Libri per fiorire: intervista ai fondatori di Tlön

L’altro ieri sera, mer­co­le­dì 15 mag­gio, la libre­ria di via laghet­to Coli­brì Mila­no ha ospi­ta­to Andrea Cola­me­di­ci e Mau­ra Gan­ci­ta­no, idea­to­ri e fon­da­to­ri del­la casa edi­tri­ce, scuo­la di filo­so­fia e scuo­la di tea­tro Tlön. 

Nel­la salet­ta pie­na di gen­te, tra bic­chie­ri di vino, libri e qual­che stuz­zi­chi­no i due filo­so­fi han­no pre­sen­ta­to il loro ulti­mo lavo­ro: Libe­ra­ti del­la bra­va bam­bi­na. Un sag­gio nar­ra­ti­vo, un libro dol­ce e appas­sio­na­to che nasce dall’idea che ogni per­cor­so di cre­sci­ta sia un per­cor­so rea­liz­za­zio­ne, di rico­no­sci­men­to di sé, che non può che esse­re affron­ta­to con con­sa­pe­vo­lez­za e auten­ti­ca pas­sio­ne. Que­sto libro illu­stra, attra­ver­so gli esem­pi di otto figu­re fem­mi­ni­li trat­te dal mito anti­co e dal­la nar­ra­ti­va con­tem­po­ra­nea, per­ché e in qua­li moda­li­tà l’espe­rien­za del­le don­ne sia spes­so fre­na­ta da muri “sen­za nome”, che impe­di­sco­no la rea­liz­za­zio­ne di una per­so­na­li­tà auten­ti­ca. Attra­ver­so gli stru­men­ti del­la filo­so­fia, la doman­da e l’esempio, Andrea e Mau­ra voglio­no dimo­stra­re che è pos­si­bi­le sgre­to­la­re que­ste gab­bie se si trae occa­sio­ne dal bloc­co per com­pren­der­lo, supe­rar­lo e poi fiorire.

Al ter­mi­ne del­la pre­sen­ta­zio­ne i due filo­so­fi ci han­no gen­til­men­te con­ces­so la pre­zio­sa occa­sio­ne di fare due chiac­chie­re con noi.

L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per ragio­ni di bre­vi­tà e chiarezza.

Come e quan­do nasce il pro­get­to Tlön? Come è strutturato?

Andrea: «Tlön, un pro­get­to filo­so­fi­co mul­ti­di­sci­pli­na­re, nasce quat­tro anni fa come casa edi­tri­ce, a cui si è acco­sta­ta poi un’agenzia di even­ti che orga­niz­za incon­tri, semi­na­ri, con­fe­ren­ze e work­shop. Entram­be sono nate col pre­te­sto di cono­sce­re per­so­ne inte­res­san­ti, pub­bli­can­do i loro libri e dif­fon­den­do­li. Que­sto ha por­ta­to all’esigenza di crea­re un ulte­rio­re spa­zio e così tre anni fa a Roma è nata la libre­ria-tea­tro Tlön».

La divul­ga­zio­ne è infat­ti il cuo­re pul­san­te di tut­to il vostro pro­get­to. Per­ché ave­te sen­ti­to il biso­gno di dedi­car­vi alla filo­so­fia pra­ti­ca, meno acca­de­mi­ca e più rivol­ta alla for­ma­zio­ne personale?

Andrea: «Io e Mau­ra cre­dia­mo che la filo­so­fia vada ricon­se­gna­ta alla sua decli­na­zio­ne natu­ra­le, che è l’arte di vive­re e non l’arte di pen­sa­re, per dir­la con Ador­no. Il che non signi­fi­ca, ovvia­men­te, che non si deb­ba pen­sa­re ma che pri­ma di tut­to esi­ste un’ars viven­di da esplo­ra­re. Que­sto è quel­lo che han­no cer­ca­to di fare, in modi diver­si, filo­so­fi come Ben­ja­min, Hei­deg­ger e Witt­gen­stein ovve­ro cer­ca­re di ricon­se­gna­re la filo­so­fia, che nel­le acca­de­mie sta fon­da­men­tal­men­te sof­fo­can­do, al suo luo­go natu­ra­le, cioè la piaz­za — che oggi signi­fi­ca tan­to piaz­ze fisi­che quan­to vir­tua­li. Quel­lo che a noi inte­res­sa è sfrut­ta­re ogni mez­zo di comu­ni­ca­zio­ne per invi­ta­re alla rifles­sio­ne. Tan­ti altri filo­so­fi inve­ce sono ter­ro­riz­za­ti dal con­fron­to, si chiu­do­no nel­le mura acca­de­mi­che e non capi­sco­no che inve­ce le uni­ver­si­tà dovreb­be­ro esse­re una fuci­na in cui for­ma­re dei rivo­lu­zio­na­ri, non un posto in cui repli­ca­re il Deca­me­ro­ne, in cui rin­chiu­der­si men­tre fuo­ri si dif­fon­de la peste. Biso­gne­reb­be pen­sa­re alle uni­ver­si­tà come stru­men­ti di crea­zio­ne di ribel­li. L’idea di pro­teg­ger­si e pro­teg­ge­re un sape­re tra­mi­te la sepa­ra­zio­ne è la manie­ra più rapi­da per distrug­ger­lo. La filo­so­fia non è fat­ta per stan­ze chiu­se, ma per piaz­ze».

Nel­le vostre rifles­sio­ni “fio­ri­tu­ra per­so­na­le” e “socie­tà del­la per­for­man­ce” sono due temi mol­to ricor­ren­ti. Secon­do voi sono con­ci­lia­bi­li e, se sì, con qua­li strategie?

Mau­ra: «La socie­tà del­la per­for­man­ce è usci­to a dicem­bre 2018 ma in real­tà era un’espressione che usa­va­mo già da un paio di anni pro­prio per met­te­re in luce, in una espres­sio­ne, il muta­men­to del­le dina­mi­che socia­li negli ulti­mi decen­ni: non vivia­mo più nel­la socie­tà del­lo spet­ta­co­lo come teo­riz­za­ta da Guy Debord, per­ché non esi­ste più il dia­fram­ma che sepa­ra­va la pla­tea dal pal­co, con atto­ri da un lato e spet­ta­to­ri dall’altro, ma sia­mo chia­ma­ti a diven­ta­re costan­te­men­te per­for­mer e a pro­dur­re con­ti­nua­men­te con­te­nu­ti vir­tua­li. La socie­tà del­la per­for­man­ce è estre­ma­men­te nar­ci­si­sti­ca ed ego­cen­tri­ca, con la con­se­guen­za di voler ten­de­re uni­ca­men­te all’interesse per­so­na­le e alla visi­bi­li­tà, ma è anche for­ma­ta da indi­vi­dui pro­fon­da­men­te infe­li­ci per­ché appas­si­ti in un ruo­lo non auto­de­ter­mi­na­to, igna­ri dei pro­pri auten­ti­ci desi­de­ri. Come con­tral­ta­re, infat­ti, con­ti­nuia­mo ad ave­re biso­gno di fio­ri­re a livel­lo per­so­na­le, un aspet­to indi­pen­den­te da que­sto tipo di dina­mi­che di livel­la­men­to socia­le. Come con­ci­lia­re que­sti due estre­mi? Sem­bra impos­si­bi­le per­ché all’interno del­la socie­tà del­la per­for­man­ce pare non ci sia spa­zio per l’autenticità che, però, può esse­re ricrea­ta col­let­ti­va­men­te: non può esi­ste­re una vera fio­ri­tu­ra per­so­na­le che non sia anche col­let­ti­va e, vice­ver­sa, non può esi­ste­re una fio­ri­tu­ra col­let­ti­va auten­ti­ca che non par­ta dal­la fio­ri­tu­ra per­so­na­le. In altre paro­le: la fio­ri­tu­ra col­let­ti­va è una fio­ri­tu­ra per­so­na­le con­nes­sa con il dono di qual­co­sa agli altri, che è uno degli stra­ta­gem­mi per con­tra­sta­re la vacui­tà e le limi­ta­zio­ni del­la socie­tà del­la per­for­man­ce, come tut­to quel­lo che ha a che fare con la crea­zio­ne di rela­zio­ni auten­ti­che, di comu­ni­tà, di pro­mo­zio­ne di idee inclu­si­ve. È dif­fi­ci­le, ma cru­cia­le, crea­re una socie­tà in cui ci si rico­no­sca al di là del­le dif­fe­ren­ze indi­vi­dua­li. Una con­ci­lia­zio­ne tra que­sti due temi con­si­ste anzi­tut­to nel rico­no­sce­re le carat­te­ri­sti­che del­la socie­tà del­la per­for­man­ce, e quin­di capi­re come que­sta ci limi­ta, per poi supe­rar­le a livel­lo indi­vi­dua­le attra­ver­so la nar­ra­zio­ne, il rico­no­sci­men­to dei desi­de­ri e la crea­ti­vi­tà e poi a livel­lo col­let­ti­vo, unen­do­si agli altri, crean­do eser­ci­zi di rot­tu­ra e di deri­va».

Quin­di di fat­to è anche poli­ti­co il vostro approc­cio ver­so la filosofia?

Mau­ra: «Poli­ti­ca nel sen­so auten­ti­co del ter­mi­ne: tut­to ciò che fac­cia­mo è poli­ti­co e tut­te le paro­le che dicia­mo sono poli­ti­che, una cosa ben diver­sa dai par­ti­ti. Il ter­mi­ne “poli­ti­ca” oggi è con­si­de­ra­to in una acce­zio­ne nega­ti­va ma in real­tà la per­so­na che fa poli­ti­ca è chi si pren­de cura del posto in cui vive, non per rea­liz­za­re i pro­pri inte­res­si, ma per rea­liz­za­re il bene comu­ne. Quin­di sì, in que­sto sen­so il nostro approc­cio è poli­ti­co per­ché in fon­do tut­to è pro­fon­da­men­te poli­ti­co e se sei igna­ro di que­sto pro­ba­bil­men­te la cul­tu­ra poli­ti­ca che stai vei­co­lan­do limi­ta anche te per­ché è qual­co­sa che accre­sce il tuo capi­ta­le o i tuoi inte­res­si per­so­na­li».

A pro­po­si­to di un fat­to recen­tis­si­mo di gran­de riso­nan­za poli­ti­ca: si è con­clu­sa lune­dì la tren­da­due­si­ma edi­zio­ne del Salo­ne del Libro di Tori­no e Alta­for­te, alla fine, non ha par­te­ci­pa­to ma il loro stand era sta­to spo­sta­to vici­no al vostro. Se fos­se­ro sta­ti pre­sen­ti come vi sare­ste comportati?

Andrea: «Ave­va­mo in men­te un pia­no d’azione. Pri­ma di tut­to evi­ta­re di fare quel­lo che avreb­be­ro volu­to noi faces­si­mo (ad esem­pio rove­scia­re una boc­cet­ta di inchio­stro sui loro libri, cosa che li avreb­be fat­ti pas­sa­re in un atti­mo come vit­ti­me). In que­sti casi biso­gna esse­re scal­tri per­ché basta poco e le azio­ni di pro­te­sta ven­go­no distor­te e tra­sfor­ma­te nell’opposto, nel­lo stan­co ada­gio de “il fasci­smo degli anti­fa­sci­sti”. Ave­va­mo quin­di pen­sa­to di far­li gio­ca­re, crean­do una cam­pa­na per bam­bi­ni e adul­ti, dise­gna­ta con ges­set­ti colo­ra­ti. Imma­gi­na­te­vi che sce­na se tut­to lo stand di Alta­for­te fos­se sta­to cir­con­da­to da gen­te che gio­ca­va a cam­pa­na! Sareb­be­ro rima­sti spiaz­za­ti, neu­tra­liz­za­ti in par­ten­za. Poi ave­va­mo crea­to degli eser­ci­zi di mera­vi­glia per sot­to­por­li anche a loro, del tipo “rega­la un libro a caso”…»

Mau­ra: «… Maga­ri non il tuo!»

Andrea: [ride] «… Insom­ma eser­ci­zi sem­pli­ci che pos­sa­no dare la pos­si­bi­li­tà di rom­pe­re gli sche­mi. I nostri eser­ci­zi di rot­tu­ra, trat­ti dagli stu­di dell’etnometodologo Harold Gar­fin­kel, con­si­sto­no ad esem­pio nel chie­de­re l’ora a qual­cu­no e, alla loro rispo­sta, repli­ca­re con: “In che sen­so?”; in que­sto modo desta­bi­liz­zi l’interlocutore, che per­de il rife­ri­men­to e si tro­va spiaz­za­to rispet­to al ruo­lo che inter­pre­ta (in que­sto caso il ruo­lo dell’uomo pela­to col bom­ber che deve mena­re tut­ti). Con i neo­fa­sci­sti è uti­le scon­trar­si diret­ta­men­te ma è altret­tan­to uti­le che qual­cu­no ti fac­cia spiaz­za­re. Poi avrem­mo comun­que fat­to stam­pa­re volan­ti­ni del­la Costi­tu­zio­ne con l’articolo anti­fa­sci­sta, “Con­tro gli indif­fe­ren­ti” di Gram­sci, avrem­mo cita­to anche Pri­mo Levi, ma un’operazione sola­men­te cita­zio­ni­sti­ca sareb­be sta­ta bana­le. Vole­va­mo crea­re un luo­go di gio­co per mostra­re la dif­fe­ren­za abis­sa­le con loro».

Libe­ra­ti del­la bra­va bam­bi­na è il quar­to libro che ave­te scrit­to insie­me, dopo Tu non sei Dio, Lezio­ni di mera­vi­glia e La socie­tà del­la per­for­man­ce; diver­sa­men­te dai tre libri pre­ce­den­ti trat­ta di temi fem­mi­ni­sti inne­stan­do­si, però, nel mer­ca­to edi­to­ria­le ita­lia­no che è anco­ra for­te­men­te ses­si­sta. Con­sa­pe­vo­li di que­sto, ave­te deci­so di pub­bli­car­lo nono­stan­te que­sto feno­me­no o in ragio­ne del­la sua esi­sten­za, per cer­ca­re di eroderlo?

Mau­ra: «I filo­so­fi devo­no dare fasti­dio per­ché se si limi­ta­no ad affer­ma­re lo sta­tus quo non sono veri filo­so­fi ma sono pen­sa­to­ri al ser­vi­zio di qual­cu­no. A noi pia­ce dare fasti­dio e dif­fon­de­re idee for­ti in cui cre­dia­mo. Nel cor­so del tem­po anche i nostri libri sono cam­bia­ti per­ché sia­mo diven­ta­ti sem­pre più con­sa­pe­vo­li del­le paro­le che usa­va­mo (ad esem­pio nel colo­phon de La socie­tà del­la per­for­man­ce avvi­sia­mo il let­to­re che nel libro si uti­liz­za la paro­la “uomo” per inten­de­re “esse­re uma­no” per moti­vi di pra­ti­ci­tà e non per­ché voglia­mo rei­te­ra­re quest’uso maschi­li­sta del lin­guag­gio). Libe­ra­ti del­la bra­va bam­bi­na è un libro che può dare fasti­dio a chi ha un’idea patriar­ca­le del­la socie­tà ma che è sta­to for­te­men­te volu­to dal­la casa edi­tri­ce (Har­per Col­lins, ndr.) che ha inve­ce pre­so una posi­zio­ne deci­sa su que­sti temi e ha già pub­bli­ca­to sag­gi sul lin­guag­gio ses­si­sta. I temi fem­mi­ni­sti e, nel­lo spe­ci­fi­co, quel­li rela­ti­vi al lin­guag­gio sono oggi mol­to dif­fu­si e discus­si: non vivia­mo più ai tem­pi del­la rubri­ca Le sexi­sme ordi­na­rie di Simo­ne de Beau­voir su Les Temps Moder­nes, quan­do que­sti argo­men­ti veni­va­no trat­ta­ti per la pri­ma vol­ta dai mez­zi di infor­ma­zio­ne, dun­que non è più scu­sa­bi­le esse­re igno­ran­ti rispet­to a que­sti temi. In real­tà lo sia­mo tut­ti di nasci­ta, nel sen­so che venia­mo tut­ti edu­ca­ti a pen­sa­re par­la­re e agi­re in un cer­to modo però poi non pos­sia­mo sot­trar­ci alla respon­sa­bi­li­tà del­la cono­scen­za e del docu­men­tar­ci. Il libro, che è una sor­ta di ibri­do tra nar­ra­ti­va e sag­gi­sti­ca, può risul­ta­re stra­no rispet­to a tan­ta let­te­ra­tu­ra fem­mi­ni­sta per­ché vei­co­la que­sti con­te­nu­ti attra­ver­so le sto­rie di otto don­ne trat­te dal mito anti­co e con­tem­po­ra­neo. Il ten­ta­ti­vo era evi­ta­re di copia­re ciò che esi­ste quin­di evi­ta­re di pro­dur­re un libro gemel­lo e crea­re inve­ce, dan­do un taglio diver­so, un’opera uni­ca».

Con­di­vi­di:
Lucia De Angelis
Mi entu­sia­sma­no i temi socia­li, i filo­so­fi gre­ci, le per­so­ne intel­li­gen­ti e le cose difficili.
Angelica Mettifogo
In bili­co tra tut­to quel­lo che voglio fare e il tem­po che ho per far­lo. Intan­to stu­dio filosofia.