti­ca al 100% rici­cla­bi­li e a loro vol­ta com­po­ste da pla­sti­ca rici­cla­ta al 30%, in modo da evi­ta­re la sovrap­pro­du­zio­ne di rifiu­ti che ver­reb­be a pro­dur­si duran­te tut­te le date del tour. Per limi­ta­re le emis­sio­ni di CO2 inve­ce, è sta­to cal­co­la­to un nume­ro di albe­ri da pian­ta­re che potes­se cat­tu­ra­re l’anidride car­bo­ni­ca emes­sa dai pal­chi duran­te tut­te le tap­pe. Per quan­to con­cer­ne il rispet­to del­la fau­na loca­le infi­ne, è pos­si­bi­le simu­la­re pro­gres­si­va­men­te il rumo­re, così da abi­tua­re gli ani­ma­li alla musi­ca.  

L’ultimo rela­to­re è sta­to Fau­sto Colom­bo, diret­to­re del dipar­ti­men­to di Scien­ze del­la Comu­ni­ca­zio­ne e del­lo Spet­ta­co­lo dell’Università Cat­to­li­ca, che ha espo­sto una rela­zio­ne inti­to­la­ta “La mati­ta del­la musi­ca. Ridi­se­gna­re la spiag­gia fra intrat­te­ni­men­to e mito” in cui ha evi­den­zia­to la con­ce­zio­ne di spiag­gia come luo­go di arri­vo e di par­ten­za e quel­la di con­cer­to come ritua­le, in gra­do di cam­bia­re le per­so­ne. Por­tan­do l’esempio dei bagnan­ti che si sono uni­ti in una cate­na uma­na per sal­va­re i migran­ti appro­da­ti a Cro­to­ne lo scor­so luglio, ha invi­ta­to a riflet­te­re sul fat­to che per pen­sa­re al futu­ro del pia­ne­ta è neces­sa­rio curar­si non solo di noi stes­si, ma di tut­ta l’umanità. L’unita tra esse­ri uma­ni è infat­ti la chia­ve per sal­va­re il pia­ne­ta.  

Jova­not­ti ha con­clu­so il work­shop invi­tan­do la pla­tea a segui­re la pro­pria voca­zio­ne, poi­ché il talen­to si mani­fe­sta solo come rispo­sta a essa. 

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Anna Bottolo
Appas­sio­na­ta di tea­tro, cine­ma, arte e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce leg­ge­re e scri­ve­re di ieri, oggi e domani.